De Magistris e il solito Saviano

Saviano non riesce a nascondere la sua totale subalternità alla narrazione renziana e governativa su Napoli e il Sud. La sua voce si leva ogni volta che c’è un attentato o un fatto criminale e mai una volta ho letto un suo scritto che se la prende col Ministro degli Interni, almeno con quelli di questo governo e di quello che lo ha preceduto (i governi e non i sindaci, fino a prova contraria, hanno la responsabilità principale del reprimere e prevenire mafia, camorra e criminalità) ma continua a descrivere la città e i cittadini come irrimediabilmente condannati ad essere un luogo “in cui non cambia niente”.
Trovo l’accusa che gli viene rivolta di “fare soldi sulla piaga della camorra” profondamente sbagliata da più punti di vista e che corre il rischio di sviare dal merito delle questioni ma, certo, se fra un fatto criminale e l’altro, Saviano avesse usato la sua penna e lo spazio mediatico che gli viene concesso per raccontare gli sforzi di tanta parte della società napoletana di fare antimafia diffusa costruita sull’impegno sociale e il faticoso lavoro di dare vita a spazi di democrazia allora, forse, me ne potrei fare una ragione.
Non so se questo dipenda dal suo isolamento, dalla sua visione culturale, da speculazione politica ma, lo confesso, persino a me che ho guardato al suo lavoro con interesse, sta diventando insopportabile e indefendibile.
Ha ragione il Sindaco Demagistris (al netto dei modi come lo fa) a porre la questione ed a rivendicare il percorso che sta facendo la città negli ultimi anni.
Il fatto che Saviano, poi, reagisca accusando Demagistris di “fare politica” è ridicolo e svela un atteggiamento strumentale: un sindaco “fa politica” e lui stesso (che invece si assegna il ruolo del “raccontatore”) fa politica.
La sua, al contrario delle tante forze sociali e politiche che in città sono impegnate a costruire l’antimafia sociale e che hanno sostenuto col voto il sindaco Demagistris e che da anni provano a segnare un cammino nuovo, è una politica che con questa realtà non si relaziona, che liquida definendola populista … esattamente come fa il renzismo.
Il Sud ha bisogno di buona politica, di alternativa e di scendere in campo mobilitando le forze sociali, gli uomini e le donne che sono emarginati e condannati da un modello sociale, politico, di gestione del territorio e di sviluppo di cui oggi la criminalità organizzata è solo una articolazione …. e noi non abbiamo bisogno di demagogia.

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