Analisi del voto. L’infernale gioco degli apparentamenti mette in luce ancora di più la debolezza del Pd di Franco Astengo

Una rapida analisi del voto relativo ai ballottaggi per l’elezione dei Sindaci svoltisi il 19 Giugno.

I dati sono relativi ai 20 comuni capoluogo di provincia (esistono ancora le province): Crotone, Benevento, Caserta, Napoli, Bologna, Ravenna, Pordenone, Trieste, Latina, Roma, Savona, Milano, Varese, isernia, Novara, Torino, Brindisi, Carbonia, Olbia, Grosseto.

Le elettrici e gli elettori aventi diritto al voto in questi 20 comuni assommavano a 5.913.175.

Gli interrogativi che sembravano stare maggiormente a cuore ai diretti interessati alle diverse competizioni e agli osservatori erano sostanzialmente due: quante elettrici e quanti elettori si sarebbero nuovamente recati alle urne a 15 giorni di distanza dal primo turno e quale effetto avrebbe avuto l’annunciato assemblaggio anti – PD da parte di elettrici e di elettori che, escluso il candidato da loro votato al primo turno, si sarebbero trovati di fronte alla scelta riguardante – appunto – il ballottaggio.

Andando per ordine si rileva, come primo dato, che il 5 giugno l’insieme dei candidati sindaci presentatisi nei 20 comuni in questione avevano messo assieme 3.433.809 voti (pari al 58,07% degli aventi diritto).

Il 19 Giugno i candidati sindaci ammessi ai ballottaggi hanno assommato 2.974.071 voti con un calo di 459.738 unità (si fa presente che tutti i nostri calcoli sono riferiti ai voti validi, escludendo schede bianche e nulle) pari al 50,29% (un calo del 7,78%)..

Al primo turno i voti dei candidati esclusi dai ballottaggi assommavano a 1.196.137; al secondo turno ne sono stati utilizzati 736.399 (ciò significa che il 61,96% delle elettrici e degli elettori che al primo turno avevano depositato il voto per un candidato poi escluso, sono tornati alle urne per esprimere la preferenza per uno dei due candidati ammessi. Una quota sicuramente rilevante).

Il PD presentava 17 candidati su 20 comuni che hanno ottenuto 1.103.220 voti, con un incremento di 132.765 suffragi. La quota di utilizzo, da parte del PD, di voti provenienti da altri candidati è stata in questa occasione del 18,02%. La percentuale dei candidati presentati dal PD rispetto al totale delle elettrici e degli elettori aventi diritto è stata, in questo secondo turno, del 18,65%.

Il centrodestra risultava complessivamente presente in 14 ballottaggi. La somma dei voti ottenuti è stata di 607.895 con una percentuale di utilizzo dei voti provenienti da altri candidati al primo turno del 12,50%. Al primo turno i candidati del centro destra avevano sommato 515.798 voti.

L’effetto “contro il PD” è sicuramente scattato in grande misura a favore del Movimento 5 Stelle, presente in 3 ballottaggi su 20 (ma in due città metropolitane: Roma e Torino, oltre Carbonia). Le candidate del M5S si sono tutte e tre imposte sommando 982.547 voti. Il dato di maggior rilievo è costituito dalla percentuale di utilizzo, in queste 3 città, dei voti assegnati ad altri candidati al primo turno: 53,42%. Davvero una quota molto forte.

Le altre candidature risultavano di diversa collocazione politica e le elenchiamo per dovere di cronaca.

Era presente 1 lista civica di destra risultata vittoriosa a Latina con 46.163 voti; 1 lista legata a Fitto vittoriosa a Brindisi con 14.798 voti; 1 lista UDC vittoriosa a Crotone con 12.860 voti; 2 liste imperniate su Fratelli d’Italia, l’una perdente a Latina con 15.348 voti e l’altra vittoriosa ad Isernia, infine De Magistris rieletto sindaco di Napoli con 185.907 voti.

Si può ben affermare, in sintesi, che questa tornata elettorale ha messo in luce la forte difficoltà della narrazione “renziana” e soprattutto del modello basata sulla “vocazione maggioritaria” made in Vassallo e Ceccanti (che già tradì Veltroni segretario del PD). Il contrappasso, in questo caso, infatti è quello del “voto contro” in un elettorato non permeabile ai richiami più direttamente “politici” (labilità dei partiti) in un quadro di società ormai sfrangiata e percorsa dalle pulsioni più diverse, trasversali e anche costruite occasionalmente.

Probabilmente il PdR (dalla definizione di Ilvo Diamanti) ha sbagliato a collocare il suo apogeo attorno alle elezioni europee del 2014, sfruttando per quell’occasione il volano clientelare da voto di scambio degli 80 euro. In quel modo non c’è stato alcun consolidamento, anzi alla prima occasione è scattato il meccanismo inverso del “tutti contro il solo bersaglio”.

Questo il dettaglio comune per comune:

CROTONE: successo in sorpasso del candidato dell’UDC Pugliese sulla candidata del PD Barbieri. Un successo dovuto a uno spostamento reale di voti da un candidato all’altro. A fronte, infatti, di un utilizzo di 1.585 voti provenienti da quelli attribuiti ai candidati sindaci esclusi Pugliese ha incrementato di 3.978 unità mentre la candidata del PD ha perso 1.423 suffragi.

BENEVENTO: Vittoria di Clemente Mastella, presentatosi sotto le insegne del centro destra: in vantaggio di strettissima misura al primo turno l’ex Ministro Guardasigilli ha fatto il pieno al ballottaggio strappando anche molti voti al candidato del PD. Mastella 18.037 contro Del Vecchio 10.648 (al primo turno 13.097). I voti utilizzata dal bacino dei candidati sconfitti al primo turno sono stati soltanto 2.242 mentre la quota dei voti validi è diminuita di quasi 11.000 unità. Mastella rappresenta così il 35,02% dell’intero corpo elettorale.

CASERTA: E’ questo un caso di successo in discesa. I voti validi sono diminuiti di 11.000 unità e entrambi i candidati hanno ridotto il loro bacino di consenso. Marino (PD) è sceso da 19.590 a 13.598 e Ventre (centro destra) da 8.486 a 8.077.

NAPOLI: Scarsissima partecipazione di elettrici ed elettori dei candidati battuti al primo turno (da ricordare che il PD era stato eliminato) per un risultato evidentemente dato per scontato. I candidati esclusi avevano raccolto ben 125.230 voti: di questi ne sono ritornati al secondo turno soltanto 8.410. Demagistris ha incrementato la propria quota di 13.197 voti strappandone una parte a Lettieri calato di 4.787 suffragi. Il dato di rappresentatività del sindaco eletto rispetto alla totalità del corpo elettorale rimane però molto basso: 23,58%.

BOLOGNA: In questo caso la rimonta non è riuscita alla leghista Borgonzoni che pure ha realizzato un notevole incremento tra il primo e il secondo turno con 30.853 voti in più, il doppio del sindaco rieletto Merola cresciuto di 15.135 suffragi. I voti validi sono calati di 20.620 unità e sono risultati cospicui i voti validi trasportati al ballottaggio dai candidati sconfitti: ben 46.588 su 67.208.

RAVENNA: In questo caso, un plastico “tutti per il voto contro” la rimonta al candidato del centrodestra non è riuscito per un soffio. Al primo turno, infatti, il candidato del PD De Pascale risultava in vantaggio di 14.000 voti ma, alla fine, è risultato eletto con una differenza di circa 4.500 suffragi. A dimostrazione che i 9.294 voti (su 11.412 disponibili) transitati dal primo al secondo turno per il tramite di elettrici ed elettori dei candidati sconfitti hanno premiato esclusivamente il candidato del centro destra.

PORDENONE: Conferma della distanza tra il candidato del centrodestra Ciriami su quello del PD nella dimensione del primo turno. Ciriami 12.292 (11.381), Giust 8.609 (8.316). Utilizzati al secondo turno 1.204 voti sui 4.249 ottenuti al primo turno dai candidati eliminati.

TRIESTE: In questo caso la rimonta non è riuscita al candidato del PD Cosolini che distaccato da quello del centro destra Di Piazza di oltre 11.000 suffragi al primo turno è risultato, alla fine, staccato di soli 4.500 voti. I voti disponibili tra quelli attribuiti al primo turno ai candidati sconfitti ( 17.239) il candidato del centro sinistra se n’è aggiudicato ben 12.086 salendo da 28.075 a 40.361. Scarso il dato di rappresentatività del sindaco eletto sull’intero elettorato: 24,19%.

LATINA: Scontro a destra tra una candidatura sostenuta da Fratelli d’Italia, Calandrini, ed una civica, Coletta. Coletta è stato eletto sindaco con largo margine 46.163 preferenze a 15.348 dopo che al primo turno era risultato staccato di soli 45 voti. Effetto rilevante dei suffragi transitati dal primo turno: oltre 30.000 appannaggio dei candidati sconfitti hanno premiato Coletta.

ROMA: Come imponevano logica e pronostico successo di Virginia Raggi del M5S: una vittoria di proporzioni inusitate 770.564 voti a 376.935 di Giachetti. La Raggi ha incrementato i propri suffragi tra il primo e il secondo turno di ben 358.279 unità (erano 415.044 i voti residui dal primo turno ancora in gioco), Giachetti soltanto di 58.765. Elevata la rappresentatività complessiva della nuova prima cittadina: 32,59%

SAVONA: Altro caso evidente di effetto “accerchiamento del PD”. La candidata del PD Cristina Battaglia risultava in testa dopo il primo turno con 1.600 voti di differenza su quella del centro destra Ilaria Caprioglio. Il ribaltone è stato realizzato attraverso i 5.981 voti arrivati dai candidati eliminati. Mentre la candidata del PD saliva di 1.537 suffragi, quella del centrodestra ne raccoglieva ben 4.444. Mediocre l’indice di rappresentatività del nuovo Sindaco: 24,57%

MILANO: è stata questa la città dove l’andamento del secondo turno, rispetto al primo, ha assunto le vesti più “classiche” con una spartizione del bottino in palio dopo il promo turno in misura sostanzialmente equa tra i due candidati, con vantaggio di chi era partito in testa. Sala da 224.156 a 264.481, Parisi da 219.218 a 247.052. I voti residui erano 94.210, quelli utilizzati 68.159, 40.325 l’incremento di Sala, 27.834 quello di Parisi. Indice di rappresentatività 26,27%.

VARESE: In questo caso ribaltone alla rovescia rispetto all’andamento generale di questa tornata di ballottaggi. In terra leghista il candidato del centro destra Origoni è stato scavalcato da quello del PD Galimberti (15.621 a 16.814). Tra il primo e il secondo turno Origoni ha perso 1.113 voti e Galimberti ne ha ottenuto 1.908 in più.

ISERNIA: Anche in questo caso, come a Milano, l’incremento ottenuto dai candidati è stato proporzionale al risultato del primo turno: D’Apollonio (FdI) è salito da 3.350 a 4.861 voti, Melogli del rimanente centro destra da 2.549 a 3.342.

NOVARA: Netto successo del candidato del centro destra, Cavelli, già in vantaggio findal primo turno su quello del PD Ballarè. Cavelli ha ottenuto 22.842 voti incrementando la propria quota di oltre 7.000 unità provenienti dai voti ottenuti dai candidati sconfitti al primo turno.

TORINO: E’ questo il dato dal valore politico più significativo. Quando un dirigente nazionale del livello di Piero Fassino, anche presidente dell’ANCI, è costretto al ballottaggio nella sua città di cui è Sindaco e poi viene clamorosamente e rumorosamente sconfitto dalla rappresentante del M5S dovrebbero suonare a martello le campane d’allarme per il PD. A Torino sono stati utilizzati 104.723 voti provenienti dai candidati sconfitti (c’erano tre candidature di centro destra e una della sinistra arcobaleno). Fassino è riuscito a intercettarne soltanto 8.777 mentre la rappresentante del M5S ne ha avuti bel 84.491 passando complessivamente da 118.273 suffragi a 202.764 e infliggendo all’avversario un distacco di 30.000 preferenze. Torino può essere assunto a caso classico del voto “tutti uniti contro il bersaglio”. Ragguardevole il dato di rappresentatività del sindaco neo – eletto: 29,14%.

BRINDISI: Scavalcamento sul filo di lana. Il candidato del PD Marino con 14.142 voti (1.332 voti persi tra il primo e il secondo turno) è stato superato per circa 600 voti dal candidato d’area “fittiana” Carluccio. Esiguo l’utilizzo di voti perdenti al primo turno: 1.594 e bassissimo il dato di rappresentatività del Sindaco: 19,02%.

CARBONIA : “Triplete” del M5S (en plein: tre candidature e tre vittorie). In questo caso la candidata Massidda ha quasi triplicato i consensi tra un turno e l’altro (da 3.688 a 9.219, grazie a 5.205 voti provenienti dai quelli espressi per i candidati sconfitti) mentre il candidato del PD Casto addirittura è calato, in 15 giorni, di 326 suffragi.

OLBIA: Ribaltone anche in questo caso. Partito in vantaggio al primo turno il candidato del PD Careddu ha sì incrementato di 2558 voti, ma si è fatto superare dal candidato del centrodestra Nizzi che ha ottenuto 4.358 voti in più (sui 6.924 utilizzata da elettrici e elettori votanti al primo turno per candidati sconfitti.

GROSSETO: Il candidato del centro destra, Vivarelli Colonna mantiene tra un turno e l’altro il vantaggio acquisito sul candidato del PD Mascagni. Alla fine Vivarelli Colonna 19.511 (16.777) Mascagni 16.043 (14.659).

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