De Magistris: “Da Napoli nasce la Podemos italiana”

intervista a Luigi De Magistris di Giuseppe Manzo

Se fino a due anni fa parlavamo di un eterno cantiere, adesso dal primo piano di Palazzo San Giacomo si vede la nuova piazza che giunge fino al porto. Lavoro terminato. Forse la metafora migliore per comprendere cosa sta accadendo a Napoli, unica città dove il ballottaggio non è affare tra Pd-M5S-Centrodestra. Dato per isolato, sfiduciato e senza consenso Luigi de Magistris ha incassato il 42% al primo turno e si avvia a trionfare il prossimo 19 giugno contro lo sfidante Lettieri. In gioco non è solo la conferma alla carica di primo cittadino. Sul terreno c’è la partita per la nascita di un nuovo schieramento politico, su cui sono puntati gli occhi di tutto ciò che è a sinistra del Partito Democratico. Così l’ex pm sembra essere diventato l’ultima spiaggia per la costruzione di una cosa rossa: “Faremo la Podemos italiana”, promette.

“Città ribelle”, “anomalia Napoli”. Luigi de Magistris, come si può trasformare Napoli in un laboratorio politico?

Napoli è già stata laboratorio politico ed è nato 5 anni fa. Non dobbiamo dimenticare che è stata la prima città a esprimere una novità politica nel 2011. All’epoca non avevamo grandi movimenti internazionali forti come Podemos e Syriza. E il M5S è esploso successivamente. In questo lustro il laboratorio è diventato progetto per diventare qualcosa di diverso. Dopo il 19 giugno, se le cose vanno come devono andare, da Napoli ci sarà l’espressione di un movimento politico rappresentato proprio dal popolo napoletano. Un popolo che si è rimboccato le maniche, ha fatto politica. Si sta facendo avanti una nuova borghesia, ci sono i centri sociali e i movimenti.

Oltre al riferimento generico di città, questo movimento si trasformerà in un soggetto politico?

Il processo si decide insieme perché non decido da solo. Sicuramente a noi manca un’organizzazione che ci dobbiamo dare per un movimento politico popolare forte. Io lo vedo come un movimento di liberazione. La nostra politica si è caratterizzata proprio dalla liberazione di pezzi di città. Organizzazione significa avviare campagne di crowfunding per le risorse e militanza politica che va oltre lo spontaneismo. Questo progetto è già oltre i confini di Napoli la cui anomalia e rilevanza riguarda tutto il Paese. Sarà l’unica città d’Italia che il 19 giugno può esprimere una novità assoluta. E avviene nonostante contro di me si siano schierati poteri forti: da una parte Lettieri si è preparato per 5 anni con soldi e forze politiche, dall’altro il Pd sostenuto dal presidente del Consiglio. Poi bisogna ricordare che contro di me il M5S ha fatto campagna vera.

A proposito di Renzi e dei 5 Stelle, lei sta proponendo un “terzo polo” a sinistra che raccoglie chi non ha rappresentanza nelle istituzioni?

No, è riduttivo. Non siamo la nuova sinistra o l’avanguardia di una nuova sinistra. Siamo sicuramente l’esperienza più a sinistra ma noi siamo altro. Quando parlo di movimento popolare penso che non sia solo il recinto del centrosinistra. E penso che in questo progetto c’è tanto popolo. Ma non è la facile etichetta del populismo: in tutti i periodi storici di rottura e di radicalismo devi avere la capacità e la forza di aggregare popolo. Un cambiamento o una pratica rivoluzionaria non può appartenere a una parte.

Quindi, a livello internazionale, a cosa pensa come modello di confronto?

Podemos, facendo un confronto con tutte le differenze tra i due Paesi. Non è un partito come Syriza e nella nostra area io vedo elettori agnostici, anarchici, 5 stelle, di sinistra, di destra e moderati. Questa cosa non accade da altre parti. Virginia Raggi, ad esempio, se vince è per il voto di protesta contro mafia capitale. Anche noi 5 anni fa trionfammo nell’ottica dello “scassare” e del cambiamento. Oggi si vince perché è un voto al governo, l’unico voto a chi ha amministrato: si consolida la rivoluzione governando.

Il modello Napoli che va dai moderati, alcuni di centrodestra, fino ai centri sociali può reggersi anche sul piano nazionale?

Questa è la novità che mi affascina dell’esperienza napoletana. Detto con sincerità, non so quanti in questo momento nel paese riescano ad avere un dialogo vero sia con la borghesia sia con i centri sociali. Non credo che questa possibilità riguardi solo Napoli, nonostante qui ci siano energie vitali e politiche che sono avanguardia. Però credo si possa fare anche altrove, lo vedo dai contatti che ci arrivano da altre regioni. Poi Napoli può essere il traino di una ribellione complessiva del Sud, con la voglia di autodeterminazione, senza aspettare l’alleato che viene da fuori o il rottamatore che non c’è. Renzi governa da tempo ma la rottamazione non c’è stata, anzi. Se vediamo lo scenario del Pd e di aree di governo nel Mezzogiorno l’apparato è quello: la coppia Valente-Verdini è l’immagine plastica di questa campagna elettorale in cui altro che rottamazione…

Il referendum di ottobre potrebbe essere il primo banco di prova?

Non lo so. Noi siamo sicuramente già schierati e faremo la nostra battaglia in difesa della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza. La partita importante riguarda questa estate, dopo le Amministrative. Se le cose vanno come devono andare porteremo la narrazione di Napoli in giro per l’Italia. Dobbiamo far conoscere ciò che sta accadendo qui e questo potrà avere un effetto moltiplicatore con la potenza che sa esprimere oggi questa città, diversamente da 5 anni fa quando la grande novità fu travolta dalle grandi emergenze. Adesso, invece, abbiamo il timone saldo in mano e siamo in grado di governare più cose insieme: la città e il progetto politico. Siamo cresciuti, siamo più numerosi e siamo anche più maturi politicamente.

A proposito della narrazione di Napoli veniamo ai fatti cittadini. Il simbolo dello scontro con Renzi è Bagnoli. In questo secondo mandato quale sarà il primo atto della prossima Giunta?

Andiamo avanti per la nostra strada. Noi abbiamo raggiunto un risultato senza precedenti. Se oggi a Bagnoli si mettono in campo le azioni per la bonifica è un merito assoluto di questa Amministrazione. Con l’ordinanza del dicembre 2013 “chi inquina paga” impugnata dal governo hanno avuto torto in Consiglio di Stato. Noi siamo pronti a dialogare il giorno dopo come abbiamo sempre fatto, ma non entreremo in cabina di regia, su cui non cambia la nostra posizione. È un luogo che non riconosciamo, siamo invece dell’idea che bisogna dialogare su Bagnoli con la Regione Campania e con l’esecutivo. Noi andiamo avanti sulle bonifiche e su un piano per il territorio. Ora però siamo molto più forti e il governo non può tener conto di questo. Del resto il piano che noi abbiamo presentato è stato ritenuto da tutti molto valido. Se pensiamo che la decima Municipalità (Bagnoli-Fuorigrotta, ndr) non ha più un presidente del Pd ma vede un giovane espressione del comitato Bagnoli Libera è un messaggio chiaro. Non è un messaggio secessionista o isolazionista, ma significa che siamo qui nel pieno rispetto delle istituzioni che però difendiamo. La città e il territorio appartengono ai napoletani: nessuno pensi a colpi di mano e a espropri perché la risposta delle urne è stata evidente. Sì al dialogo ma sì al rispetto: si apra un tavolo serio in cui siede il premier, il sindaco della città e il presidente della Regione.

Terra dei fuochi. Renzi viene con De Luca e promette che le ecoballe saranno trasferite entro 3 anni. Su questo terreno che in questi 5 anni ha visto un movimento di massa su salute e ambiente, cosa farà il sindaco metropolitano? Collaborerà con il governatore?

Anche qui tutto ciò che sta accadendo è un risultato straordinario delle lotte dei comitati, dei movimenti e delle associazioni. E anche di questa Amministrazione. Perché con i fatti ha detto basta a discariche e inceneritori impedendo nuovi impianti in città e in provincia. Abbiamo fatto cambiare il Piano alla Regione Campania che con Bassolino e Caldoro voleva il termodistruttore a Napoli. Quindi il nostro progetto sui rifiuti lo stiamo estendendo in tutta l’area metropolitana a partire dal no a un nuovo inceneritore e puntando su ecodistretti e impianti di compostaggio. In questo senso è necessaria la collaborazione con la Regione che deve prendere atto dell’esistenza della città metropolitana. E se guardiamo alle due leggi su acqua e rifiuti sono provvedimenti che ci preoccupano. Ci deve essere il dialogo istituzionale e occorre lavorare per una razionalizzazione del territorio in cui ci sia una raccolta differenziata spinta, gli impianti di compostaggio e lo stop alle discariche.

A chiudere il tris dei siti napoletani più inquinati d’Italia c’è Napoli Est. In quell’area la situazione è simile o peggiore sul piano ambientale a Bagnoli: inchiesta rifiuti tossici della Q8, espansione dell’area portuale e il mare negato. Nonostante il malcontento di quei cittadini verso l’Amministrazione lei ha prevalso in quella Municipalità, anche se di poco. Cosa farà nei prossimi 5 anni per la ex zona industriale?

Ci sarà molto da fare. Ma di fronte a siti di interesse nazionale che vedono principalmente la competenza del governo voglio citare alcune cose fatte. Per la prima volta inizia la delocalizzazione delle raffinerie, sia per l’Eni che per la Q8 a cui non abbiamo dato alcuna autorizzazione per le riconversioni. Abbiamo iniziato un lavoro che mette al centro le bonifiche ed è un lavoro che deve essere completato. Inoltre, abbiamo impedito la costruzione dell’inceneritore proprio in quell’area.

Partendo dalla periferia est questi sono giorni in cui si spara e si piange un altro 18enne innocente. Siamo di fronte a un fenomeno criminale nuovo che vede al centro la questione sociale e giovanile: per questi rioni abbandonati quale sarà l’obiettivo dell’Amministrazione?

I prossimi 5 anni saranno decisivi per Napoli sul tema della camorra. A parte che la sicurezza è di competenza dello Stato, analizziamo ciò che sta accadendo. Sono finiti in carcere tanti boss delle famiglie camorriste, negli ultimi anni la città si è schierata con il movimento UnPopoloInCammino e c’è un’Amministrazione non ambigua sul tema. Ora ci sono questi gruppi criminali agguerriti e pericolosi per il controllo della droga. Tutti dobbiamo combattere questo fenomeno per contrastare altre forme criminali. E io sono ottimista perché, sul fronte del lavoro, il turismo sta dando ossigeno ai giovani dei quartieri popolari. Ancora, per quanto riguarda l’edilizia abbiamo assegnato le case nel rione De Meis a Ponticelli e chiuso la demolizione delle Vele a Scampìa, tranne una che resterà a memoria.

A proposito di fenomeni criminali: Gomorra sì, Gomorra no. Per lei fa bene raccontare questa Napoli o è un’immagine distorta? Ha senso questo dibattito?

Fa bene parlare sempre in modo intellettualmente onesto. Fa bene alla crescita di una comunità narrare tutto. La libera informazione si fonda sulla narrazione del fatto e accanto si forma l’opinione: bisogna raccontare Napoli com’è, compreso l’omicidio di camorra. Però non devi nascondere che nello stesso luogo accade una rivoluzione culturale. Ad esempio nel giorno del ricordo di Silvia Ruotolo, la figlia Alessandra Clemente era seduta accanto al padre di Genny Cesarano e a quello di Mikol Russo (due vittime innocenti uccise nel 2015, ndr). Quindi su Gomorra non può esserci un racconto unilaterale del “non cambia mai niente”: perché se racconti a senso unico diventi fiancheggiatore del male.

Ultime domande. Innanzitutto, il bilancio: come stanno i conti del Comune? Ci sono i rischi denunciati di un default? E poi: rispetto a questi 5 anni quali sono gli errori principali che ha commesso?

Sul bilancio ci sono i fatti. Abbiamo ereditato un disastro e abbiamo fatto un lavoro enorme sul disavanzo. I conti delle società partecipate sono a posto e le casse del Comune sono solide, a patto che le mani del timone di questa Amministrazione siano pulite. Io rassicuro la città al 100% sui conti e finalmente nei prossimi 5 anni riusciremo a vedere qualche euro di investimento: per questo qualcuno vuole mettere le mani sulla città. Ripeto: è fondamentale chi tiene in mano il timone e io ci metto la faccia.

Sugli errori commessi. Abbiamo pagato l’inesperienza all’inizio e non hanno funzionato alcune scelte sugli assessorati. Non rifarei sicuramente una Ztl troppo rigida che ha diviso la città dove il trasporto pubblico ha ancora problemi. Sul piano politico la scelta sbagliata fu l’appoggio alla lista di Ingroia nel 2013: era un momento delicato e il sindaco doveva evitare di scendere in campo. Sono errori che riguardano la prima metà del mandato.

Infine, tornando proprio alla politica. Di fronte ai numeri dell’astensione il futuro movimento vuole spostare elettori già schierati o vuole convincere chi non vota più che ci sarà un’alternativa?

L’astensionismo non è sempre lo stesso. Le percentuali sono quelle ma la tipologia cambia e il 5 giugno ha pesato il voto solo nella giornata di domenica. Noi ci rivolgiamo a tutti e la sfida è convincere chi ormai cronicamente è distante dalla partecipazione. Nella nostra città si sta facendo politica in modo diverso con i comitati, le assemblee popolari e la liberazione degli spazi. E questa è la città d’Italia dove la distanza tra rappresentanti e rappresentati è più corta. Questo può suscitare entusiasmi.

Le elezioni politiche saranno la prima tappa?

Il mio primo obiettivo è Napoli. Fare il sindaco e insieme il movimento attraverso una rete di città, costruire il cambiamento per la prima volta dal basso. Sarà un movimento molto più potente di una candidatura per un incarico formale. Consoliderò il miglioramento della vita dei napoletani e Napoli come simbolo.

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