LETTERA DI UNA MATURANDA CHE HA LOTTATO PER UNA SCUOLA MIGLIORE

dal sito dell’Unione degli Studenti

Ci troviamo in una via a noi prima sconosciuta, la via che congiunge i “non più” e i “non ancora” e che si dispiega davanti come un importante bilancio ed al tempo stesso come un preludio di futuro. Un tumulto di sensazioni ci sconvolge, una miriade di emozioni anima il nostro petto. Non siamo piú liceali, ma non siamo ancora diplomati. Non siamo piú ingenui e così scapestrati ma non siamo nemmeno completamente maturi e assennati. Il bilancio di questi anni scolastici pesa come un macigno ed è ricco di contraddizioni così come lo è la scuola nella quale fin ora abbiamo imparato a studiare, a conoscere, ad indignarci, a lottare, a vivere. Ora tutto quello che abbiamo vissuto tra i banchi di scuola diventa passato ed in quanto tale permette un’analisi piú lucida. Sin dai primi momenti del nostro percorso scolastico superiore abbiamo percepito le ingiustizie, le contraddizioni, le inefficienze e le difficoltá di essere studente oggi e di scontrarsi con un modello di scuola che sembra aver perso di vista le basi sulle quale si erige un solido luogo della formazione: libero accesso ai saperi per tutte e tutti come fondamentale strumento di lotta contro le disuguaglianze; costruzione dell’individuo in toto a discapito dell’impostazione nozionistica della conoscenza che viene invece propinata; interculturalitá e valorizzazione dello scambio di idee come principale strumento di emancipazione e crescita per il cittadino del domani. Non abbiamo fatto un passo indietro nemmeno quando la situazione sembrava non lasciare spazio alla nostra azione e alla nostra opinione. Così abbiamo contrastato la “Buona Scuola” sviscerandola e analizzandola nelle nostre classi e nelle nostre scuole e lasciando emergere tutti i punti deboli di una legge che solo nella carta mira alla ripresa del sistema di istruzione italiano. Vuota retorica in merito alla situazione di emergenza relativa all’edilizia scolastica; privatizzazione del sapere; presidi manager e competizione tra docenti; esclusione degli studenti dai luoghi decisionali; mancanza di investimenti sulle scuole pubbliche; school bonus; alternanza scuola-lavoro dequalificata e finalizzata solo alla creazione di manodopera gratuita non sono le risposte che accettiamo da un governo che ha reso della questione scolastica il suo cavallo di battaglia producendo invece solo dissensi da parte di chi la scuola la vive ogni giorno. A quel punto, dopo aver ritagliato il nostro spazio di protagonismo nelle scuole, siamo stati pronti a riprenderci le piazze, a restituire centralità alle nostre rivendicazioni, a difendere a spada tratta il nostro diritto allo studio che ad oggi non è un diritto garantito.
E allora la prima cosa che ci viene in mente, passando in rassegna tutti questi momenti, è la formula di Don Milani “I care” che è stata la base della nostra militanza e del nostro modus vivendi. Ci siamo interessati, abbiamo deciso di schierarci e non essere indifferenti. E non lo abbiamo fatto per noi, ma per tutti. Lo abbiamo fatto contro la disillusione e contro la rassegnazione e lo abbiamo fatto al fianco di studenti, docenti, cittadini muovendo le coscenze e lasciando che persino i piú sordi sentissero il nostro desiderio di conquista di un futuro dignitoso. Ci siamo interessati e continueremo a farlo anche per gli anni che verranno per riuscire a vivere in università inclusive, in città da cui non bisogna fuggire, nel mondo del lavoro in cui non bisogna pensare che è finita giorno per giorno. Continueremo perchè le nostre battaglie non sono mica finite e la nostra primavera in realtá non finirá mai.
In quella via tra i non piú e i non ancora, adesso, ci ritroviamo tutte e tutti. E guardateci. Siamo sempre di più e sembriamo un fiume in piena, una promessa di futuro, un tripudio di gioia e rabbia. Ora, siamo sicuri, nessuno puó piú fermarci.G

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