NapoliGrad: un modello per tutte le città ribelli

di  Roberto Ciccarelli

Intervista a Eleonora De Majo, neo-eletta al consiglio comunale di Napoli, attaccata da Roberto Saviano in quanto esponente di “un’avanguardia di Hamas a sostegno del sindaco De Magistris”

“Saviano strumentalizza un caso mediatico creato ad arte per attaccare la nuova politica napoletana”. “Il modello Napoli ha le potenzialità di confederare realtà di base, associazioni, movimenti, partiti. È il modo migliore per costruire qualsiasi ipotesi di politica nazionale”

Eleonora De Majo è una politica di 28 anni, ha un dottorato in filosofia ed è un’attivista del centro sociale Insurgencia di Napoli. Insieme a Ivo Poggiani, eletto presidente del terzo municipio, è stata una delle protagoniste della campagna elettorale che ha visto l’affermazione al primo turno di Luigi De Magistris. È a lei che Roberto Saviano, senza citarla in un articolo pubblicato ieri su Repubblica, si è riferita parlando di «un’avanguardia di Hamas che sostiene il sindaco».

1957 persone l’hanno eletta al consiglio comunale di Napoli. Sono tutti militanti di Hamas?
Ma non scherziamo. Tutto è nato da un comunicato dell’associazione Italia-Israele che si è detta preoccupata della candidatura di un’altra attivista che è stata a Gaza ed è stata considerata una «nemica di Israele». Io, invece, ho pubblicato uno status su facebook sulle affermazione di Netanyahu che negava la responsabilità di Hitler nell’olocausto. Criticavo il primo ministro israeliano per la paradossale negazione della storia del suo paese. La stampa e le radio italiane si sono scatenate contro di me. Io sono amica del popolo palestinese e questa vicenda è stata usata in maniera strumentale per creare un caso mediatico. Saviano ora la usa per attaccare De Magistris e non parlare della nuova politica che c’è in città.

Perché un centro sociale appoggia De Magistris?
Soprattutto nella seconda parte della sua amministrazione si sono aperti molti spazi politici interessanti per i centri sociali e per tutti i movimenti. La delibera sull’Asilo Filangieri è uno strumento giuridico utilizzabile per tutte le esperienze di autogoverno in Italia. Riconosce la comunità informale che governa quello spazio come unico interlocutore. De Magistris ha riconosciuto le occupazioni abitative, una pratica politica in assoluta controtendenza rispetto al «piano casa» di Lupi. Poi c’è la tutela dell’acqua bene comune con la società Abc. Su Bagnoli è la prima volta che un sindaco decide di opporsi frontalmente al governo centrale e all’ipotesi di commissariamento.

Cosa risponde a chi vi liquida come populisti meridionali?
La nostra città si ribella all’idea di considerare Napoli una colonia del governo centrale. L’autodeterminazione dei cittadini non è ascrivibile all’orizzonte teorico e politico del populismo. È una pratica capace di coinvolgere trasversalmente tutte le classi sociali in città.

È possibile che ora Renzi vi faccia la guerra?
Purtroppo sì, per questo bisogna raggiungere un grande risultato al ballottaggio. Bisogna creare un rapporto molto stretto tra la popolazione e l’amministrazione e, all’occorrenza, mobilitarsi per difendere la democrazia e l’autonomia. Mi chiedo piuttosto con quale diritto un governo nazionale possa intervenire nelle decisioni che i cittadini prendono per la loro città.

Nella vostra esperienza è forte il riferimento alla sindaca di Barcellona Ada Colau. Perché?
Vogliamo inserire Napoli in un panorama europeo delle città che scelgono governi in discontinuità rispetto all’austerità e si pongono il problema della partecipazione; sperimentano nuove istituzioni e assemblee popolari con potere di decisione. Barcellona è l’esempio più avanzato di queste sperimentazioni. La nostra ambizione è costruire un panorama europeo e mediterraneo di città ribelli.

È sicura che De Magistris voglia fare questo?
Assolutamente sì.

Qual è il rapporto tra il «modello Napoli» e la sinistra?
Se avere un ruolo nella costruzione della sinistra significa creare l’ennesima somma tra realtà che hanno perso il contatto con la base sociale del paese, non ci interessa. Il modello Napoli ha le potenzialità di confederare realtà di base, associazioni, movimenti, partiti. Si parte dal basso, dai territori, si crea partecipazione, si decide insieme. È il modo migliore per costruire qualsiasi ipotesi di politica nazionale.

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