Acqua, Pd e Governo tradiscono il mandato del referendum 2011. I movimenti: “Ora la battaglia continua” di Fabio Sebastiani

Bagarre ieri in aula per l’approvazione delle norme che di fatto riportano la gestione del servizio idrico sotto un regime di privatizzazione. Il Governo tradisce la volontà popolare dei Referendum per l’acqua pubblica e porta a casa la cancellazione di fatto della legge di iniziativa popolare sulla gestione pubblica del servizio idrico. Il testo approvato, radicalmente diverso, nella forma e nei principi, da quello proposto dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, reintroduce la possibilità di fare profitti sull’acqua e di fatto consegna alle privatizzazioni il servizio idrico integrato.

PD e la maggioranza hanno stravolto il testo a partire dall’articolo 6 che disciplinava i processi di ripubblicizzazione. E’ caduta anche l’ultima foglia di fico dietro la quale il PD aveva provato a nascondersi. Infatti, la Commissione Bilancio ha cancellato la via prioritaria assegnata all’affidamento diretto in favore di società interamente pubbliche.

Dopo il voto gli attivisti dei movimenti per l’acqua presenti in aula hanno sventolano bandiere dell’acqua e gettato in aula coriandoli blu. Poi sono stati identificati e costretti a lasciare l’aula. (guarda il video).
Il movimento per l’acqua continuerà la battaglia contro questa legge anche nel passaggio al Senato e lancia contro i provvedimenti del Governo Renzi, a partire dal ddl Madia, una petizione nazionale insieme ai referendum sociali.

Cori e striscioni tra i banchi dei deputati di Sinistra Italiana e del Movimento 5 Stelle hanno accompagnato le ultime fasi dell’approvazione. Ai deputati dell’opposizione si sono aggiunti gli attivisti dei movimenti per l’acqua bene pubblico che hanno protestato dalle tribune ospiti lanciando coriandoli e bandiere nell’emiciclo. Il vicepresidente della Camera Roberto Giachetti è stato costretto a sospendere la seduta. “La gestione dell’acqua- scrivono in una nota i deputati di Sinistra italiana- deve essere pubblica, come chiesto a gran voce da milioni di cittadini con il referendum del 2011. L’acqua e’ un bene comune, un diritto universale. Sinistra Italiana e’ contraria alla privatizzazione della gestione. L’acqua deve rimanere pubblica perche’ solo il pubblico e’ in grado mettere in atto quel processo virtuoso tra tariffe, spese di gestione e servizio. Il privato, concludono i deputati di Sinistra Italiana, invece cerca solo profitti”.

Infine, per il deputato di Possibile Pippo Civati, nel testo approvato il servizio idrico non e’ piu’ qualificato come servizio pubblico locale privo di rilevanza economica, sottratto alla libera concorrenza e realizzato senza fini di lucro, ma come servizio pubblico locale di interesse economico, che continua ad essere affidato secondo le modalita’ previste dall’articolo 149-bis del decreto legislativo 152 del 2006, come gia’ modificato dalla legge n. 164 del 2014 e ulteriormente dalle norme previste nel testo in discussione. E questo vuol dire che il testo prevede un’assegnazione in via diretta a societa’ interamente pubbliche o partecipate dagli enti locali soltanto ‘in via prioritaria’. In particolare, poi, e’ soppresso l’articolo relativo alla ripubblicizzazione della gestione del servizio idrico integrato, particolarmente importante per rispondere al referendum del 2011, che prevedeva l’assoggettamento al regime del demanio pubblico di acquedotti, fognature, impianti di depurazione e le altre infrastrutture.
Inoltre, si sancisce l’ impossibilita’ di separare la gestione e l’erogazione del servizio e il loro necessario affidamento a enti di diritto pubblico (specificando la loro mancata soggezione al patto di stabilita’ interno relativo agli enti Modifiche importanti hanno riguardato anche il rilascio e il rinnovo delle concessioni, la cui disciplina viene rimessa a un decreto legislativo da adottare entro il 31.12.2016 e sul quale sara’ importante vigilare.
Infine, conclude Civati: “Ricordiamo come dopo la sentenza n. 199 del 2012, con cui la Corte ha dichiarato incostituzionale una normativa (sui servizi pubblici) simile a quella abrogata nel 2011, il legislatore dovrebbe fare particolare attenzione a dare adeguato seguito alla volonta’ popolare. Se anche non si profilasse l’incostituzionalita’ del testo, certamente il tradimento della volonta’ popolare e’ piu’ che manifesto”.

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