“Scrivere è chiedersi come è fatto il mondo”. In ricordo di Amelia Rosselli di Alberto Panaro

11 febbraio 1996. La poetessa Amelia ROSSELLI muore gettandosi dalla finestra della sua mansarda a Roma. Aveva 66 anni. Era nata a Parigi nel 1930, figlia dell’esule antifascista Carlo. Il padre, combattente con i repubblicani in Spagna nel 1936, aveva pronunciato da Radio Barcellona il famoso discorso “Oggi in Spagna, domani in Italia” («Compagni, fratelli, italiani, ascoltate.Un volontario italiano vi parla dalla Radio di Barcellona per portarvi il saluto delle migliaia di antifascisti italiani esuli che si battono nelle file dell’armata rivoluzionaria. Noi non perdiamo la fede. Sappiamo che le dittature passano e che i popoli restano.E’ con questa speranza segreta che siamo accorsi in Ispagna. 0ggi qui, domani in Italia»).

L’anno seguente, 1937, Carlo, con il fratello Nello, furono uccisi in Francia su mandato di Mussolini. Amelia era una bambina di 7 anni. Passò poi con la madre in Svizzera, Inghilterra e USA. Ebbe quindi una formazione plurilingue e cosmopolita. Ritornò in Italia nel 1948. L’anno dopo, quando aveva 19 anni, morì anche la madre. Lavorò per l’editoria, come traduttrice e collaboratrice di riviste culturali. Studiò musica e etnologia. Pubblicò diverse raccolte di poesie, percorse da una venatura di tragedia collettiva e personale, con uno stile scardinante di regole e misure, spesso basato sul plurilinguismo. Nel 1969 le fu diagnosticato il morbo di Parkinson. Cominciò a sviluppare in modo maniacale l’idea di essere spiata e perseguita dalla Cia e dai fascisti. Ricoverata in Inghilterra, le fu praticato l’elettroshoc. Lei non accettò mai la diagnosi, che le fu affibbiata, di schizofrenia paranoide.

L’11 febbraio 1969 si tolse la vita, scegliendo lo stesso giorno di Sylvia Plath (11 febbraio 1963), autrice che aveva studiato e tradotto. Aveva detto: «Scrivere è chiedersi come è fatto il mondo: quando sai come è fatto forse non hai più bisogno di scrivere. Per questo tanti poeti muoiono giovani o suicidi». Fu sepolta nel cimitero acattolico di Roma. Nel 2012 uscì la raccolta completa delle sue posie nei Meridiani Mondadori.

Ecco una poesia scritta nella straziante memoria del padre:
Ossigeno nelle mie tende, sei tu, a
graffiare la mia porta d’entrata, a
guarire il mio misterioso non andare
non potere andare in alcun modo con
gli altri. Come fai? Mi sorvegli e
nel passo che ci congiunge v’è soprattutto
quintessenza di Dio; il suo farneticare
se non proprio amore qualcosa di più
grande: il tuo corpo la tua mente e
i tuoi muscoli tutti affaticati: da
un messaggio che restò lì nel vuoto
come se ad ombra non portasse messaggio
augurale l’inquilino che sono io: tua
figlia, in una foresta pietrificata.

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