I GUFI DEL CENSIS

L’Italia è un Paese che vive “un letargo esistenziale collettivo” in cui prevale “una dinamica di opinione, messa in moto da quel che avviene giorno per giorno”. Siamo anche il Paese “dello zero virgola”, dei 2,2 milioni di Neet (i giovani che non studiano e non lavorano), delle crescenti “forme di discriminazione” nei confronti degli immigrati e delle sempre più ampie “disuguaglianze” economiche e sociali. Questa l’istantanea del 49esimo Rapporto Annuale del Centro Studi Investimenti Sociali (Censis) presentato stamani a Villa Lubin, sede del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (Cnel), dal suo Presidente Giuseppe De Rita. D’altro canto si può ripartire solo con il “rilancio del primato della politica”,“le start up”, “le imprese che investono in innovazione e nella green economy”, “la silenziosa integrazione degli stranieri nella nostra quotidianità” e infine “il nuovo Made in Italy che si va formando nell’intreccio tra successo gastronomico e filiera agroalimentare, in una integrazione crescente tra agricoltura e turismo, ambiente e cultura”. Solo grazie a questi fattori il Paese può veramente ripartire, sottolinea il Censis.
Censis, prevalgono individualismo ed egoismo

Nell’Italia del “letargo esistenziale” c’è “una pericolosa povertà di interpretazione sistemica, di progettazione per il futuro, di disegni programmatici di medio periodo – si legge nel rapporto del Censis – e quindi vincono l’interesse particolare, il soggettivismo, l’egoismo individuale e non maturano valori collettivi e una unità di interessi”. Tutto questo ha delle pesanti ricadute sull’economia reale del Paese con la “crescita delle diseguaglianze” e “con una caduta della coesione sociale e delle strutture intermedie di rappresentanza che l’hanno nel tempo garantita”. In sintesi, sostiene il Presidente e fondatore del Censis Giuseppe De Rita, viviamo in una sorta di “limbo italico, fatto di mezze tinte, mezze classi, mezzi partiti, mezze idee e mezze persone”.
Censis, Politica: italiani sfiduciati

Se da una parte il Censis rileva un significativo “rilancio del primato della politica” grazie anche ad “un folto insieme di riforme di quadro e di settore” e di interventi tesi “a incentivare la propensione imprenditoriale e il coinvolgimento collettivo rispetto al consolidamento della ripresa”, dall’altra questo impegno “fatica a fomentare nel corpo sociale una reazione chimica, un investimento collettivo, la necessaria osmosi tra politica e mondi vitali sociali”. “L’elemento oggi più in crisi è la dialettica socio-politica – scrivono i ricercatori del Censis – non si riesce a pensare un progetto generale di sviluppo del Paese”. E così “la cultura collettiva finisce per restare appunto prigioniera della cronaca, degli scandali, delle corruzioni, delle spinte contraddittorie per fronteggiarli”. Questo sentimento viene fotografato anche dai numeri sempre più impietosi. Tra le principali istituzioni politiche solo il 16% dei cittadini italiani ha fiducia nel Governo, il 17% nel Parlamento e 22% nelle istituzioni regionali e locali. Per non parlare dei partiti politici che riscuotono la misera fiducia del 9% degli italiani. Cresce invece la speranza nei confronti di Commissione Europea (39%) e Bce (35%) ma sempre al di sotto della media comunitaria.

Censis, Economia: ripartono i consumi, male lavoro e sanità

Sul versante dell’economia, buone notizie arrivano soprattutto dal risparmio e dai consumi mentre restano agghiaccianti i dati sul welfare con particolare riferimento al mercato del lavoro. Secondo il Censis quest’anno è il primo dall’inizio della crisi in cui la quota delle famiglie italiane che hanno aumentato la propria capacità di spesa risulta essere più alta rispetto a quelle che l’hanno ridotta (25% contro 21%). Inoltre, negli ultimi 4 anni, il valore del patrimonio finanziario degli italiani è cresciuto di 401,5 miliardi (+6,2%) e ad oggi quest’ultimo tocca quota 4mila miliardi di euro, cioè il doppio del debito pubblico italiano.

Sul versante del welfare invece brutte notizie arrivano sia dal mondo del lavoro che dalla sanità pubblica. Dal 2010 ad oggi la spesa sanitaria è infatti diminuita di 2,5 miliardi (110,3 contro i 112,8 di due anni fa) e così ci si affida al “fai-da-te” con la spesa per la sanità privata cresciuta di 3,1 miliardi dal 2007 al 2014 (32,7 contro i 29,6 miliardi all’inizio della crisi). Chi invece non può permettersi le ingenti spese della sanità privata è costretto a chiedere un aiuto economico indebitandosi (7,7 milioni di italiani) o addirittura a rinunciare completamente alle cure mediche (quasi 3 italiani su 4 solo nell’anno passato). Per quanto concerne il mercato del lavoro, oltre ai 2,2 milioni di Neet, la disoccupazione generale dal 2008 ad oggi è salita dal 6,7% all’11,9% con un particolare crollo della disoccupazione giovanile quasi raddoppiata in 6 anni con il picco del 42,7% nel 2014. Nonostante il jobs act abbia prodotto un “rimbalzo occupazionale selettivo dopo la lunga crisi” siamo ancora ben lontani da un’adeguata ripresa nel mercato del lavoro.
Censis, Stranieri in Italia sempre più integrati

Sempre secondo il Censis la condizione degli stranieri in Italia è molto diversa da quella degli immigrati che vivono nelle banlieue parigine o nelle innercities londinesi. Infatti la traiettoria degli stranieri in Italia è quella del ceto medio: tra il 2008 e il 2014 i titolari d’impresa stranieri sono aumentati del 31,5% soprattutto nel settore del commercio (40%) e delle costruzioni (26%). Nello stesso periodo le imprese guidate da italiani sono diminuite del 10,6%. E’ in atto, si legge nel rapporto, un “silenzioso” processo “di integrazione degli stranieri nella nostra quotidianità” dimostrato dal fatto che più di un cittadino su 4 (44%) considera italiano chi è nato nel nostro territorio, il 33% chi è vissuto in Italia per un certo periodo e il 19% chi ha genitori italiani. Nonostante la rapidità di questo processo, esso continua ad essere rallentato da “messaggi e linguaggi chiaramente razzisti” che “si innescano in un humus fatto di incertezza, preoccupazione, sbarchi non programmati, scandali relativi all’impiego di soldi pubblici, provocando un irrigidimento dei rapporti tra le diverse etnie e un aumento delle forme di discriminazione”.

 

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