Il novello Alberto Sordi Gramellini e il sasso dal cavalcavia di Matteo Saudino

Non conosco personalmente Massimo Gramellini e non sono neppure un suo fedele lettore. So però che da anni scrive quotidianamente una seguitissima rubrica dal titolo “Il Buongiorno”. A volte mi è capitato di leggerne qualche pezzo al bar, mentre bevevo un caffè e sempre dopo aver letto i mirabolanti e direi quasi sacri titoli di Tuttosport, e devo dire che, a parte qualche occasionale sorriso, mi sono sempre chiesto: come fa ad avere un così grande successo tale rubrica? Argomenti spesso banali, tono paternalistico, ironia di basso profilo, mai una critica al potere politico (se non quando ormai innocuo e declinante come nel caso di Berlusconi), mai corrosivo, sempre ossequioso verso i poteri economici forti, degno ospite di zerbino-Fazio, il tutto condito da una morale conservatrice di fine ottocento della seria “come erano belli i tempi passati, in cui le persone si salutavano per strada senza neanche conoscersi”. Ovviamente la mia domanda contiene la risposta: Gramellini riesce a toccare l’Alberto Sordi che vi è in noi (nel senso dei personaggi che il grande attore romano metteva in scena), riesce a dire tutto e il contrario di tutto, muovendo critiche innocue a personaggi ormai marginali, gridando al dito e mai alla luna, facendo dei luoghi comuni un filosofia di vita alla portata di quella piccola borghesia a cui La Stampa-Bugiarda di Torino si rivolge. Ieri, di nuovo per caso, mi sono imbattutto nel pezzo che Gramellini ha dedicato al problema di fisica, pubblicato su un manuale di scuola superiore, in cui si chiede di calcolare quanto tempo impiegherà un sasso, lanciato da un cavalcavia alto z e di peso y, a colpire un auto che sta giungendo dalla distanza r a valocità x. Magari il testo è di pessimo gusto, anzi togliamo il magari, ma il tono di condanna e le riflessioni sul degrado educativo della nostra società e comunità sono veramente patetici e strumentali. Veramente noi insegnanti, genitori, adulti e studenti di 17 anni non siamo in grado di affrontare, gestire, rielaborare e collocare nella sua giusta dimensione un problema di fisica dal testo extra-ordinario. Sono questi gli specchi dei problemi educativi della nostra scuola e della nostra società? Siamo così minorenni (nel senso kantiano del termine) da non avere strumenti per decodificare certe anomalie intellettuali e usarle per maturare? E’ un testo provocatorio e sciocco, ma se siamo uomini e donne pensanti dovremmo saperlo contestualizzare, risolvendo il quesito e magari facendoci sopra anche una liberatoria risata o una lezione di educazione civica. Altri sono le inquietudine dei tempi che viviamo, soprattutto per quando concerne un’istruzione sempre più ridotta a merce al servizio delle imprese. Sarebbe bello, egregio Gramellini, che scrivesse qualche pezzo sui problemi della scuola quando a fronte di tetti e muri che crollano, il governo del suo amico Renzi continua a dare finanziamenti alle scuole private (cattoliche). Questo dovrebbe fare un onesto liberale, come lei ama definirsi.
p.s. Le uniche critiche contro la buona scuola del Pd, il “Gramella” le ha scritte contro l’entrate in ruolo lontano da casa delle insegnanti-mamme che così non possono rimanere vicino ai loro figli.
Altro esempio, il “Gramella” certamente ogni tanto scrive di mafia, ma combinazione mai una critica al tav o a expo.

satira

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