“Il Gridas non si tocca”: contro lo sgombero dell’associazione di Scampia

gridas

Siamo qui, tra palazzoni tutti uguali e Vele che non si spiegano col vento. Nel quartiere che viene dipinto come l’inferno in terra, regno di tossici e spacciatori, criminali e camorristi, dove non si muove foglia che boss non voglia. Siamo qui, dove le realtà di associazionismo e cittadinanza hanno dato vita a esperimenti fra i più innovativi in Italia. Dove la parola solidarietà non è una formula retorica per politici alla ricerca di consensi. Scampia è la casa del Gridas, Gruppo Risveglio dal Sonno, associazione culturale senza scopo di lucro che tiene su il quartiere meglio di quanto possano fare le fondamenta escoriate delle Vele. Un gruppo di cittadini che ha deciso di non rassegnarsi a una Scampia vittima di sé stessa, deserto arido dove ogni coscienza muore di pigrizia e omertà. Il Gridas è tutto l’opposto: un’associazione che organizza eventi culturali e ludici, che raccoglie attorno a sé artisti e intellettuali, militanti e semplici cittadini.

LA STORIA – Il Gridas, lo stesso che organizza ogni anno il Carnevale di Scampia, è stato rinviato a giudizio. Coloro che da quel lontano 1981 hanno realizzato e animato il sogno di un quartiere degno di essere abitato dovranno comparire dinanzi a un giudice. Motivo: occupazione abusiva di locali di proprietà dell’IACP (Istituto Autonomo Case Popolari). Una realtà che «non si è mai curata della manutenzione, né delle condizioni degli immobili – come scrivono i responsabili del Gridas sul loro sito internet – questo nemmeno nel 1988, quando un incendio accidentale distrusse il locale al pianterreno, con gran parte del nostro materiale». L’obiettivo era far rivivere un luogo ormai abbandonato a sé stesso, come il quartiere tutto, sprofondato e isolato in quel lembo di periferia a Nord di Napoli. Felice Pignataro, uno dei fondatori, morto nel 2004, ha ripetutamente ristrutturato a proprie spese e reso funzionanti molte parti dell’edificio: «Senza che alcuno dell’IACP intervenisse a pretendere alcunché», continuano i membri dell’associazione. Senza contare un ultimo particolare, che non si può certo definire marginale: «Abbiamo sottratto le stanze occupate all’espandersi della camorra che, come si sa, nel nostro territorio è solita appropriarsi di luoghi abbandonati». Chissà se dalle parti dell’IACP hanno pensato di denunciare per occupazione abusiva anche i Di Lauro o gli scissionisti…

IL PROCESSO – E così eccoci ad oggi, ottobre 2012. Il processo che vede imputati i membri del Gridas, che doveva essere celebrato in questi giorni, è stato rinviato ad aprile 2013 (fra sei mesi!) perché il giudice titolare del procedimento era assente. Ma si tratta, appunto, solo di un rinvio. Il problema resta. Le indagini della procura di Napoli partirono nel 2005, concludendosi con rinvio a giudizio per “invasione di edificio pubblico”. L’associazione ha sempre rifiutato la proposta di patteggiamento perché convinta di poter raccontare la propria storia, far comprendere le proprie ragioni e portarle avanti, anche in sede processuale. Il Comune di Napoli, a tutto ciò, non sembra molto interessato al futuro dell’associazione. Nel giugno 2010 il Gridas ricevette un’ingiunzione di sgombero dai locali di via Monte Rosa 90/b, nell’Ina Casa del rione Scampia. La mobilitazione di una parte dell’opinione pubblica ha sempre difeso le ragioni dell’associazione, convinti che una realtà simile vada preservata al di là dei formalismi giuridici (ci perdonerà chi vede nell’occupazione abusiva di edificio un reato da perseguire sempre e ad ogni costo, a prescindere dalle motivazioni). La battaglia non è però conclusa. Tutt’altro: dopo il blocco dello sgombero di due anni fa, altre nubi si addensano sul futuro di un’associazione che può voler dire, anche, futuro di un intero quartiere.

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