Napoli, la bella storia del Garage Loreto di Ciro Teodonno

Bisogna rendere a Cesare quel che è di Cesare e prendere ciò che si fa di buono e cercare di diffonderne l’esempio, per compensare quel che affossa la nostra città, altrimenti condannata ad un eterno limbo di gioie e dolori.

In passato non siamo stati nuovi a critiche verso un’amministrazione che, in perfetta linea col passato, tende più a curare l’immagine del salotto buono che quella del resto della città. In effetti, quando ho letto del “progetto” del nuovo lungomare m’è venuta la pelle d’oca, e da cicloamatore ho provato anche un po’ di indignazione. Evidentemente, oltre a favorire la prostatite dei ciclisti e istituire la nuova Napoli-Parigi-Roubaix, si vuole anche incentivare l’industria della pietra lavica con la scusa della tradizionale bellezza deicazzimpocchi, ma questa è un’altra storia e avremo modo di parlarne altrove. Quella di cui voglio parlavi è invece una storia positiva e di collaborazione tra l’amministrazione comunale e l’associazionismo.

È risaputo che parcheggiare a Napoli è cosa assai complicata e anche quando si trova l’anelato spazio per l’auto, bisogna lottare, non solo col parchimetro (spesso opportunamente rotto o manomesso) ma anche e soprattutto con il parcheggiatore abusivo. Sì, una delle tante violenze quotidiane che il napoletano subisce e che spesso accetta passivamente e che vengono sdoganate, da chi non ci convive, come ameno folclore o come una sorta di ammortizzatore sociale. Spesso ci si accanisce contro i lavavetri ma si tace o quasi, sui cosiddetti posteggiatori. Addirittura, forti della loro tracotanza e impunità, pretendono “tariffe” improponibili come i 5€ fissi imposti a chi vuole parcheggiare presso i locali di Coroglio e vestono giacchette fosforescenti, quasi a legittimare una loro presunta funzione pubblica ma rendendoli tanto visibili quanto intoccabili e padroni degli stalli. Qualcuno obietterà che in un modo o nell’altro tutte quante hanna campà, certo! Ma si può vivere anche senza estorcere denaro agli altri e soprattutto, come spesso accade, senza attuare violente ritorsioni contro quegli automobilisti che giustamente si ribellano a questo stato delle cose.

Disgraziatamente, in tutto questo sconcertante quadro, chi manca all’appello sono proprio le forze dell’ordine, in primis quella che meglio dovrebbe conoscere il territorio, ovvero la Polizia Municipale, quella che negli ultimi tempi è stata protagonista di scene a dir poco sconfortanti e diffuse dai media nazionali. Non solo la si vede inerte spettatrice dell’illegalità diffusa ma anche solidarizzare con baci e abbracci con gli intoccabili parcheggiatori abusivi. Sappiamo benissimo che anche in questo contesto, così come per molte altre attività lucrative, esiste la longa manus della criminalità organizzata ma è anche vero che non possiamo lasciare il territorio in mano a chi decide di impossessarsene e questo va fatto anche spazzando via ogni pietistico alibi.

A Napoli, in via Einaudi, quartiere Mercato, al lato dell’Ospedale Loreto Mare e di fronte ad un marciapiede letteralmente espropriato da decenni da un onnipotente fioraio, c’è il garage Loreto, un’attività ben avviata e ben organizzata come quelle che mi è capitato di vedere in tutta Europa. Ma qual è il problema? Il problema è che l’esercizio è circondato dai parcheggiatori abusivi, che non solo lo danneggiano economicamente, ma si sono addirittura appropriati degli spazi pubblici tra cui anche quelli destinati ad area verde e spazio giochi per i bambini del quartiere, quello in via Scalciccia; addirittura spianandolo con i bobcat per creare il nuovo parcheggio abusivo

Il bello di questa storia è che stavolta non si è restati a guardare e a subire, l’imprenditore si è associato all’antiracket e l’amministrazione ha risposto, e finalmente, si metterà mano a un progetto di liberazione e riqualificazione dello spazio in via Scalciccia e donandolo all’intera comunità. Resta l’amaro di un dubbio, ovvero la considerazione del fatto che se l’imprenditore non avesse scelto la via dell’associazionismo, forse staremo ancora al punto di partenza e ci chiediamo perché l’amministrazione comunale non abbia agito prima; ma come abbiamo detto, questa volta vogliamo vedere solo il buono della storia, soprattutto quando questo è rappresentato da una ragazza di soli ventun anni e quindi se son rose fioriranno.

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