Syriza, se democrazia e unità vengono sacrificate sull’altare del leaderismo. Interessante analisi di Pietro Lunetto

Quanto avvenuto in Grecia nelle ultime settimane, con la deflagazione in diversi pezzi di Syriza, il fronte di sinistra trasformatosi in partito meno di 2 anni fa mettendo insieme piu di 100 diverse organizzazioni tra partiti ed associazioni, dovrebbe essere oggetto di una riflessione in Italia, dove, un po’ per semplificazione mediatica, un po’ per carenza di idee, da mesi in molti continuano a ripetere che per rilanciare le sorti della sinistra “dobbiamo costruire la Syriza italiana o fare come Syriza”.

All’inizio questo partito ricalcava molto lo schema del partito di massa novecentesco come lo abbiamo conosciuto in Europa occidentale. Diffusione capillare sul territorio, molte attivita di mutuo soccorso, un’organizazione pesante, detta in due parole. Prima delle ultime elezioni sono infatti le centinaia di assemble territoriali di Siryza che indicano il giovane Tsipras, in base ad una proposta politica creata in maniera collettiva, come colui che sarà il candidato presidente alle elezioni nazionali. Lo scelgono tra una lista di candidati, in rappresentanza delle diverse sensibilita’ del Partito. E fin qui, il tutto segue uno schema democratico molto forte. Tsipras viene eltto e Syriza ottiene un eccellente risultato elettorale in base al programma elaborato dal Partito ed utilizzato in campagna elettorale.

Dopo una negoziazione con i rappresentanti della famigerata Troika di 6 mesi Syriza ed il suo leader vengono sconfitti, se non totalmente almeno all’80% e devono accettare un nuovo memorandum di austerità, che contraddice totalmente il programma elettorale con cui hanno vinto le elezioni.
Qui il modello democratico di Syriza improvvisamente si inceppa. La prima assemblea nazionale post sconfitta, mostra un forte dissenso interno all’accettazione del memorandum: circa la meta’ dei delegati chiede un congresso straordinario. Che viene concesso, ma senza la possibilita di cambiare la platea congressuale. In altre parole i delegati non cambiano e quindi Tsipras si assicura una maggioranza negli organi dirigenti, senza ridare la parola alla base su quanto accaduto (non di certo una cosa molto democratica….).

Nel frattempo il Parlamento greco approva le nuove misure di austerita’ con l’appoggio di quei partiti contro cui Tsipras si e’ scagliato fin dall’inizio della sua carriera, con un terzo dei suoi parlamentari che votano contro e che escono dal Partito.
A questo punto Tsipras, vista in pericolo la sua leadership personale, trasforma il modello democratico di Syriza in un modello “plebiscitario” dove l’investitura politica viene dal popolo e basta. Senza seguire le indicazioni del Partito, decide di dimettersi da capo del governo e fa avviare il meccanismo che portera’ la Grecia ad una nuova elezione il 20 Settembre prossimo.

Non convoca pero’ nessun congresso straordinario del suo partito per fargli decidere chi sara’ il nuovo candidato e su quale programma. Per protesta il segretario generale si dimette, in netto dissenso con queste scelte.
Tsipras accentua la contrapposizione tra “l’apparato” e il leader, additando le “resistenze” degli stessi apparati come fattore di freno al libero ed efficace dispiegarsi della sua strategia di governo.
Quindi Tsipras decide di sacrificare uno degli elementi vincenti di Syriza, la sua unita’ larga, faticosamente costruita in diversi anni, per paura di perdere la sua leadership personale, democraticamente conquistata ma non rimessa al corpo del partito che lo aveva votato quando ha incassato la sconfitta. Accusando di estremismo chi si e’ sentito vincolato alle scelte del partito ed al programma elettorale.

Molti cercano di giustificare questo atteggiamento, mettendo in contrapposizione due momenti della democrazia, quella interna ai partiti e quella elettorale.
Come se i militanti dei partiti fossere cittadini di “serie b” e non meritassero un rispetto delle regole democratiche interne.
Questa e’ una introiezione di modelli leaderistici tipici della cultura della destra politica all’interno della sinistra politica. Invece di portare avanti un modello di democrazia radicale e alternativo a quello che ci viene proposto dai “Renzi”di turno , che considerano il modello democratico partecipativo del partito di riferimento “un inutile arnese che ostacola la volonta del capo”, Tsipras distrugge l’esperienza di Syriza relegando la democrazia interna a cosa irrilevante. Trasformando Syriza in un partito personale dove una ristretta cerchia di amici del capo decidono tutto, lasciando il ruolo di comprimari al resto dei militanti. Un modello di tipo “americano” di cui non si sentiva affatto il bisogno nelle file della sinistra di alternativa europea.

Sarebbe importante che i fautori della Syriza italiana, tra le tante cose, chiarissero se il modello organizzativo che hanno in mente per questo, ad oggi ipotetico, soggetto politico, sia il “ fate come dico io ma non fate quello che faccio io” inaugurato tragicamente da Tsipras o chi si avvicinera a questo progetto avra’ la speranza di tornare ad avere una forte e radicale democrazia interna che li portera’ a decidere sugli indirizzi politici generali, sia quando si vince che a maggior ragione quando si perde.

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