Povertà in Italia. Ecco le cifre del disastro al Sud. Ormai si risparmia anche sui consumi alimentari

I consumi ristagnano in Italia. E di tanto. Al di là della vulgata piddina, i cittadini italiani in dieci anni, dal 2004 al 2014, infatti, stanno tagliando fette consistenti del loro tenore di vita limitandosi alle cosiddette “spese obbligate”, che secondo la Confcommercio assorbono il 42% del budget.
In base ai dati dell’Istat si può calcolare che in dieci anni la spesa media mensile delle famiglie è aumentata di soli 108 euro (+4,5%). A subire maggiormente questa ‘stagnazione dei consumi’ sono, ancora una volta, le famiglie del Sud. Le famiglie del mezzogiorno nel 2014 possono spendere solo 44 euro in più rispetto al 2014 (+2,3%), mentre al nord si sale a 101 euro (+3,7%). Il maggiore incremento di spesa per area geografica, invece, avviene al Centro dove, con 2.608 euro di spesa media mensile, l’aumento decennale è stato di 216 euro (+9%).Continua a crescere anche il divario di spesa tra le regioni del Nord e quelle del Sud, con il carrello della spesa del settentrione che lo scorso anno supera del 42,4% quello del meridione (2.790 euro contro 1.959 euro, con una differenza di 831 euro).
Se il dato medio complessivo raggiunge i 2.489 euro, facendo segnare un timido +4,5% rispetto al 2004, questo aumento è dovuto interamente all’incremento delle spese per l’abitazione. Complice l’aumento della tassazione su immobili e rifiuti, quella per la casa è l’unica voce d spesa in aumento (+21,9%) ed assorbe quasi il 37% del budget familiare. Le spese alimentari sono il 17,5% poi i trasporti (10,3%), il tempo libero (4,9%) e il vestiario (4,6%). Così la spesa alimentare viaggia mediamente sui 436 euro al mese segnando nei dieci anni presi in considerazione un calo di quasi otto punti.
A ‘pagare’ l’aumento del costo della casa sono tutti gli altri settori. I trasporti (-36,9%), l’abbigliamento (-30%) e il tempo libero (-18,3%) sono le voci sulle quali gli italiani risparmiano di più. Il divario nord-sud testato sui valori medi del carrello della spesa (alimentare e non) ammonta a 800 euro. Differenza che sale addirittura a 1.300 euro se si confronta il Trentino Alto Adige con la Calabria, agli opposti della ‘classifica’ regionale.
Guardando alla composizione familiare sono naturalmente le coppie con 2 e più figli quelle che maggiormente mettono mano al portafoglio: per loro la spesa media mensile a livello nazionale oscilla intorno ai 3.230 euro. Al contrario, quella più bassa si registra per la persona sola con più di 64 anni (1.630 euro). Livelli di spesa altrettanto bassi per gli under-35 che vivono da soli (1.753 euro in media).
Le differenze emergono anche nel confronto con i nuclei familiari stranieri. Dagli ultimi dati dell’Istituto di statistica si evince, infatti, che le famiglie composte solamente da stranieri spendono mediamente 1.645 euro al mese, 844 euro in meno delle famiglie di soli italiani. E ancora: se si guarda alle differenze tra le regioni, si riscontrano i valori massimi della spesa media mensile delle famiglie in Trentino Alto Adige (3.073,54 euro), subito dopo in Lombardia (2.950,06 euro) e in Emilia Romagna (2.883,27 euro) e, all’opposto, i valori minimi in Sicilia (1.778,86 euro) e in Calabria (1.757,82 euro). Si tratta di una differenza tra i valori medi che assume un massimo pari al 74,8%. Una differenza di oltre 1.300 euro. di Fabio Sebastiani

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