Il tormentone renziano dell’Italia “in ripresa” non va in ferie. Stavolta è Mediobanca a spiegare ai citrulli che l’occupazione non aumenta di Fabio Sebastiani

Oggi tutti i TG aprivano con la velina renziana di migliaia di posti di lavoro, che la ripresa iniziata continua speditamente. L’Italia in economia meglio della Cina e degli USA.A ruota gli aedi del governo la Repubblica e il Corriere della sera

Il tormentone sull’Italia “in ripresa” non sembra andare in ferie. E cosi Renzi, e buona parte del Pd, di fronte ai dati Istat sull’aumento del contratti a tempo indeterminato ecco che fanno salti di gioia. Salti circensi, a puro uso e consumo dei flash; perché come già gli è stato spiegato in altre occasioni, non siamo di fronte ad un incremento dell’occupazione ma solo di “trasformazione” di vecchie tipologie di contratti in contratti a tempo indeterminato. La notizia sarebbe, quindi, le aziende continuano a partecipare alla festa degli sgravi contributivi. Ed è Mediobanca a ricordare al Governo che il 2015 sarà come l’anno passato, dove l’occupazione nelle grandi imprese ha registrato una flessione.

I numeri Istat parlano di 675.000 assunzioni effettuate nel 2015 proprio grazie agli sgravi contributivi contenuti nella Legge di Stabilità, che riconosce a partire dal primo gennaio di quest’anno l’esonero dal versamento dei complessivi contributi previdenziali per un massimo di 36 mesi. Il picco delle assunzioni è stato ad aprile, quando hanno sfiorato le 150.000 unità ma il balzo c’e’ stato a marzo con l’entrata in vigore del Jobs Act e del contratto a tutele crescenti. Insomma, dati che già si conoscevano. A fronte di un aumento del numero di nuovi rapporti di lavoro a tempo indeterminato nel settore privato pari a + 252.177, nel primo semestre del 2015 rispetto al corrispondente periodo del 2014, rimangono sostanzialmente stabili i contratti a termine, si riducono le assunzioni in apprendistato (-11.500) ed aumentano in numero ancora maggiore (+331.917) le trasformazioni a tempo indeterminato di rapporti di lavoro a termine, comprese le “trasformazioni” degli apprendisti. “Non aumenta l’occupazione – puntualizza la Cgil -. Resta l’emergenza lavoro”. Del resto questo l’aveva già spiegato l’Inps il mese scorso, fissando il tasso di disoccupazione al 12,7% con un drammatico 44,2% dei senza lavoro tra i giovani.

Un rapporto di Ricerche & Studi di Mediobanca pubblicato proprio oggi smentisce l’euforia renziana. Il 2015 sarà come il 2014 quando l’occupazione nelle grandi imprese è calata dell’1,1%. Dall’inizio della crisi le attività di questi grandi gruppi nella penisola hanno visto un taglio dell’8,5% del numero di operai (che sale al 12,3% nella sola manifattura) e del 2% di ‘colletti bianchi’.
A ridurre maggiormente i dipendenti sono stati i gruppi di proprietà estera, che hanno perso il 19% dei propri operai e quasi l’8% degli impiegati. Il problema è che chi è rimasto nelle aziende non guadagna di più, anzi: nelle attività delle grandi aziende in Italia il potere di acquisto dal 2006 è sceso del 2,3%, con segnali di tenuta solo nella manifattura (+1%) e un costo del lavoro nei gruppi pubblici in media superiore del 25% rispetto a quelli privati.

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