Mentre Renzi straparla di Sud, il Sud scompare: i dati drammatici sull’emigrazione

Mentre Renzi, Saviano, Emiliano e Vendola discettano di Mezzogiorno come se il “cancro” fosse stato scoperto ieri. E come se la politica di rapina, avvelenamento e sfruttamento selvaggio non fosse mai esistita, dal Sud arrivano dati drammatici per quanto riguarda la situazione economica. Ormai siamo alla desertificazione della forza lavoro. Secondo la Cgil, il governo Renzi non dimostra la volonta’ di affrontare i veri drammi del Paese, ma senza far ripartire il Sud non ci sarà nessuna speranza per l’Italia.
Sussanna Camusso critica l’esecutivo che ha scelto di non avere un ministero della Coesione sociale provocando un “dirottamento” delle risorse al Nord. “Trovo sgradevole – ha sottolineato la leader della Cgil – che se qualcuno fa proposte diverse e porta nuovi argomenti puo’ essere uno che piange, un gufo, un nemico. Ma la logica dell’amico/nemico dimostra la non volonta’ di affrontare i veri drammi del Paese, che sono quelli dell’occupazione, del lavoro”.

Insomma, secondo i dati, i giovani del Mezzogiorno sono le prime vittime della crisi economica e occupazionale. E pur di trovare un impiego l’84,4% dei giovani meridionali si dichiara disposto a trasferirsi in qualsiasi regione italiana o addirittura all’estero (50%). Sono loro la nuova generazione di migranti. Questi sono i dati che emergono da un’indagine promossa ed elaborata a partire da un panel di 5.000 giovani tra i 19 e i 32 anni dall’Istituto Giuseppe Toniolo, in collaborazione con l’Università Cattolica e con il sostegno di Fondazione Cariplo e di Intesa Sanpaolo.

Secondo l’indagine la disponibilità a spostarsi è più alta per chi ha titolo di studio maggiore; ciò significa che la mobilità tende a impoverire non solo quantitativamente ma anche qualitativamente la presenza dei giovani nel territorio di origine. In particolare, il 73% di chi ha solo la scuola dell’obbligo è disposto a trasferirsi stabilmente contro l’86% dei laureati. Inoltre, solo il 43% di chi ha titolo basso è pronto ad andare all’estero, contro il 52% dei laureati. La decisione di spostarsi dei giovani meridionali è legata non solo alle minori opportunità di trovare lavoro, ma anche alla più bassa qualità e soddisfazione per vari aspetti del lavoro svolto. Chi lavora al Sud, secondo l’indagine, si trova maggiormente a doversi adattare a svolgere una attività non pienamente in linea con le proprie aspettative. In generale, circa un giovane meridionale su tre non è soddisfatto del lavoro che svolge contro uno su quattro nel Nord. Un motivo per andarsene è anche la bassa fiducia nelle istituzioni e in particolare nella possibilità che la politica locale sia in grado di migliorare le condizioni di vita e lavoro dei cittadini. La fiducia nelle istituzioni locali è pari al 23% per i giovani italiani in generale, mentre scende al 17% per i giovani del Sud.

“Rispetto alla fiducia nelle proprie capacità e al considerarsi la principale ricchezza del proprio paese – spiega Alessandro Rosina, tra i curatori dell’indagine – non c’è molta differenza tra giovani meridionali e settentrionali. Oltre il 90% degli intervistati è infatti convinto, con omogeneità su tutta la penisola, di essere la risorsa più importante che l’Italia dovrebbe mettere in campo per tornare a crescere. Quello che fa la differenza tra Nord e Sud sono, da una lato, le opportunità di trovare lavoro e la qualità dell’occupazione. In particolare pesano l’instabilità e le basse remunerazioni, indicati come aspetti problematici da oltre la metà dei giovani occupati nel Sud. Inoltre maggiore nei ragazzi meridionali è la sfiducia nella classe dirigente locale e nelle prospettive future di miglioramento. La conseguenza è che per i giovani del Sud risulta molto più drastica la decisione tra rimanere ma dover rivedere al ribasso le proprie aspettative lavorative e i propri obiettivi di vita, o invece andarsene altrove. Solo il 16% è infatti indisponibile a trasferirsi. Se però in passato come destinazione prevaleva il Nord Italia, ora più della metà degli under 30 meridionali punta a un possibile volo direttamente all’estero”. “La sfida è quella di costruire condizioni per rimanere, oltre a quelle per riattrarre chi è andato a studiare o a fare esperienze di lavoro al Nord o oltre confine. Molti giovani emigrati sarebbero disposti a tornare anche con opportunità inferiori a quelle che trovano negli altri paesi sviluppati, purch‚ però in presenza di un processo solido e credibile di miglioramento a cui possano contribuire da protagonisti”.

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