Le balle del cazzaro Renzi su occupazione e crescita

La ripresa economica di Eurolandia si sta rafforzando. Ma il potenziale di crescita, stimato nell’1%, è troppo basso per far scendere l’elevato tasso di disoccupazione: “senza un’accelerazione significativa della crescita ci vorranno quasi 10 anni in Spagna e quasi 20 anni in Portogallo e Italia per ridurre il tasso di disoccupazione ai livelli pre-crisi”. Al di là dei trionfalismi pret a porter di Renzi, il Fondo monetario internazionale sembra avere le idee molto chiare su cosa ci aspetta nei prossimi anni. Il check up dello stato di salute dell’area euro e dell’Italia (Fmi) è abbastanza impietoso. E nello stesso giorno in cui il ministero del Lavoro diffonde i dati di metà anno relativi alle attivazioni e cessazioni di contratti di lavoro da cui si svela la balla renziana sugli aumenti dei contratti a tempo indeterminato, dice chiaramente che il tasso di occupazione può tornare ad alzarsi solo in presenza di una crescita poderosa. Crescita che l’Italia difficilmente potrà avere. I contratti a tempo indeterminato attivati nel mese di giugno sono stati 145.620, quelli cessati 155.388. Quindi il il saldo è negativo e pari a -9.768. A giugno 2014 le attivazioni di contratti stabili erano state 109.202 a fronte di 141.207 cessazioni (-32.005). Il “buco” occupazionale fa il paio con quanto ha calcolato la Cgia di Mestre pochi giorni fa: dal 2008 al primo trimestre del 2015, in Italia si sono persi 932.000 posti di lavoro (-4%), di cui -580.000 nelle regioni meridionali. “Nonostante i recenti miglioramenti – sottolinea il Fondo – il tasso di disoccupazione rimane sopra l’11% nell’area euro e vicino al 25% in Grecia e Spagna. La quota di disoccupazione di lungo termine continua ad aumentare, accrescendo i rischi di un’erosione delle capacità”. “Il governo – si legge in una nota a firma di Serena Sorrentino, della segreteria nazionale della Cgil – ha scelto di dare 5 miliardi di euro alle imprese per l’esonero contributivo a fondo perduto, senza alcuna finalizzazione e senza ottenere il risultato auspicato in termini di nuove assunzioni. Risorse che sarebbero bastate a finanziare un piano straordinario per l’occupazione senza alcun bisogno di togliere diritti e dignità al lavoro”. “Il Ministro Poletti ha sempre detto che avrebbe monitorato l’andamento della Riforma, bene – conclude Sorrentino – prenda atto che la politica sul lavoro del governo va cambiata, perché a partire dalla riforma del contratto a termine non ci sono segni concreti di cambiamento verso la stabilità dell’occupazione”. Che le cose in Italia non vanno in questa direzione lo sanno bene anche gli imprenditori. Secondo un sondaggio di Unimpresa, per 4 pmi su 5 la ripresa dell’economia italiana e’ fragile. I segnali positivi che vengono rilevati da alcuni indicatori non consentono alle aziende italiane di guardare con fiducia al futuro e la prospettive di rilancio non sono stabili. Per l’81% delle micro, piccole e medie imprese del Paese anche il 2015 resta pieno di ombre. Sono diversi i motivi che mettono in ansia gli imprenditori del nostro Paese: problemi con le banche per la concessione di credito, difficolta’ nel rispettare scadenze e adempimenti fiscali, ritardi dei pagamenti della pubblica amministrazione, mancati incassi da clienti privati, impossibilita’ di pianificare investimenti. Un mix di fattori che fa prevedere un secondo semestre 2015 assai complesso per l’economia italiana “con le prospettive di ripresa stabile e crescita del prodotto interno lordo ridotte al lumicino”. Secondo i risultati della consultazione, dunque, “nei prossimi mesi non e’ esclusa una nuova tornata di dissesti finanziari, stati di crisi o addirittura fallimenti e altre procedure concorsuali. Una previsione decisamente cupa che viene registrata nell’81,4% delle risposte ai questionari. Una crescita più forte è – secondo il Fmi – la ricetta per far calare il tasso di disoccupazione nell’area euro. Il potenziale di crescita però è basso ed espone Eurolandia a rischi di shock negativi, inclusa la stagnazione. “Senza una più determinata azione collettiva, l’area euro è vulnerabile a shock” e vede aumentare il divario con gli Stati Uniti, afferma il Fondo, sottolineando che gli elevati crediti deteriorati che pesano su alcune banche ne stanno erodendo la redditività e scoraggiando nuovi finanziamenti. “Data la debolezze dell’outlook di medio termine, serve una più forte azione collettiva per consolidare la ripresa, aumenterà il potenziale di crescita e rafforzare la resistenza dell’unione” mette in evidenza il Fmi, prevedendo un Pil in crescita dell’1,5% quest’anno e dell’1,7% nel 2016. “Faccio un appello ai giovani affinché si ribellino al destino di disoccupazione e precarietà – scrive il segretario del Prc Paolo Ferrero in una nota -: vi hanno dichiarato guerra con le politiche di austerità. Che l’Italia sia tecnicamente uscita dalla recessione, come sostiene oggi il Fondo monetario internazionale in un rapporto sull’Eurozona, non significa nulla per la vita della gente: con questa ripresa ridicola la disoccupazione continuerà ad aumentare a causa dei recuperi di produttività. Serve un piano per il lavoro, la fine dell’austerità imposta dall’Unione Europea, il rilancio dei consumi interni e la redistribuzione del reddito dai ricchi e dalle banche verso lavoratori, pensionati e disoccupati. Pensare di rilanciare l’economia e l’occupazione semplicemente puntando sulle esportazioni è una politica priva di senso: chi dovrebbe comprare i nostri prodotti se tutti in Europa cercano solo di aumentare le esportazioni?”.

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