Erri De Luca: “Dalla Val Susa alla Grecia, perché resistere”

Dal governo Renzi al suo processo per istigazione a delinquere, dallo scontro tra Istituzioni e Syriza all’ondata di razzismo nel Paese. Una conversazione con lo scrittore – il 20 settembre sarà nuovamente in Aula per difendersi – che non intravede alternative ad euro ed Europa: “Non esiste piano B”. Tsipras? “Ora è il garante dell’accordo, più che l’esponente di una nuova Europa. Ma l’economia ha assunto il rango di una religione, mettendo la politica al suo servizio. I suoi vescovi gestiscono BCE e FMI come da pulpiti di cattedrali”.

intervista a Erri De Luca, di Giacomo Russo Spena

Il prossimo 20 settembre sarà nuovamente nel tribunale di Torino per difendersi dall’accusa di istigazione a delinquere. Un provvedimento che Erri De Luca considera “autoritario, repressivo e lesivo della libertà di espressione”. Per la prima volta verrebbe applicato ad uno scrittore per le sue convinzioni pubbliche, reo – secondo l’accusa – di aver rilasciato un’intervista all’Huffington Post nella quale giustificò il sabotaggio della Tav Torino-Lione. Si difende praticamente da solo, il suo avvocato costretto a seguire le sue decisioni. Ma, durante la conversazione, dalla Val Susa in un attimo si arriva al braccio di ferro tra le Istituzioni europee e la Grecia: “Il debito è diventato un’arma per sottomettere i Paesi e ridurli in servitù e in perpetua dipendenza – afferma – Tsipras ha dimostrato una novità antica, il primato della politica sull’economia”.

Dopo uno scontro durato cinque mesi, all’Eurosummit le Istituzioni hanno però inflitto una “pace punitiva” al Paese ellenico. Siamo ad un golpe bianco?

Siamo ai rapporti di forza tra un creditore reazionario e un debitore costretto a subire. Le condizioni capestro servono a scoraggiare altre nazioni, penso soprattutto alla Spagna di Podemos.

Nell’eurozona le diseguaglianze sociali aumentano, così il divario tra Paesi creditori e Paesi debitori, tra centro e periferia. Che Europa abbiamo costruito?

A noi nati nel dopoguerra è stata garantita un’Europa di pace, nata sulla sconfitta delle tirannie nazifasciste. Ne abbiamo tratto enormi vantaggi. La scelta oggi è tra rafforzare i vincoli tra gli Stati cedendo competenze a una federazione oppure dissociarsi e smembrare. Preferisco andare verso una federazione.

Alla fine Tsipras è stato costretto ad accettare il piano di salvataggio, intanto una parte di Syriza ha votato contro considerandolo un ennesimo memorandum e fuori il Palazzo, a piazza Syntagma, si protestava in nome dell’OXI referendario. Qual è il suo giudizio?

Non conosco la Grecia per sapere se Tsipras resterà a gestire la sottomissione o se verrà ribaltato. Ora è il garante dell’accordo, più che l’esponente di una nuova Europa. Dal mio punto di vista mediterraneo l’Unione è al bivio, o va verso una federazione di Stati, dunque a minore autonomia nazionale, o si sgretolerà perdendo pezzi. L’economia non è una scienza, ma una tecnica di manipolazione del mercato. Ha assunto il rango di una religione, mettendo la politica al suo servizio. I suoi vescovi gestiscono BCE e FMI come da pulpiti di cattedrali. È il nuovo potere temporale dei nostri tempi. In attesa di una secessione Protestante, di un nuovo Lutero, il ruolo assunto dalla Germania nuoce alla Germania stessa.

In molti evidenziano gli errori commessi da Tsipras durante le trattative, qualcuno lo considera persino un “traditore”. Poteva ipotizzare un piano B come consigliato dall’ex ministro Varoufakis?

Non c’era piano B all’infuori di un ritorno alla dracma, una sospensione dall’euro che avrebbe subito dimezzato il potere di acquisto, dunque affondato la Grecia nell’abisso argentino di anni fa.

La Grexit non è un’opzione possibile?

Inconcepibile l’uscita della Grecia, ingiustificabile una dichiarazione fallimentare di uno Stato a fronte di un debito relativamente piccolo e ristrutturabile. Non esiste alternativa all’euro e nemmeno all’Europa. Non è previsto espellere uno Stato. L’Europa non è un Golf Club.

Il progetto europeista quindi va avanti? L’Unione Europea non ha dimostrato di essere irriformabile?

Possono temere quanto vogliono e aizzare timori, le loro specialità. C’è un’Europa nuova che si muove nel Mediterraneo e che coinvolgerà anche noi. Tsipras era a Genova a manifestare contro il G8, ovvio che dispiace a lorsignori.

Recentemente lei è passato alla cronaca per una commovente preghiera laica per i migranti morti nel Mediterraneo. La Fortezza di Schengen miete vittime su vittime. Come risolvere la questione delle migliaia di rifugiati in fuga da guerre e carestie?

I profughi non sono mendicanti, non vengono a chiedere la carità. Dispongono di denaro che potrebbero spendere da noi, ma noi li costringiamo a darlo ai contrabbandieri di viaggiatori, rendendo il corpo umano la merce più redditizia da trafficare. Un semplice ragionamento di interesse imposterebbe le partenze direttamente alla fonte. Erano più pratici gli inglesi che tra le due guerre permettevano immigrazione in Palestina a Ebrei forniti di denaro. Invece il proibizionismo praticato dall’Europa non ha nessun effetto deterrente, non scoraggia nessun viaggiatore e rinuncia a presenze autofinanziate.

Da Treviso a Casale San Nicola, da noi aumentano gli episodi di razzismo, alimentando così la guerra tra poveri…

Da qualche parte del nostro Paese si è disposti a accogliere e subire qualunque prepotenza pubblica, ma non l’accoglienza di chi è più debole, in condizione di inferiorità. Prendersela coi più deboli si chiama ovunque con un solo nome: vigliaccheria.

Con l’ascesa della Lega di Matteo Salvini rischiamo una svolta lepenista del Paese?

In Italia la destra esiste: finita Forza Italia, cerca altra rappresentanza. La Lega che si allea con i nuovi fascisti per avere un po’ di gente in una piazza romana, è per ora un ripiego in attesa di una ricostituente della destra.

E il M5S è un argine all’avanzata dell’estrema destra o è una forza reazionaria?

Il Movimento 5 stelle è appunto un movimento e in questa esperienza parlamentare si sta fornendo di nuovi portavoce. Lo considero almeno uno scongiuro contro una deriva populista di destra, un anticorpo che ci risparmia il consenso accumulato da un Front National francese.

Ora è sotto processo per aver dichiarato la “Tav va sabotata”. In Italia c’è ancora il diritto al dissenso così come recita la nostra Carta?

A fianco dell’articolo 21 della Costituzione, garante della più generosa libertà di espressione, sussiste un articolo del codice penale fascista del 1930 che prevede il reato di istigazione. In questa configurazione di reato, l’accusa non deve nemmeno dimostrare chi sia stato istigato e a commettere cosa. Le basta affermare che in situazione di conflitto sociale la parola è intervenuta a costituire pericolo. Il reato non si basa sul fatto compiuto e dimostrato, ma sulla ipotesi di pericolo. È perciò perfettamente autoritario, repressivo e lesivo della libertà di espressione. È la prima volta che viene applicato a uno scrittore per le sue convinzioni pubbliche. Sarei presente in quell’aula anche se non fossi imputato io ma un’altra persona, perché da cittadino mi riguarda sapere se l’articolo 21 della Costituzione sia ancora prevalente sul codice fascista oppure no.

Finora abbiamo parlato di Syriza, Podemos e del vento che soffia in Europa… la sinistra italiana invece è moribonda. Come potrebbe ripartire?

Non lo so, sicuramente non dall’alto con qualche mescolamento di parlamentari. Con le nuove leve della comunicazione si possono formare movimenti in poco tempo. Da noi ne sta sicuramente fermentando qualcuno.

A settembre ci sarà una nuova costituente a sinistra del Pd lanciata da Sel a cui parteciperanno anche Pippo Civati e Sergio Cofferati. Non è interessato ad un progetto simile?

Ripeto, non credo a raggruppamenti promossi da vertici e da personalità politiche già messe alla prova dei fatti.

E la coalizione sociale di Landini? Potrebbe essere lui l’uomo del cambiamento?

Deve venire dal basso un movimento indipendente da qualunque dirigente in servizio. A questo movimento uno come Landini potrebbe fornire dall’esterno autorità e sostegno.

Passiamo all’attività del governo. Trova analogie tra il berlusconismo e il renzismo?

Non riconosco a Renzi un renzismo, una capacità di infezione civica. Per ora è un capo di governo fortunato che gode di una maggioranza variabile ma sicura, dovuta al terrore di Forza Italia di elezioni anticipate che abbrevierebbero di molto la sua scomparsa.

Non lo spaventa il “decisionismo” e l’autoritarismo di Renzi. Non crede incarni il modello Marchionne dove non esistono corpi intermedi e relazioni con parti sociali?

L’ascolto di piazze e movimenti non è una caratteristica della politica italiana che ne ha tenuto conto solo se messa di fronte a una prova di forza e di compattezza. Renzi non è diverso da Letta e da Monti, tanto per restare nella categoria dei governi inventati da Napolitano.

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