“Europa, una brutta e squallida storia di usura”. di Carmelo Albanese

Da che mondo è mondo, l’ultima cosa che vuole un vero creditore, è la morte del debitore, vale a dire di colui al quale ha prestato il suo denaro. Vale in questi casi l’antico adagio: finché c’è vita c’è speranza; che tradotto nella fattispecie significa: finché il debitore rimane in vita, per me creditore, che gli ho prestato dei soldi, c’è la speranza di riaverli indietro. Sempre da che mondo è mondo invece, quando il creditore non è un vero creditore, ma un usuraio, uno strozzino, un cravattaro (come si dice a Roma); è una buona regola per lui, dopo un po’ di tempo, uccidere colui che strumentalmente considera debitore, ma che debitore non è. Non lo è perché non è possibile considerare legale il prestito di uno strozzino, perché non sono legali i suoi tassi di interesse, perché non è legalmente autorizzato a fare i prestiti che fa e per mille altri evidenti motivi, che valgono tanto nei casi di delinquenza comune, quanto in quelli in cui viene esercitata a nome degli Stati (almeno fin quando si continuano ad usare parole come debito e credito). E’ buona regola uccidere la vittima dell’usura da parte dello strozzino, per almeno tre ordini di motivi: il primo, è perché dopo un po’ di tempo, il malcapitato falso “debitore”, vale a dire la vittima dell’usura, avrà già abbondantemente restituito la cifra originaria reale data a strozzo dal criminale, o dall’organizzazione criminale, insieme ad una valanga di interessi illegali che hanno già fatto la fortuna illecita degli usurai; la seconda è che finché la vittima del suo crimine, mascherato da credito, rimane in vita, potrebbe avere la possibilità di superare le condizioni materiali di bisogno che lo hanno portato a chiedere il prestito originario (milioni di volte inferiore a quello che ha già restituito) e denunciare l’usuraio, o ribaltare le dinamiche di forza che lo hanno inizialmente sottomesso a lui; terzo ed ultimo motivo, ma non per importanza, è che l’usuraio, uccidendo la sua vittima, aumenta le sue credenziali intimidatorie presso le altre vittime del suo giro d’usura. Ecco spiegato il motivo per il quale i “creditori”/usurai, europei e non che siano (Stati nazionali europei, Banca centrale, o Fondo Monetario), ostentano indifferenza verso e considerano possibile, il fallimento (default, lo chiamano così), della Grecia (vale a dire, dal loro punto di vista, la sua morte, l’impossibilità certificata che possa pagare la loro stima gonfiata del debito). Lo considerano possibile perché i soldi glieli hanno prestati a strozzo, anzi è stata portata con l’inganno da loro a contrarre un debito con ognuno dei singoli Paesi; poi perché ha già ampiamente ripagato la parte reale di quel debito originario; e in ultimo, ma non per importanza, perché il rischio di venire scoperti comincia ad essere elevato e la voglia di continuare a fare gli usurai con nuovi micchi, è invece più viva che mai da parte di questi “signori”.

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