Quanto è cattiva la “Buona Scuola” di Angelo d’Orsi

Renzi e la ministra Giannini, una delle “Renzi Ladies”, cantano vittoria: il DDL sulla “Buona Scuola” (che infamia, già l’etichetta!), è stato approvato da una Camera dalla cui aula la residua e risibile “opposizione interna” del PD è uscita, credendo di salvarsi l’anima. Una prece per loro e per la “ditta” (Bersani docet).

Il decreto è un tassello importante del percorso del ducetto fiorentino, volto alla eliminazione dei corpi intermedi, alla sconfitta delle rappresentanze sociali e all’azzeramento della dialettica democratica. Un tassello tanto più importante se lo si colloca nel contesto delle altre “riforme” portate avanti da questo governo che si sta rivelando, una settimana dopo l’altra, uno dei peggiori, per la qualità negativa della sua azione, ossia per gli effetti in corso e quelli prevedibili, della storia repubblicana.

La riforma elettorale, quella costituzionale, le modifiche del mercato del lavoro, la responsabilità civile dei magistrati, persino l’abolizione delle Province (asserita, peraltro, con la creazione di quel monstrum giuridico e politico delle “Città metropolitane”) … Tutto concorre a disegnare uno scenario perfetto di “post-democrazia”, ossia di un regime sostanzialmente autoritario e neoleaderistico che conserva in parte, anche se sempre più ristretta, le forme della democrazia. E il cui obiettivo di fondo è appunto smantellare le conquiste politiche, culturali, sociali delle classi subalterne, e sottoporle alla dura legge della tecnocrazia finanziaria.

E tutto ciò persino a prescindere dai contenuti della riforma della scuola: che, come ogni governo che miri a lasciare una traccia, quello renziano ha voluto ad ogni costo “portare a casa” (l’orribile lessico politico del nostro tempo). Malgrado l’opposizione assoluta di insegnanti docenti personale, e di tutti, dicasi tutti, i sindacati. Ma che importa? Loro tirano diritto. Chissà dove finiranno. Ossia, fermiamoli, prima che sia davvero troppo tardi. La battaglia sulla scuola non riguarda solo i diretti interessati, così come tutte le altre infamie realizzate o messe in programma da Renzi e dal suo PD (ultima la ripresa dell’Unità, trasformata, dopo mesi di assenza dalle edicole, in un miserevole bollettino di partito, con una redazione da cui sono stati espunti tutti gli elementi non allineati).

Quanto alla “Buona scuola”, tra la falsa apologetica del “merito”, la creazione di presidi manager e insieme sceriffi (per edulcorare la pillola si è inventata la grottesca definizione di “leader educativo”!), la squalificazione del servizio pubblico, la presa in giro dei precari, con lo spaccio di cifre fasulle sulle assunzioni, lo spazio concesso ai privati (cattolici, in primis, ovviamente; la perla è la deducibilità fiscale dei contributi finanziari alle scuole private), condito da mito della “modernità”, dell’“efficienza”, della “innovazione”, della “internazionalizzazione”…, ebbene, si tratta di un’autentica schifezza. Se davvero portata avanti nella pratica dei prossimi mesi ed anni, questa ennesima “riforma” della scuola, darebbe un colpo mortale al sistema formativo italiano, tanto più che già Renzi e la sua ministra annunciano un Jobs act per l’Università: vogliono cancellare la scuola (e l’università) intese come bene di tutti, come centri pubblici di formazione e di elaborazione di sapere critico.

A che si ridurrà la formazione degli italiani? Alla preparazione al fantomatico “Mercato” (con la maiuscola), al lavoro in azienda (ma quali!?), esattamente come la democrazia viene ridotta alla pratica della “governabilità”, le discussioni sono bollate come perdite di tempo, e il preside giudica e manda, recluta e condanna, proprio come un presidente del Consiglio che si riscopre “capo del Governo”, secondo l’etichetta creata da Alfredo Rocco, novant’anni or sono. E pretende di comportarsi da capo che decide motu proprio, continuando a ripetere di essere legittimato da votazioni europee e da pseudovotazioni interne (le cosiddette Primarie, peraltro accusate di brogli e tuttora gravate da una nuvola di sospetti).

Sotto il segno del comando, la scuola, come la fabbrica, come la società, come le istituzioni, dal Parlamento al potere giudiziario. Ecco il renzismo, con il suo condimento giovanilistico, e il suo piglio realizzatore, in realtà prono a voleri esterni, di cui il tronfio capetto non è che uno zelante esecutore.

Una ragione di più per fermarlo.

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