Jobs spy, porcata di Renzi contro il lavoro. La rabbia dei sindacati. Prc: “Tutti controllabili e licenziabili” di Fabio Sebastiani

“Siamo di fronte a una logica folle che sta togliendo qualsiasi dignità nel lavoro dando mano libera alle imprese”. Maurizio Landini va giù duro nel reagire ai decreti attuativi del Jobs act, almeno per la parte che riguardano il controllo a distanza. “Le cose che dice, che fa, che pensa un lavoratore ora possono essere usate contro di lui – aggiunge Landini -. E questo succede in un regime in cui non c’è più lo Statuto e con un po’ di soldi per qualsiasi ragione si può licenziare un lavoratore”. Ed infine un giudizio lapidario che fa capire il senso vero della politica sul lavoro da parte del Governo: Renzi “ha fatto il Jobs act, il Porcellum del lavoro”. Anche se Poletti e Squinzi si sbracciano nel sottolineare che i dati non potranno essere usati in violazione della privacy, il combinato disposto tra questa liberalizzazione dei controlli (non serve più nemmeno l’accordo sindacale) e la fine delle tutele sul licenziamento porta di fatto un grado di maggiore ricatto nei luoghi di lavoro. “Non ho capito che male gli hanno fatto quelli che per vivere devono lavorare”, chiosa Landini. Sui controlli a distanza, per la Cgil siamo di fronte ad un abuso rispetto alle norme sulla privacy, che segna un punto di forte arretramento rispetto allo Statuto dei lavoratori. Il venir meno dell’obbligatorio accordo sindacale renderà più difficile proteggere i lavoratori da indebiti usi delle informazioni da parte delle aziende. Ad opporsi anche se con accenti più sfumati sono i leader di Cisl e Uil. Le norme dei decreti attuativi “creano inquietudine. Va fatta chiarezza”, dice Annamaria Furlan. “E’ liberismo dalla faccia buona”, dice Carmelo Barbagallo segretario della Uil.

Insomma, come sottolinea ancora la Cgil in una nota, si confermano le scelte in favore della deregolamentazione a scapito dei diritti di chi lavora, si ribadiscono le forti divisioni e differenziazioni nel mondo del lavoro, sia sui contratti che sulle tutele, e si aumenta di nuovo il potere delle imprese senza elementi di riequilibrio in favore del lavoro. Secondo il sindacato di Corso d’Italia, dietro i termini “innovazione e semplificazione” c’è un’idea “vecchia del lavoro senza qualità e con una riduzione degli spazi di contrattazione che lo rende più povero e più debole. I lavoratori occupati, così come quelli in sospensione da lavoro o disoccupati, compiono un notevole passo indietro rispetto all’essere portatori di diritti universali”. Nella nota della Cgil vengono analizzati nel dettaglio i singoli punti contenuti nei decreti attuativi: dai contratti di collaborazione, all’uso dei voucher, dal riordino del contratto di apprendistato, ai contratti a termine, dal demansionamento, agli effetti delle nuove norme sulla sicurezza sul lavoro. In materia di ammortizzatori si interviene con una significativa riduzione dei tempi di copertura e degli strumenti a disposizione dei lavoratori. L’introduzione del meccanismo per le aziende del bonus malus, pensato quale deterrente, “finirà invece col favorire i licenziamenti”. Gli interventi sulla razionalizzazione e semplificazione dei rapporti di lavoro e su salute e sicurezza, rivedendo le norme sull’identificazione, contribuiranno ad alimentare la pratica del lavoro nero e a indebolire i controlli sulla sicurezza.

Sull’argomento sono intervenuti anche Paolo Ferrero e Roberta Fantozzi, rispettivamente segretario e responsabile Lavoro Prc. Il Jobs Act sancisce “un pesante arretramento rispetto allo Statuto dei Lavoratori, che vieta l’uso di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature” per il controllo a distanza, sancendone invece la possibilità, previo accordo sindacale o, in assenza di accordo, previa autorizzazione ministeriale. Secondo Fantozzi e Ferrero, la parte del testo dedicata agli “strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa” e cioè pc, tablet, cellulari, inoltre non esclude affatto che essi possano essere considerati come strumenti di controllo a distanza, come ora dice il governo, ma solo genericamente che per essi non vale quanto disposto dal primo comma”. “La relazione illustrativa esplicita il senso di questa esclusione – si legge ancora nella nota congiunta -. In sostanza nella relazione illustrativa si dice l’opposto di quanto ora afferma il governo e cioè che gli strumenti di lavoro possono essere usati per il controllo a distanza anche senza accordo sindacale. La verità – proseguono – è che questo governo vorrebbe tutti controllabili sempre. Come vuole tutti licenziabili sempre: per qualsiasi infrazione compreso un minimo ritardo, oppure utilizzando il comodo canale della motivazione economica, che può essere addotta per licenziare una persona anche se è falsa”. Per il Prc, infine, contro il Jobs Act va costruito un ampio schieramento referendario “oltreché messa in campo ogni azione legale e di lotta, contro norme indegne di relazioni civili”.
Infine, la protesta arriva anche da Usb: “Quella messa in atto dal governo con il Jobs act è una ‘rivoluzione’ del lavoro, ma in senso negativo. Si danno benefici alle aziende a discapito dei lavoratori, a cui vengono tolti dei diritti. E con la norma sui controlli a distanza contenuta nel decreto attuativo del Jobs act si vanno anche a toccare i diritti individuali come cittadini, non solo come lavoratori”, dichiara Emidia Papi, dell’esecutivo nazionale dell’Unione sindacale di base.

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