Lucille non suona più Ciao a BB King.

Intorno alla sua chitarra circola un racconto: a metà degli anni 1950, mentre si esibiva in Arkansas, due uomini che assistevano al concerto cominciarono a litigare e rovesciarono una stufa a cherosene, dando fuoco alla sala. B.B. King corse fuori, come tutti gli altri, poi si rese conto di aver lasciato sul palco la sua chitarra acustica: si precipitò di nuovo dentro l’edificio per recuperarla. Quando venne a sapere che la lite era iniziata per una donna di nome Lucille, decise di chiamare così la sua chitarra.WP_20150515_22_59_18_Pro

Quel chitarrista nasceva in una baracca di legno in una piantagione di cotone del Mississippi, a Itta Bena, quasi 90 anni fà. Era un bambino che non poteva giocare, doveva lavorare, come tutti gli ex schiavi delle piantagioni, quelli con i cognomi dati dai bianchi, quasi a prenderli in giro: White, Washington, Jefferson, House e King.

Aveva una fissa, il trattore! Voleva guidarlo, era attratto da questi bestioni con le ruote enormi; ci riuscì ma distrusse un capanno e il tubo di scappamento e successe un finimondo!
Poi, col tempo, si interessò alla musica, perché i canti e la musica servivano a faticare meno, o forse solo per illudersi di accorciare il tempo nel raccolto, quando ti tagliavi le mani e dovevi scrollare dai piedi il fango secco bruciato dal sole.
Divenne un buon chitarrista, a Memphis, dove era scappato col cugino Bukka, che lo affinava coi consigli su come si suona il blues.

Incominciò a collaborare con una radio, in qualità di DJ e ogni tanto suonava sugli spot radiofonici. Era The Blues Boy from Beale Street, poi accorciato in Blues Boy. Riley King nato a Itta Bena, cresciuto a Indianola, divenne a Memphis B.B. King, uno dei più grandi chitarristi e cantanti blues di sempre.
Oggi 15 maggio 2015 è morto, e con lui sparisce l’ultimo dei bluesman che hanno portato la voce nera ad alzarsi oltre le barricate del razzismo, influenzando chiunque sia venuto dopo, direttamente o indirettamente.

Ora se ne è andato, morto, “gone”; però ogni volta che senti o suoni un mi cantino attorno al dodicesimo tasto e più giù, che dura quella frazione di secondo in più di quanto chiunque altro lo avrebbe fatto durare ecco, lì lui è vivo, con Lucille su una spalla, appoggiata alla pancia, che suona appena uscito dal suo Tour Bus, che guidava personalmente, fissato com’era dei bestioni con le ruote immense.

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