Sal­vini, l’odio calcolato Alessandro Dal Lago

maurobiani sicurezza

Vi ricor­date di quel tomo, depu­tato euro­peo della Lega, che tempo fa ha urlato, nel corso di un talk show, che i Rom sono la «fec­cia della terra»? Ebbene, quella sera, una buona parte, forse la mag­gio­ranza, degli spet­ta­tori pre­senti ha applau­dito.

Ma è solo la punta di un ice­berg. Un anno fa, il sin­daco Pd di un paese della cin­tura torinese ha pro­po­sto di isti­tuire un bus riser­vato ai Rom. Insomma, gli abi­tanti del campo non pote­vano più salire insieme agli ita­liani…
Ma se un ammi­ni­stra­tore, e nem­meno della Lega, ripro­pone nient’altro che la vec­chia segre­ga­zione, vuol dire che l’ostilità per i Rom è paros­si­stica.
Che una mino­ranza di esseri umani (tra i 150 e i 180.000, di cui 70.000 ita­liani e solo poche migliaia nei campi nomadi) possa susci­tare un atteg­gia­mento simile non dipende però solo da micro-dinamiche urbane e sociali, come la paura dif­fusa in tempo di crisi. Dipende soprat­tutto dall’odio deli­be­ra­ta­mente sparso da una parte del ceto poli­tico e dall’indifferenza o con­ni­venza degli altri. Insomma, da un discorso xeno­fobo maggioritario.
Pren­diamo Sal­vini, che sce­glie pro­prio l’8 aprile, Gior­nata inter­na­zio­nale dei Rom e dei Sinti, per pro­porre la distru­zione dei campi. Il lea­der della Lega per­se­gue evi­den­te­mente un piano arti­co­lato e deli­be­rato: con­qui­starsi visi­bi­lità su un tema popu­li­sta e popo­lare.
Prima va a pro­vo­care i Rom nei loro campi e poi appro­fitta del fatto che se ne parla in una data spe­ciale per rove­sciare il signi­fi­cato della ricor­renza. Che, infatti, riguarda la memoria della costi­tu­zione della prima asso­cia­zione dei Rom, a Lon­dra l’8 aprile 1971, ven­ti­sei anni dopo il loro ster­mi­nio da parte dei nazi­sti. Quindi, un insulto a vasto rag­gio: ai Rom di oggi, discri­mi­nati in tutti i modi pos­si­bili, e a quelli morti nelle camere a gas.
Un odio cal­co­lato per attrarre voti nello sfa­celo del cen­tro­de­stra e basato, come sem­pre sull’ipocrisia e sulla mani­po­la­zione della realtà. Nes­suna (o quasi) ammi­ni­stra­zione comu­nale, soprat­tutto nelle metro­poli, ha mai attuato una poli­tica decente per siste­mare i Rom non stan­ziali in abi­ta­zioni nor­mali, per edu­care i bam­bini e for­nire un’adeguata assi­stenza sani­ta­ria. I dati sulle con­di­zioni sani­ta­rie, le malat­tie cro­ni­che e l’evasione dell’obbligo sco­la­stico tra i Rom sono i peg­giori del paese.
Il denaro pub­blico, speso anche dalle ammi­ni­stra­zioni leghi­ste, ha sem­pre finan­ziato inse­dia­menti ino­spi­tali, fati­scenti, con ser­vizi ina­de­guati o assenti. E quindi gli sgom­beri, attuati dalle ammi­ni­stra­zioni di destra e cen­tro­si­ni­stra con lo stesso zelo, chiu­dono un cer­chio di disprezzo, esclu­sione e rimo­zione della realtà.
Che poi una mino­ranza della mino­ranza Rom cer­chi di sfug­gire a que­sta sorte, quasi sempre invo­cata dai gruppi di cit­ta­dini solerti o inva­sati, cam­biando inse­dia­mento, o magari con un atteg­gia­mento spe­cu­lare a quello della società che li esclude, è del tutto ovvio e com­pren­si­bile. Ma la banale verità è che la nostra società iper-liberale è inca­pace di con­ce­pire un minimo diritto alla mobi­lità e alla tra­sgres­sione delle fron­tiere, visi­bili e invi­si­bili, che si sono mol­ti­pli­cate al suo interno.
Ed ecco che i Rom, non cor­ri­spon­dendo di certo all’immagine levi­gata e per­be­ni­sta che la società ita­liana vor­rebbe di se stessa, diven­tano i capri espia­tori per­fetti di tutta la frustrazione che ribolle in una vita quo­ti­diana impo­ve­rita e pau­rosa.
Il discorso pub­blico feconda inces­san­te­mente que­sto risen­ti­mento verso i più poveri e i più esclusi. Rap­porti inter­na­zio­nali sti­mano che in Ita­lia le mani­fe­sta­zioni poli­ti­che di odio per i Rom abbiano cadenza pres­so­ché quo­ti­diana.
E basta dare un’occhiata ai blog più dif­fusi per leg­gere com­menti che fanno driz­zare i capelli in testa.
Ma sem­bra che il nostro sistema poli­tico non si pre­oc­cupi mini­ma­mente dei mec­ca­ni­smi di pre­va­ri­ca­zione e vio­lenza che attra­ver­sano la società ita­liana e le sue isti­tu­zioni. Un silen­zio assor­dante ha accolto la sen­tenza della Corte di Stra­sburgo per i fatti della Diaz. E solo dichia­ra­zioni di maniera sono seguite alla pro­vo­ca­zione di Sal­vini.
Ma tanto la cuc­ca­gna che il governo ci pro­mette da un anno è alle porte, ci viene detto, e tutto il mondo verrà a cele­brare il genio ita­liano all’Expo. Men­tre i Rom cac­ciati dalle terre in cui sor­ge­ranno padi­glioni, fon­tane, piazze e mostre dell’opulenza errano da qualche parte.

 

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