ALLA SCUOLA “DIAZ” FU VERA TORTURA PAROLA DELLA CORTE DI STRASBURGO

 

DIAZ2Il blitz della polizia alla scuola Diaz la notte del 21 luglio 2001, durante il G8 di Genova, “deve essere qualificato come tortura”.

Con il pronunciamento sui fatti della Diaz, ancora una volta, e questa volta all’unanimità, i giudici della Corte di Strasburgo hanno affermato che la Repubblica italiana ha violato l’articolo 3 della convenzione sui diritti dell’uomo che sancisce che ‘Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti. E non è finita perché a giorni potrebbe arrivare il verdetto, sempre dai giudici di Strasburgo, su altri due ricorsi presentati da 31 persone che affermano di essere state torturate nella caserma di Bolzaneto. I commenti sottolineano tutti l’importanza di approvare la legge sulla tortura, che da due anni è ferma in Parlamento. Anche perché a ricordare la lacuna normativa sono, nel dispositivo della sentenza, gli stessi giudici di Strasburgo. Paolo Ferrero, segretario del Prc, ricorda che oltre all’istituzione del reato di tortura c’è anche da approvare la norma sull’identificativo per le forze di polizia. “Chi, come Renzi e come i governi che lo hanno preceduto, non assume queste misure – continua Ferrero – non solo vuole nascondere sotto il tappeto episodi come le violenze del luglio 2001 ma pone le condizioni affinché, purtroppo, si possano ripetere. Sono passati ben 14 anni e verità e giustizia non sono state fatte, la sentenza di oggi è un primo passo di fronte a quella vergognosa, nerissima ed impunita pagina della storia del nostro Paese”.

“Oggi resta la rabbia, perché questa cosa è bella ma resta impunito l’omicidio di Carlo”, dice Giuliano Giuliani, il papà di Carlo, ucciso da un carabiniere durante gli scontri in piazza a Genova in occasione del G8. Commentando la sentenza della Corte di Strasburgo, Giuliani ricorda che la corte europea che oggi condanna per la tortura l’Italia è la stessa, anche se con una diversa composizione, che ci diede torto quando facemmo noi ricorso per le sentenze sulla uccisione di Carlo. In un primo tempo la ‘piccola corte’ di 7 membri ci diede ragione, poi lo Stato fece ricorso alla “grande chambre” composta di 12 membri e con sette voti contro cinque respinse il nostro ricorso lasciando senza verità, nessun accenno di verità l’omicidio di Carlo”.

Intanto, Arnaldo Cestaro, il protagonista del ricorso vinto alla Corte di Strasburgo sui pestaggi ha dichiarato di sentirsi davvero risarcito solo quando sarà introdotto il reato di tortura. “I soldi non risarciscono il male che è stato fatto. E’ vero, è un primo passo quello di oggi, ma mi sentirò davvero risarcito solo quando lo Stato introdurrà il reato di tortura”, afferma Cestaro. Cestaro, il 21 luglio 2001, era il più anziano dei manifestanti presenti nella scuola Diaz a Genova. Gli ruppero un braccio, una gamba e dieci costole durante i pestaggi. “Oggi ho 75 anni ma non cancellerò mai l’orrore vissuto. Ho visto il massacro in diretta, ho visto l’orrore del nostro Stato. Dopo quindici anni, le scuse migliori sono le risposte reali, non i soldi. Il reato di tortura è una cosa legale”.
Per Vittorio Agnoletto, all’epoca portavoce del Forum sociale, la condanna dell’Italia da parte della Corte Europea per le torture commesse nel luglio 2001 a Genova “e’ un atto doveroso e condivisibile”. “Una vergogna annunciata: nell’indifferenza del mondo politico italiano la Corte Europea ci condanna, giustamente, per il mancato rispetto dei diritti umani fondamentali”, evidenzia Agnoletto in una nota.
“A 14 anni dal G8 di Genova e ad oltre trent’anni dalla firma della convenzione internazionale contro la tortura tale reato non e’ ancora stato inserito nel nostro codice. Sono stati gli stessi magistrati a riconoscere che quella notte alla Diaz e poi a Bolzaneto, furono commesse torture contro persone inermi, pacifiche e indifese e furono gli stessi magistrati a denunciare l’assenza di tale reato nel nostro ordinamento. Le conseguenze furono pene lievi per i responsabili – ricorda Agnoletto – nessuno di loro trascorse nemmeno un giorno in carcere e tutti restarono ai loro posti (tranne quelli rimossi automaticamente dai magistrati) e molti dei condannati furono addirittura promossi”.

Ricorda Vittorio Agnoletto che “il reato di tortura come fattispecie specifica per i funzionari pubblici e’ previsto nella grande maggioranza dei Paesi europei ed e’ a tutela non di una parte politica,ma di tutti i cittadini. Una polizia che agisce nella legalità non dovrebbe avere alcun timore dall’istituzione di tale reato; altrimenti significa dare per scontato che le forze dell’ordine nel compiere il proprio lavoro agiscano contro e al di sopra della legge, e questo è inaccettabile in qualunque stato di diritto”.
Da qui l’appello: “A maggior ragione ora non e’ più rinviabile una legge ad hoc, e non è accettabile il silenzio del governo su unnargomento tanto delicato”.

Sull’urgenza dell’approvazione del reato di tortura insiste anche il regista Daniele Vicari, autore del film “Diaz”. “L’Italia su questa materia non ha – sottolinea Vicari – una situazione degna di una democrazia”. “Vedo in questa vicenda,fino al pronunciamento di ieri -aggiunge il regista- un atteggiamento da parte dell’Italia simile a quello che spesso si è avuto di fronte ai disastri naturali, perché noi aspettiamo che le cose ci cadano in testa e poi ci svegliamo. Il fatto che l’Italia, dopo la ratifica nel 1984 della ‘Convenzione contro la tortura’ da parte degli stati membri dell’Assemblea generale della Nazioni Unite, non abbia ancora adeguato la sua legislazione è di una gravità inaudita. Ma abbiamo dovuto aspettare questo pronunciamento per rendercene conto. Abbiamo l’opportunità di ripensarci e di cambiare questa situazione -dice Vicari-che fa sì che il nostro Paese abbia ancora dei problemi con la parola democrazia”.

“Come Radicali – sottolinea la portavoce Rita Bernardini – , nella scorsa legislatura, avevamo presentato delle proposte di legge per l’identificazione delle forze dell’ordine e, naturalmente, anche per l’introduzione del reato di tortura nel codice penale. Un’introduzione che osservi il dettato della Convenzione delle Nazioni unite sulla tortura del 1984 ratificata dall’Italia nell’88 e non il compromesso al ribasso adottato dal Senato che de-tipicizza il reato e arriva a imporre l’ergastolo se la ‘tortura’ provoca la morte del torturato”.

 

 

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