Responsabilità civile dei magistrati, il patto del Nazareno funziona eccome di Giovanni Russo Spena

Anche sul tema “giustizia”,come sul mercato del lavoro e sulle controriforme costituzionali,Renzi realizza ciò che non avevamo permesso a Berlusconi.La responsabilità civile del magistrato,che è altra cosa rispetto a quella disciplinare,è materia delicatissima,che va sottratta ad impulsi ideologici ma anche alle chiusure corporative di parte della magistratura.Andava varata una legge sobria,equilibrata. Ci troviamo dinanzi al solito accordo pattizio,indecente e pericoloso,tra NCD e PD,con gioia malcelata di FI e protesta della Associazione Nazionale dei Magistrati che,in alcune valutazioni estreme,parla di attentato alla indipendenza della magistratura e chiede di proclamare uno sciopero.Lo stesso ministro Orlando sembra preoccupato per alcuni contenuti della legge e tardivamente parla di futuri “monitoraggi”della sua attuazione.Vale,allora,la pena di accennare,qui,ad alcuni aspetti critici.La nuova legge cancella la vecchia legge Vassalli del1988,certamente poco efficace,non rispondente allo spirito del referendum e ritenuta insufficiente dalla Corte di Giustizia Europea ,che rilevava che nel nostro ordinamento mancavano le sanzioni per un’applicazione errata del diritto europeo da parte dei giudici.La novità più rilevante della nuova legge è l’eliminazione del”filtro”delle corti di appello che bloccava le cause strumentali(che possono essere agite non più  entro due anni ma entro tre anni dalla sentenza).Il “filtro”è stato cancellato su pressione forte del centrodestra.Va notato che,nel 1990,la Consulta aveva sottolineato l’importanza del “filtro”di ammissibilità dell’azione civile di responsabilità per escludere azioni temerarie e intimidatorie.I procedimenti corrono il rischio di essere sommersi da ricorsi soprattutto di condannati potenti tesi ad ingolfare vieppiù il funzionamento del sistema/giustizia e a intimidire i magistrati  meno saldi nella loro capacità di interpretazione innovativa delle norme (punto non irrilevante,quello dell’interpretazione evolutiva della norma,che è stato il fondamento della nascita di Magistratura Democratica).Sono convinto,per esperienza,che il soccombente in un giudizio,se economicamente forte,in grado di affrontare comunque spese processuali,sistematicamente eleverà azione contro il giudice.Molti giudici potrebbero scegliere il quieto vivere piuttosto che condannare il “potente”.Non tutti sono come il dott Guariniello…In secondo luogo,permane la responsabilità diretta dello Stato:per gli errori dei magistrati il risarcimento è ancora a carico delle finanze pubbliche (è stata respinta la proposta del leghista Pini di risarcimento diretto del magistrato).Ma ora il Presidente del Consiglio ha l’obbligo di rivalersi entro due anni dalla condanna nei confronti del magistrato ,per una somma non superiore alla metà del suo stipendio netto annuale. In terzo luogo,vi è un forte dubbio interpretativo sulla dizione pasticciata della nuova legge,riguardante la “casistica delle responsabilità”.Il giudice deve risarcire in caso di dolo (ed è ovvio) o nel caso di “violazione manifesta della legge “o del “travisamento del fatto o delle prove”.Ora a me pare che “travisamento” sia dizionetroppo generica,che potrebbe,in alcuni casi,incidere sull’attività tipica di interpretazione del diritto,che è prerogativa assoluta del magistrato (tanto è vero che esiste il giudizio d’appello).In conclusione,tralasciando altri punti,pur importanti,a me pare che la riforma,che andava fatta,dopo lunghi anni di discussione,sia il risultato di un ulteriore,deleterio “patto del Nazareno”.Siamo passati dalle leggi ad personam a riforme squisitamente classiste.E’ questo il renziano “partito della nazione”
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