L’Istat lancia l’allarme: aumenta la disoccupazione di lunga durata nel 2013 (+3%) fabrizio salvatori

Poveri e sfiduciati e con una disoccupazione di lunga durata che comincia ad essere preoccupante. E’ in sintesi il quadro che esce dai numeri dell’Istat per quanto riguarda la situazione economica e sociale nel 2013. Secondo il rapporto “Noi Italia”, il 23,4% delle famiglie vive in una situazione di disagio economico, per un totale di 14,6 milioni di individui. In pratica il 12,4% dei nuclei e’ in “grave difficolta’”. Anche se il dato complessivo risulta comunque in calo rispetto al 24,9% dell’anno precedente sono oltre 10 milioni le persone in condizioni di povertà relativa, che presentano una spesa per consumi inferiore alla soglia di riferimento. Si tratta del 16,6% della popolazione. La povertà assoluta, che non consente di avere standard di vita accettabili, coinvolge invece il 7,9% delle famiglie, per un totale di circa 6 milioni di cittadini. Lo ricorda l’Istat nel rapporto ‘Noi Italia’.

Intanto, la disoccupazione non molla la presa: nel 2013 il tasso ha proseguito la sua crescita toccando il 12,2, l’1,5 punti percentuali in più rispetto al 2012, raggiungendo così il livello più elevato dal 1977. Ma è quella di lunga durata, cioè la disoccupazione che si protrae per più di 12 mesi, a registrare la performance peggiore: la sua incidenza è passata dal 52,5 per cento del 2012 al 56,4 per cento nel 2013, il livello più alto raggiunto nell’ultimo decennio con un’incidenza superiore al 50% del totale dei disoccupati. Un aumento, questo, che non solo “costituisce un grave problema sociale, ma rappresenta anche un segnale del distorto funzionamento del mercato del lavoro”, dicono gli economisti di via Balbo. “Un medesimo livello di disoccupazione può difatti coesistere con differenti durate medie della stessa, comportando naturalmente implicazioni sociali e di policy diverse”, spiegano ancora.

A rimanere disoccupati più a lungo sopratutto gli uomini, dal 51,0 al 56,1% mentre la componente femminile sale dal 54,1 al 56,7%. Nella media Ue28, la disoccupazione di lunga durata si attesta al 47,5%; la Slovacchia si conferma il paese con la quota più elevata (70,2%), i paesi scandinavi quelli con i valori più contenuti (18,5% in Svezia). E quindi su 3 milioni che nel 2013 non hanno cercato lavoro, ma avrebbero voluto lavorare, quasi la metà, il 46,4%, è scoraggiato: un ‘esercito’ di 1,5 milioni di persone, cioè, che una occupazione neppure più la cercano convinti che non riuscirebbero a trovarla. ‘Noi Italia 2015’ annota come siano d’altra parte “persistenti meccanismi di scoraggiamento che deprimono l’ingresso nel mercato del lavoro di ampie fasce di popolazione”.

In generale il tasso di mancata partecipazione italiano, di coloro cioè che si dichiarano disponibili a lavorare pur non cercando attivamente lavoro, è stato nel 2013 pari al 21,7% rispetto al 20% dell’anno precedente. Un dato molto al di sopra della media Ue28 il cui tasso si attesta invece al 14,1% consegnando l’Italia al quarto posto di una classifica al rovescio con il valore più alto dopo Spagna, Grecia e Croazia. Una distanza dal resto d’Europa che si è accresciuta negli anni di crisi, dice ancora l’Istat: se nel 2008 l’indicatore risultava superiore a quello europeo di 5,8 punti, nel 2013 il divario arriva a 7,6 punti. Il valore più basso spetta invece alla Germania con il 6,5%. I Neet, i giovani che non lavorano né studiano, sono più di due milioni e mezzo.

precariato1

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