Dalla P2 alla famiglia Boschi, storia di Banca Etruria di Alessandro Da Rold

L’ultimo tassello della storia è il commissariamento da parte di Banca d’Italia di mercoledì 11 febbraio, ma vale la pena ripercorrere gli ultimi trent’anni di Banca Etruria, l’istituto di credito dove è vice presidente Pier Luigi Boschi, padre del ministro per le Riforme Maria Elena, (e dove ha lavorato anche il fratello Emanuele ), specializzato nella fornitura di oro, in questi giorni al centro di una bufera mediatica oltre che per le perdite eccessive pure per i movimenti sospetti sul decreto del governo per la riforma delle banche popolari. Perché questa banca, nata nel 1882, «dopo fusioni e incorporazioni fra Banche Popolari più che centenarie» si legge sul sito, ha avuto sempre il cuore pulsante in Arezzo.

Si tratta di comune toscano di più di 100mila abitanti, noto alle cronache dei misteri d’Italia per un cittadino illustre, quel Licio Gelli, ex maestro venerabile della P2, che all’inizio degli anni ’80 fece tremare la politica e soprattutto gli apparati militari più importanti dello Stato. Forse è inevitabile, forse no, sta di fatto che la storia di Banca Etruria s’interseca con quella di Arezzo, provincia di democristiani di ferro (a Pieve Santo Stefano nacque Amintore Fanfani ) e in particolare della Propaganda 2, la loggia massonica del Grande Oriente d’Italia nata nel 1976 che la Commissione parlamentare presieduta da Tina Anselmi definì come «una vera e propria organizzazione criminale». E proprio tra le carte della commissione si possono scoprire i legami tra il Gran Maestro Venerabile e l’istituto negli anni ’80, dove Gelli disponeva del «conto Primavera», ma anche di suicidi sospetti fino agli anni ’90.

La Toscana è terra di banche, di esponenti della Democrazia Cristiana finiti nelle liste della P2, di misteri e di massoneria. E’ un cerchio fatto di relazioni molto strette, un groviglio armonioso, dove tutti sanno tutto, ma alla fine niente è mai chiaro. Lo testimonia l’ultimo scandalo del Monte dei Paschi di Siena, con la morte di David Rossi. L’Etruria non è da meno. Bisogna tornare al 1983, quando un uomo viene trovato ucciso con un colpo di pistola alla tempia in casa sua. Si tratta di Mario Lebole, fondatore di uno dei più importanti esempi di industria del tessile italiano.

Lebole non è un personaggio qualunque. All’epoca, oltre che conosciuto in tutta Italia per le sue capacità imprenditoriali, è consigliere di amministrazione proprio di Banca Etruria. Soprattutto è uno dei più fidati di Gelli. È un piduista, ma è anche quello che ha ceduto al Venerabile l’attuale Villa Wanda, prima chiamata villa di Santa Maria: a Castiglion Fibocchi in uno degli stabilimenti Lebole verranno trovate le liste della P2. Il capitano d’industria aretino non è stato l’unico consigliere di Banca Etruria iscritto alla massoneria. C’è pure Renato Pellizzer, altro nome negli elenchi della P2, che fu anche presidente di Etruria Leasing, che poi sarà incorporata dalla banca di Arezzo.

Ma i misteri non sono finiti qui. Perché intorno all’Etruria negli anni ’90 compare un’altra morte tragica. Un altro suicidio sospetto. È il 18 agosto del 1992. Verso le otto del mattino, nella campagna di Reggello, a pochi chilometri da Firenze, viene trovato il cadavere del ragioniere Emilio Mannucci, vicepresidente sempre della finanziaria Etruria Leasing, controllata dalla Banca Popolare dell’ Etruria. Rebus, enigmi, misteri. Le cronache di Repubblica dell’epoca riportano il virgolettato dell’avvocato di famiglia, tale Gabriele Scarabottolo che dice: «Un uomo così cattolico non si sarebbe mai ucciso. Per togliersi la vita occorrono gravi motivi. Per uno come lui il motivo doveva essere molto forte. Spulcerò giorno per giorno gli ultimi sei mesi di vita di Mannucci. Soprattutto bisogna indagare sugli affari della finanziaria. Di voci ne ho sentite tante, anche quella che vuole un intreccio tra Licio Gelli e la Banca popolare dell’ Etruria e del Lazio».

In realtà la magistratura non trovò niente in merito. Ma qualcosa tra questa banca popolare e Gelli lo trovò la Commissione Anselmi. Che scoprì il conto di Gelli in Etruria, il famoso conto Primavera, dove diversi affiliati alla loggia versavano le proprie quote di partecipazione. Dc e banche. Tra gli storici esponenti politici di Arezzo che finirono nelle liste della P2 ci fu pure Brunetto Bucciarelli-Ducci, ex vicepresidente della Camera dei Deputati, poi giudice Costituzionale, democristiano di ferro. In quel groviglio armonioso che è la Toscana lo conoscevano tutti, il figlio Paolo fu notaio proprio in Banca Etruria. E pure il padre di Maria Elena Boschi, Pier Luigi, che da sempre è stato vicino alla Dc, corrente di Arnaldo Forlani, lo ha sempre stimato. Ma questa è un’altra storia.

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