Scuola, il feticcio della meritocrazia. Intervista a Carmelo Albanese di Alba Vastano

“Chi vuole bene all’Italia vuole bene alla scuola. Renderla più giusta e più rispettata è il nostro obiettivo. Lo facciamo insieme? Dal 15 settembre al 15 Novembre andremo scuola per scuola, aula per aula a raccogliere le vostre opinioni. Scriveteci, criticateci, dite la vostra. Coinvolgetevi” (Matteo Renzi). E noi lo facciamo, Presidente Renzi. Le scriviamo per dirle che la sua forma di “pinocchite” acuta ci sta stretta e per dirle che la sua “buona scuola” in effetti è quella fondata sull’inesistente paradigma della meritocrazia. Un’invenzione per premiare il demerito e annientare il pensiero critico e la cultura. Nel saggio di Carmelo Albanese “Il feticcio della meritocrazia”(ed.Manifesto libri), l’antidoto contro il falso merito. L’autore nel corso dell’intervista spiega perché la meritocrazia è un’invenzione

Nella scuola italiana il duo Renzi-Giannini ha confermato il sistema premiale basato sulla meritocrazia. Sistema che, come saggiamente spiegato nel tuo libro “Il feticcio della meritocrazia”, è pura invenzione e veicolo di corruzione. Come spiegare che il sistema basato sul merito, come accade per l’Invalsi, è fallimentare?

Tutti i governi della Repubblica che si sono avvicendati da trent’anni a questa parte, hanno scientemente perseguito l’obiettivo di smantellare tutto ciò che nella scuola pubblica funzionava. Ridurla in brandelli. Estirpare pervicacemente da questa, qualsiasi permanenza di senso fino a deturparla e privarla della sua funzione. E’ infatti noto che una popolazione istruita, una nazione istruita è il più grande pericolo per chiunque persegua lo scopo di annichilirla nei soprusi di potere e di continuare a godere di privilegi insopportabili, sfruttando la disponibilità dei molti alla sottomissione, che è figlia unica dell’ignoranza. Lungo questa via si arriva alla parolina magica “meritocrazia”. La “meritocrazia” non esiste. E’ parola priva di fondamento. Significante privo di significato. Ho ampiamente dimostrato ciò nel saggio cui tu ti riferisci e che questi signori che misurano il “merito” degli altri, avrebbero dovuto quantomeno leggere (dovrebbe essere questo il loro mestiere!), per poterlo confutare e continuare a percepire senza scandalo, lo stipendio che attualmente percepiscono ingiustificatamente, inseguendo ciò che non esiste in complicate e costosissime commissioni, create con il solo scopo di far proliferare gli istituti privati. Invece non lo hanno letto, meno che mai confutato (e come potrebbero farlo!), dunque li boccio senza appello. Sono asini patentati che giocano a non esserlo in questi scenografici e bizzarri meccanismi che hanno inventato. Fatti e tenuti in piedi da cravatte, potere, servilismo e provvedimenti disciplinari per chi non si allinea. Tutte cose che con la trasmissione del sapere non c’entrano evidentemente nulla e c’entrano molto invece, con una restaurazione delle aristocrazie sociali in un clima di moderna dittatura bianca. Gli insegnanti dovrebbero incentivare negli studenti, prima di tutto il dubbio, la critica; stimolare la capacità degli allievi di porre domande; promuovere la libertà e la tranquillità come condizioni fondamentali affinché il sapere venga trasmesso, affinché possa esserci in loro, l’attitudine all’ascolto e all’osservazione; dimensioni fondamentali alla crescita culturale e riflessiva di chiunque. Immagina se Euclide, o Socrate, o Platone avessero dovuto essere valutati nel loro insegnamento da una truppa di illustri burocrati del nulla. Il loro pensiero sarebbe stato sottomesso alle griglie dei valutatori con conseguenze che ti lascio immaginare. La “meritocrazia” , che d’ora in poi nel corso dell’intervista chiamerò con un altro nome, più reale, ad esempio “meritoillusione”, per non avvalorare la liturgia della parola che la tiene in piedi, crea solo un’infinità di paradossi come tutti i concetti religiosi che non hanno riscontro nella realtà umana. Comporta inoltre la necessità potenzialmente infinita di giudici del merito e in questo modo genera sistematicamente potere e corruzione.

Le prove Invalsi confermerebbero tutta l’infondatezza del merito? Ovvero, i test che vengono somministrati (parola guarda caso che rimanda ai sacramenti) è oggettivo che nulla abbiano a che vedere con i programmi scolastici e con la trasmissione dei saperi, poiché (e basta divertirsi un po’ a leggerli) sono basati su logica astrusa. La domanda appropriata che ti rivolgo è “ A che serve una prova del genere se non è possibile, per logica, provare che esiste un rapporto preciso di causa –effetto tra insegnamento e risultati? Il risultato infatti, come ben descritto nel tuo saggio, è soggetto a diverse variabili

L’idea che un plotone (e dico plotone perché si tratta di una realtà più simile all’ambito militare che non a quello dell’istruzione) di illustri sconosciuti, pretenda con delle domande di logica, astrusa o meno che sia, di valutare il livello di efficacia di un’istituzione così complessa e articolata dal punto di vista delle variabili umane non contingenti che la compongono; è fatta di fiducia, libertà, di quotidiana costruzione di delicati rapporti fondati su altrettanto delicati equilibri; fa effettivamente ridere. Questi signorotti medioevali, con le loro griglie/formule magiche improbabili e i loro alambicchi che tanta soggezione provocano in un popolo si creduloni sottomessi che attendono con ansia di essere sgridati dal primo potere che capita; somigliano in tutto e per tutto agli azzeccagarbugli di manzoniana memoria, o se preferisci allo stuolo di medici/speziali che si alternavano al capezzale del misantropo di Molière. Dal comico si passa al tragico se si pensa che in base a queste cialtronerie vorrebbero “selezionare” il livello di preparazione degli studenti e dei docenti e che avvengono non nel mille e trecento, ma in piena epoca moderna. Le griglie di valutazione che sciorinano non hanno nessun fondamento oggettivo, non lo possono avere come dimostro matematicamente e logicamente nel saggio che tu hai letto (e loro no, scusa ma amo ripeterlo per dimostrare tutta la loro impreparazione e incompetenza), dunque sono proprio l’equivalente delle pozioni magiche del mago Merlino. A cosa serve tutto ciò? Come ho detto a una sola cosa. Serve alle aristocrazie per mantenere un ruolo di potere e di controllo sulle altre classi sociali. Solo e nulla più che a questo.

E nell’ipotesi, alquanto improbabile, in cui per valutare venissero considerate tutte le variabili non si promuoverebbe quell’aspetto della psicologia comportamentista che prevede il paradigma stimolo-risposta? Ovvero :”Se mi dai un premio faccio ciò che desideri, altrimenti…” Si modellerebbero così i saperi e gli intelletti in modo opportunistico, al fare solo ciò che conviene.

E’ esattamente come tu dici e come risulterebbe evidente a chiunque sia riuscito a conservare un minimo di buon senso pur nel delirio illusionistico che ci circonda. Tra le aberrazioni che mette in piedi la dinamica “meritoillusoria”, c’è anche questo paradosso. Se l’obiettivo degli individui di una comunità non è più quello di istruirsi (o di costruire edifici, curare pazienti, etc. etc. etc.), ma di fare qualsiasi attività meglio degli altri; il risultato sarà la sostituzione progressiva, nel tempo, del loro obiettivo primario. Si entrerà in gara costante con gli altri, anziché in collaborazione per lo svolgimento di un determinato compito, o la soluzione di un problema. Con il risultato che, sempre nel tempo, nessuna sarà più capace di fare nulla, ma “non lo saprà fare”, meglio di chiunque altro. Sarà una competizione progressiva, un tutti contro tutti senza esclusione di colpi con il solo fine di superare gli altri secondo parametri illusori cui si è arbitrariamente deciso di credere. Il rapporto con le cose da fare si perderà progressivamente e questo porterà ad una situazione che già puoi vedere intorno a te (visto che è un po’ di tempo che il delirio “meritoillusorio” viene contrabbandato e perseguito): la profonda incompetenza di chiunque in quasi tutti gli ambiti sociali, ottenuta, per paradosso, proprio inseguendo il merito. Vedi, anche io ho le mie colpe. Nel senso che quando decidi di smontare un delirio, rischi che i fanatici di quello che oggettivamente è un delirio, trovino nuova fiducia proprio nelle tue critiche, che hanno lo scopo di trovare argomenti densi di senso al loro fondamentalismo insensato. Lo aveva già notato Bertrand Russell, che di logica se ne intendeva, non come questi cialtroni dell’ANVUR o dell’INVALSI, o quegli altri quattro politici d’accatto del Ministero dell’Istruzione. Lo aveva notato quando diceva ai fondamentalisti religiosi, che per mettere alle strette il suo ateismo gli chiedevano di dimostrare la non esistenza di Dio; che non avrebbe dovuto lui dimostrare l’inesistenza di Dio, ma toccava a loro dimostrarne l’esistenza. Ecco, ci sono caduto. Ho mostrato agli azzeccagarbugli del Dio “merito”, che il loro Dio è inventato e non ha nessun riscontro nelle umane cose. Da bravi fondamentalisti se ne fregheranno. D’altronde quale poteva essere l’alternativa? Lasciarli agire senza far quantomeno notare l’assurdità delle loro costosissime elucubrazioni religiose? E’ uno sporco lavoro quello di mostrarli asini come di fatto sono (e non me ne vogliano questi umili, utili e straordinari animali), ma qualcuno doveva pur farlo.

A monte del sistema meritocratico c’è ovviamente un’autorità costituita che tende a creare adepti, a cristallizzare i saperi. Nella scuola crea e incoraggia differenze e competitività fra allievi e docenti, sotto il giudizio, inconfutabile( e sta avvenendo) del dirigente scolastico, che, da novello padroncino si permette di valutare e dare giudizi verso i docenti. “Lei è bravo, lei no, perché non si allinea. Lei contesta troppo. Lei parla troppo. Lei è la voce fuori del coro. Lei invece è bravissimo perché esegue tutto ciò che gli chiedo”

Si esattamente. Questo è uno dei pochi fatti concreti che produce tutto il meccanismo della “meritoillusione”. Potere, padroni, cristallizzazione del sapere e corruzione. Oltre queste “preziose mostruosità”, tutto questo loro abile specchietto per allodole, non produce nulla. E basta guardarsi intorno per vedere in ogni ambito sociale, quello che finora è riuscito a produrre. Diranno che la società non è ancora fondata sul merito. E’ falso. Nella scuola è ormai da anni che questi test vengono fomentati e creano terrore, inutilità e panico tra studenti e docenti e come unico risultato concreto, fino ad ora, hanno prodotto il tunnel della Gelmini. Producono inoltre infinite categorie di giudici e di giudici che dovranno giudicare i giudici, in un infinito carosello di potere che genera alla fine solo se stesso.

Il sistema meritocratico incorre, infine, nell’ingenerare inevitabilmente, guerre intestine fra docenti dello stessa scuola, creando due modalità comportamentali ben nette: la piaggeria e la contestazione netta ad essa. Ma prevale alla grande la piaggeria. E il contestatore ai sistemi meritocratici è davvero visto come la fastidiosa voce fuori dal coro. Come se ne esce?

Questo è un punto cui sono particolarmente sensibile. Devi sapere che ho sviluppato nel corso della mia vita, o forse l’ho avuto in dotazione nel mio patrimonio genetico fin da bambino, un rifiuto e un’indolenza spontanea verso qualsiasi forma di potere. Per questo dove gli altri provano rabbia verso la sciocchezza, a volte molto ben congegnata, della sua improbabile forza, io provo disincanto e rido non di rado delle sue trovate e dei suoi ambasciatori, i potenti appunto. Mai mi sognerei di scomodare un sentimento così profondo come la rabbia verso un potente. Pur essendo la rabbia l’immagine speculare e distorta dell’amore, il potente di turno, non la merita ugualmente. Provo solo un immenso piacere a mostrargli la mia indifferenza alle sue sciocche regole e la miserabilità di tutto ciò che lo circonda e su cui si fonda il suo carisma malato. Per non parlare della piaggeria, con la quale al potere si rassegnano gli impotenti. Puoi anche chiamarla, sudditanza, servilismo, meschinità umana. Il potente non è nessuno fin quando non incontra sulla sua strada un numero abbastanza nutrito di impotenti che gli concedono la loro disponibilità a crederlo tale. Mettiamola così, il padrone non esiste, ma esistono i servi. Se ne esce coltivando in noi stessi alcune preziose qualità, come la capacità di dubitare, l’esercizio della critica, la fiducia in noi stessi e nei nostri simili, un’idea collaborativa e solidale tra gli individui che abitano il pianeta a partire dai nostri simili. Da chi come noi, fa parte della specie umana. Tutte cose che andrebbero insegnate, anche a scuola, se non ci fosse una pseudo cultura fondata proprio sulla necessità contraria di formare schiavi pronti a perpetuare nel tempo il primo potere che capita. A cominciare dalla fandonia “meritoillusoria”.

Inoltre il cospicuo budget , di svariati milioni di euro, che viene messo a disposizione per le prove Invalsi e i fondi che ricevono le scuole vengono utilizzati per premiare il de-merito, mentre le scuole italiane cascano a pezzi e vengono negati gli spiccioli per riparare una fotocopiatrice o per l’acquisto di banchi a norma. Per un vero progetto culturale che favorisca il pensiero critico e i veri saperi, mentre si promuovono i saperi standardizzati. Tutto ciò non è deprecabile?

Tutto ciò è deprecabile quanto inevitabile. Come ti dicevo, quando si decide di seguire un’illusione, un fondamentalismo religioso, quale la parabola “meritoillusoria” certamente è, la prima cosa che viene meno è il senso della realtà. Tutto il complesso e inutile baldacchino “meritoillusorio”, che nasce come una malattia all’interno della scuola e si diffonde come una piaga biblica in tutta la società, ha come prima conseguenza, quella di prosciugare tutte le risorse della società in meccanismi complessi e inutili, ma molto costosi. Il meccanismo giudicante è ricorsivo come ti ho detto fin’ora e dunque se tutti gli individui dovranno essere impiegati per fare i giudici dei giudici dei giudici del merito, non ce ne sarà nessuno utilizzabile per rifare i tetti di una scuola. E anche qualora vi fosse, fosse cioè scampato ai meccanismi infiniti di reclutamento del supposto “migliore” della classe, o delle varie classi che esistono nella società anche al di fuori della scuola, non ci sarebbero denari per pagarlo. Arriveremo a un punto, se questo delirio continuasse e dipende da noi non permettere che ciò avvenga, in cui non solo non ci saranno più risorse e persone per rifare i muri o i tetti di una scuola; ma avremo ottenuto una società i cui membri sapranno fare tutti i giudici del merito, senza che vi sia più nessuno capace di fare qualcosa di davvero utile socialmente; come i muri di una scuola o qualsiasi altra necessaria e non delirante attività umana.

mafalda scuola

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