STO CON CHARLIE HEBDO

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“Sto al fianco di Charlie Hebdo, come tutti dobbiamo essere, per difendere l’arte della satira che è stata sempre una forza di libertà e contro la tirannia, la disonestà e la stupidità”. Così Salman Rushdie ha condannato su Facebook l’attacco terroristico di oggi contro il settimanale francese al quale ha espresso la sua solidarietà adottando, su Twitter, l’hashtag #JeSuisCharlie.
Uno dei pochi commenti che si sottrae alla marea islamofobica e reazionaria che sta montando da più parti con il chiaro obiettivo di scatenare una ondata di repressione “sempre utile”. Una giornata nera, quindi, per la critica corrosiva ed intelligente, in cui anche uno come Silvio Berlusconi, che contro la satira e la stampa più in generale ha sempre tuonato e vomitato parole di fuoco, di dire la sua.

Intanto, sono decine di migliaia le persone scese in piazza in tutta la Francia per esprimere la loro solidarietà e sostegno alla libertà di espressione. Secondo i primi dati ufficiali, riportati da Bfm Tv, sono quasi 20 mila le persone in piazza a Parigi, oltre 10 mila a Lione e Tolosa, 4 o 5 mila a Marsiglia. Superano il migliaio anche i presenti ai raduni di Lille, Bordeaux e Nantes. Intanto, diversi partiti, associazioni di giornalisti e gruppi per la libertà di stampa hanno indetto per
i prossimi giorni una lunga serie di sit in, cortei e altre forme di mobilitazione.

“La religione, una forma medievale di irrazionalità, quando si combina con le armi moderne diventa una reale minaccia alle nostre libertà”, ha aggiunto o scrittore anglo indiano contro il quale l’yatollah Khomeini emanò nel 1989 una fatwa nella quale veniva condannato a morte per aver compiuto “blasfemia nei confronti dell’Islam” nel suo libro “I versetti satanici”.

L’attentato contro Charlie Hebdo ha decimato la redazione dello storico settimanale satirico francese, nato sulle ceneri di Hara Kiri Hebdo, proibito in Francia nel 1970 dopo una copertina giudicata insultante nei confronti del generale De Gaulle, appena morto. Stéphane Charbonneau – questo il vero nome – si era sempre detto pronto a morire in piedi piuttosto che rinunciare alla libertà di espressione di cui Charlie Hebdo si è sempre proclamato paladino in Francia, pubblicando, tra l’altro, anche le vignette del profeta Maometto, quelle che nel 2006 dalla Danimarca avevano infiammato tutto il mondo islamico, provocando
numerosi morti. A France Info lo stesso Charb spiegava che la caricatura, in particolare quella più dura ed intransigente, permetteva di “sublimare la violenza: chissà cosa saremmo diventati senza la matita”. E agli islamici che lo accusavano di essere blasfemo, Charb aveva risposto, spiazzandoli: perché‚ non fate una rivista satirica contro di noi, i laici?

George Wolinski, 80 anni, era molto famoso anche in Italia, dov’è stato rivelato dal Linus di Oreste del Buono. Nato a Tunisi nel 1934, era considerato uno dei maestri del fumetto erotico francese, molto attento alla condizione femminile, sedicente “simpatico fallocrate” in un universo femminile sempre più libero e liberato in un paese come la Francia. Era anche un ottimo scrittore.
Cabu, 77 anni, è considerato un gigante del reportage a fumetti, ed aveva una tecnica quasi fotografica, oltre ad un senso del racconto dal ritmo cinematografico. E’ diventato famoso con il Grand Duduche, una sorta di studente ‘nerd’, alto e con gli occhialini tondi simili a quelli del suo autore. Ha coniato anche la figura del ‘Beauf’ (il cognato), cioè il francese medio e di mezza età, con la pancia e i baffi spioventi, un vero e proprio re della banalità e del luogo comune.

Tignous, 58 anni, infine. Bernard Verlhac, questo il suo vero nome, era forse il meno famoso dei quattro vignettisti-star di Charlie Hebdo, ma era altrettanto caustico dei suoi colleghi. Due esempi tra gli altri: la copertina di Charlie Hebdo dedicata a Gerard Depardieu pronto a scappare in Belgio per non pagare le supertasse francesi (“Può il Belgio accogliere tutto il colesterolo del mondo?” si legge accanto al ‘faccione’ dell’attore). E quella sul post primavera araba. Sotto la didascalia “Dopo la primavera araba, l’estate araba”, si vede una giovane donna in topless con il viso nascosto da un hijab.

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