Jobs act, Babbo Natale regala tutto alle imprese

Susanna Camusso aveva detto, a caldo,che le norme del Jobs act sono, senza mezzi termini, “ingiuste, sbagliate e punitive”.Oggi il segretario della Fiom Maurizio Landini definisce i decreti “un regalo fatto alla vigilia di Natale agli imprenditori”. Renzi, dice, “ha fatto felice la Confindustria ma non certo i lavoratori e le lavoratrici e tanto meno i giovani e i precari, che non acquisiscono diritti in più: si tratta solo di meno diritti per tutti”.
Intanto, la Cgil affida ad una nota diramata poco fa un approfondimento della sua analisi.

“Altro che tutele crescenti, siamo alla monetizzazione dei diritti e al via libera alle imprese a licenziare in maniera discrezionale lavoratori singoli e gruppi di lavoratori. Più che di rivoluzione copernicana, siamo ad una delega in bianco alle imprese a cui viene appaltata la crescita. Queste misure ledono diritti collettivi ed individuali, cambiando per sempre il diritto del lavoro nel nostro Paese”, si legge nella nota della Cgil, che intanto dichiara di voler proseguire la sua mobilitazione. Questi i punti contestati dal sindacato:

  • Per i licenziamenti cd disciplinari il reintegro rimane solo per insussistenza del fatto materiale, utilizzando una formulazione che sostanzialmente rende possibile licenziare per motivi disciplinari anche se il licenziamento per motivi soggettivi prevedeva una sanzione inferiore o anche se il fatto imputabile al lavoratore non è giuridicamente rilevante. Anche in questo caso ci sarà solo l’indennizzo quantificato in ragione dell’anzianità.
  • Con il decreto al posto delle tutele crescenti si passa alla “monetizzazione crescente” dei diritti. I lavoratori ( operai, impiegati e quadri), infatti, potranno essere licenziati anche senza giusta causa ottenendo il solo indennizzo e questo varrà per i licenziamenti economici, per quelli disciplinari e per quelli collettivi.
  • Il Governo oltretutto, con la Legge di Stabilità, ha elargito alle imprese un contributo di 8060 euro per ciascun lavoratore assunto con il nuovo contratto, senza alcun vincolo che garantisca la stabilità delle assunzioni. L’impresa prenderà comunque l’incentivo anche se a fine anno licenzierà quel lavoratore, che si vedrà riconosciuto al massimo 4 mensilità il primo anno e 2 per ogni anno lavorato se appartenente ad un’impresa con più di 15 dipendenti o da 2 a 6 se appartenente ad una piccola impresa o alle cosiddette organizzazioni di tendenza (partiti e sindacati).
  • Con il decreto si è chiarito che le imprese avranno tutele certe quando licenziano senza giusta causa e i lavoratori a parte il titolo ” a tempo indeterminato” avranno un contratto più incerto e meno protezioni.
  • Avremo quindi regimi differenziati a seconda della data di assunzione, della dimensione dell’impresa e del contratto di lavoro perché sui contratti atipici non si prevede nulla. Un mondo del lavoro più diviso e meno sicuro è un contratto a tempo indeterminato che cambierà per sempre la sua fisionomia diventando un contratto a scadenza variabile in base alla convenienza dell’impresa di sostituire la forza lavoro.
  • Il Governo ha anche confermato che l’indennizzo per i licenziamenti economici può valere al massimo 24 mensilità come già previsto dalla Fornero, solo che in quel caso decideva il giudice, mentre ora sarà il datore di lavoro a valutare quando gli conviene licenziare un lavoratore per pagare di meno.
  • Punti discutibili riguardano l’opzione di conciliazione che viene posta al lavoratore in alternativa al ricorso giudiziario e per la quale si dimezza il massimo dell’indennità percepibile in relazione all’anno di anzianità specificando che è sottratta alla tassazione irpef e previdenziale ma comunque la metà di quanto previsto in via ordinaria e certificabile ” in una delle sedi previste dall’art 82 del decreto 276 ” senza identificare una modalità univoca e ampliando sedi e soggetti che possono certificare la conciliazione.

renzicoerenza

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