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Credo che non potesse esistere partita più perfetta, anche se abbiamo rischiato l’infarto, anzi, soprattutto per questo, e anche se è finita ai rigori. No, non mi sarebbe piaciuto vincere nei tempi regolamentari, e vi spiego perché. La Juve segna per un nostro clamoroso errore, ma noi non molliamo, anzi, giochiamo un primo tempo al loro livello, e nel secondo siamo nettamente superiori, meritiamo la coppa. L’arbitro a loro non fischia niente, non tira fuori un cartellino neppure a pagarlo, a noi, ovviamente, sì. Le telecamere Rai inquadrano gli spalti e ci sono improponibili arabi vestiti con i colori della Juve: li hanno pagati, mi è chiaro, per metterlo a quel servizio a noi. Nessun tifoso del Napoli. Lo stadio è talmente silenzioso che sembra finto, sembra un film dell’orrore, dal finale già scritto: arbitro ingiusto, stadio fasullo, partita vinta immeritatamente da loro, e noi che ne usciamo con le ossa distrutte e gli occhi pieni di lacrime e non troviamo di meglio che farci la guerra. Ma noi siamo là e sappiamo che meritiamo di vincere, per il passato e per quello che stiamo dando in campo, e ci diciamo che possiamo farcela, che dobbiamo farcela. Li rincorriamo di continuo come una bestia ferita che rincorre chi le ha fatto del male. Stiamo là, e pareggiamo. La telecronaca Rai fa schifo, è uno spudorato tifo per la Juve: pare debbano sempre imbastire i bianconeri; loro segnano il rigore e il giocatore di turno “sberleffa Rafael”, mentre sui nostri rigori manco una parola, come se non li tirassimo nemmeno. Rafael contro Buffon. Sembra una parolaccia e invece diventa una poesia. Ho visto i rigori con mio figlio addosso, abbracciandolo strettissimo. È stato il primo che ho baciato. Avrei voluto spiegargli che la partita di ieri è stata una prova dell’esistenza di una entità superiore e giusta, avrei voluto dirgli cosa significasse quella partita, cosa significasse vedere i giocatori della Juve a terra, disperarsi dopo essere stati convinti di vincere fin dall’inizio, rubando, facendo falli, fingendo di aver subìto chissà quali danni inesistenti (Lichtsteiner sei un bluff!). Avrei voluto dirgli di guardare le facce di Marotta e Agnelli, di guardare la sconfitta in quei volti, bellissima, di imprimersela nella memoria. Avrei voluto spiegargli tutta la rabbia esplosa alla vittoria. Invece gli ho detto solo di guardare De Laurentiis, e Higuain, e Benitez, e il mio Rafa, bello come il sole, con la sua decima coppa tra le mani, la nostra. Io una partita migliore non avrei potuto averla. Una partita che ha dimostrato l’esistenza del giusto e del sacro, l’ultima partita prima di Natale. Un pensiero mistico privo di perdono e tanto tanto pieno di riscossa e felicità. Adesso però lasciatemi stare, devo rivedere tutte le azioni, tutti i rigori, tutte le facce di ieri sera. Comprese quelle dei tifosi del Napoli, che alla fine sono stati inquadrati: il bambino in lacrime, perché era ingiusto vincessero loro, e la ragazza con la macchinetta sui denti, bella come il sole nella sua felicità. Lasciatemi stare, perché voglio ancora godere. E devo prepararmi per l’aperitivo Napolista. Abbiamo osato, rischiato, abbiamo dato tutto, abbiamo vinto. Ora è il momento di festeggiare, ancora. E Forza Napoli. Sempre – 10 Ilaria Puglia

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