Per una filosofia dello stronzo di Luca Addabbo

amleto da silva

Il signor Amleto de Silva è un tipo interessante. Nato a Napoli, cresciuto a Salerno e ora residente a Roma, ha esordito come vignettista su Cuore continuando a occuparsi di satira politica e sociale nelle vesti di autore teatrale, scrittore e blogger. Chi lo legge su Amlo.it, sulle rubriche di Repubblica.it, o anche chi semplicemente lo segue su Facebook sa che si tratta di un ragazzaccio dalla lingua versatile e appuntita, che unisce la verve napoletana al gusto per la provocazione, l’arguzia dell’umorista allo snobismo dell’intellettuale. Insomma la persona con le qualità giuste per parlare di uno dei maggiori mali che attanaglia l’umanità fin dalla sua nascita: gli stronzi. Nel suo ultimo libro, Stronzology (edito dalla barese LiberAria), de Silva cerca di elaborare una “gnoseologia della dipendenza dagli stronzi”, ovvero uno studio serissimo, insieme filosofico e scientifico, per riconoscere i soggetti in questione, capire i loro comportamenti, analizzare le cause e gli effetti del loro essere così miserabili e, possibilmente, imparare a starne alla larga.Compito difficile, quasi estremo, perché gli stronzi sono ovunque e si nascondono anche tra le persone apparentemente normali, quelle con cui scambiate due chiacchiere al mattino mentre prendete il caffè. Sono padri di famiglia, professionisti esemplari, apprezzati e rispettati dai i vostri amici, ma, mentre hanno sempre una parola buona per tutti, operano nell’ombra per mettervela in quel posto. Sia che si tratti del panettiere che finge non di non capire cosa sono le rosette (per lui sono michette, anzi no, farfalline), dell’amico che vi chiede dei soldi senza mai restituirli, o del semplice vicino rompicoglioni, compito dello stronzo è sempre quello di arrecarvi un danno anche minimo, ma sufficiente a rafforzare il suo ego e l’ammirazione dei compagni di merenda, specie quelli meno dotati di materia grigia.Del resto, ci insegna l’autore, gli stronzi non potrebbero esistere senza la presenza indispensabile di un pubblico di cretini. È in questo oceano di gente che lo stronzo si muove, cercando non solo le sue prede – quelle più abbordabili ma meno avvincenti, inconsapevoli di essere state raggirate – ma soprattutto approvazione e protezione. Sono proprio questi minus habentes e i loro “Ah, guarda, non so che dirti, con me è stata sempre una persona squisita”che permettono allo stronzo di prosperare e continuare a fare danni anche dopo che è stato mandato a quel paese.Per questo, suggerisce de Silva, l’unico modo per sopravvivere agli stronzi è quello di alzare l’asticella, diventare esigenti, smetterla di frequentare persone che al cinema scelgono il primo film disponibile, che ascoltano pessima musica o che leggono i libri di Gramellini (in realtà questo non c’è scritto, ma s’intuisce). Togliete allo stronzo il suo pubblico di cretini e in breve tempo questi sparirà, fingerà di non vedervi per strada o vi saluterà frettolosamente, mentre andrà a caccia di nuove prede.Stronzologydi Amleto de SilvaLiberAriapp. 176, € 10,00

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