RENZI E LA CRISI “pil parolaio” e botte contro operai e sindacalisti. Memo: sono 160 le vertenze al Mise!

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Tutti in queste ore si affannano nel dire che a proposito delle botte prese dal corteo degli operai di Terni si è trattato di un equivoco. Qualcosa non avrebbe funzionato nella “catena di comando”. Il che vuol dire che qualcuno in piazza, tra le forze dell’ordine, si è preso qualche libertà di troppo. Lo stesso che ha fatto circolare la panzana che i lavoratori volevano occupare i binari della stazione Termini? Contro le tute blu della Ast non è la prima volta che si scatenano le conseguenze del “mancato allineamento degli astri”. Pochi mesi fa a Terni a rimetterci fu addirittura il sindaco, che si schierò dalla parte degli operai.
Stavolta, il profilo della repressione non è stato da meno. In prima fila, c’erano due alti dirigenti della Fiom:Gianni Venturi, che è stato portato in ospedale con la testa rotta, e Rosario Rappa. Senza contare le manganellate prese da Landini. Rappa e Venturi sono i due che si stanno occupando della vertenza Ast in quanto responsabili della siderurgia per la Fiom.
Non è solo la catena del comando che non ha funzionato, quindi. Come si può, sulla base di un equivoco, riempire di botte tre sindacalisti ai vertici della Fiom? C’è stata una scelta precisa e non si è trattato di un semplice incidente.
Quanto accaduto ieri in piazza Indipendenza è un segnale politico. Ed ora vedremo cosa farà e dirà Renzi per gestire questa fase così delicata. Vediamolo alla prova sul campo questo campione di “Pil parolaio” e di “futuro mediatico”. Per adesso i fatti parlano di botte, botte, botte. Non è la prima volta da quando c’è lui a palazzo Chigi.
Qualcuno ha sommessamente ricordato (un segretario di lungo corso della Uil) che le vertenze aperte al Mise sono più di 160. Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di drammatiche ristrutturazioni, e anche di moltissime chiusure definitive. Renzi e Guidi, che hanno dimostrato più volte di non saper che pesci pigliare, non fanno altro che promettere e promettere. Mai in un caso il Governo è stato in grado di aprire un qualche tipo di spiraglio o di fronteggiare in qualche modo l’arroganza dell’azienda.
Quindi, oltre ad Alfano bisognerebbe chiedere anche ad altri ministri, lo “stato dell’arte” sulla crisi. Se l’idea è di affrontare la drammaticità del momento a suon di manganellate, perché altro non abbiamo visto finora, Renzi e Napolitano si assumono una bella responsabilità. E non si può ogni volta parlare di errori ed equivoci. Qui sono in gioco le vite delle persone, che da qualche mese hanno smesso di pensare al suicidio optando per indirizzare da un’altra parte il loro disagio.

di SEBASTIANI

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