IL BRASILE HA SCELTO DUE VOLTE DILMA

DILM

Dilma Rousseff e’ stata rieletta presidente del Brasile per i prossimi quattro anni. Lo ha annunciato il Tribunale elettorale quando e’ stato scrutinato il 98% delle schede. Rousseff e’ stata rieletta al secondo turno con il 51,64% dei voti, pari a 54.498.042 voti. Il suo sfidante Aecio Neves ha ottenuto il 48,36%, pari a 51.040.588 preferenze.
Queste elezioni sono state considerate tra le più incerte degli ultimi 25 anni. Rousseff è arrivata in testa al primo turno del 5 ottobre con il 41,9% e secondo i sondaggi avrebbe dovuto vincere con il 53-54%.
Straordinarie le cifre sulla partecipazione. Gli aventi diritto al voto erano 142.822.046, i voti validi sono stati 105.538.630. La percentuale di votanti e’ stata del 78,9%, quella degli astenuti il 21,1%. Le schede bianche sono state 1.921.803 (pari all’1,71%), quelle nulle 5.219.538 (4,63%).
La Rousseff porta in dote i considerevoli risultati raggiunti in questi ultimi 12 anni dal partito dei Lavoratori (Pt) al potere, prima con i due mandati di Inacio lula da Silva e poi con il suo. Non si tratta di cose da poco: secondo dati diffusi in settembre dall’Onu la povertà estrema si è ridotta del 75% e il livello di denutrizione si è dimezzato grazie al programma Beca Familia, di cui beneficiano 56 milioni di persone. Il tasso di disoccupazione ha inoltre toccato il minimo storico del 5% e sono stati creati 21 milioni di posti di lavoro. Da quando il Partito dei Lavoratori è salito al potere con Inacio Lula nel 2003, il Brasile ha dato priorità assoluta all’integrazione regionale con i paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Venezuela) e ai rapporti con il gruppo dei paesi emergenti Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica).
Il Brasile, che ha più di 200 milioni di abitanti, è il quinto Paese più esteso e la settima economia mondiale e i numeri della votazione sono a misura di colosso continentale: 142,8 milioni di elettori, di cui 354 mila all’estero, 425 mila seggi elettorali e oltre 530 mila urne elettroniche.
Nata a Belo Horizonte il 14 dicembre 1947, figlia dell’imprenditore e poeta bulgaro Pedro Rousseff, e di una maestra brasiliana, la Rousseff iniziò i suoi studi in una prestigiosa scuola cattolica ma presto – a 17 anni – si appassionò di politica maturando idee marxiste. Si unì successivamente al gruppo Politica Obrera (Polop), poi a movimenti più radicali – tra cui Comando de Liberación Nacional (Colina). Fu addestrata alla guerriglia anche se, assicura, non partecipò ad azioni armate. Nel gennaio 1970 fu catturata dalla polizia politica di Sao Paulo e sottoposta a torture: “Nessuno esce da queste cose senza essere segnato”, ha spiegato una volta durante un’intervista. Liberata nel 1972, Roussef si dedicò all’unica figlia, Paula, e completò i suoi studi di economia. Tornò in politica negli anni Ottanta nel Partito democratico laburista (Pdt). Ministro dell’Industria, dell’Energia e delle Comunicazioni dello stato di Rio Grande do Sul, nel 2001 lasciò il Pdt per unirsi al Pt. Due anni più tardi, Lula la nominò ministro dell’Energia, scegliendola poi come sua erede politica. A questa scelta si è aggiunto il raffreddamento dei rapporti con gli Stati Uniti, specie dopo che, nell’ambito delle rivelazioni di Edward Snowden, si è scoperto che gli Stati Uniti intercettavano le telefonate della Rousseff.

DILMA RIELETTA

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