UNA PIAZZA STRAPIENA NON FA STARE TRANQUILLO RENZI

“Lavoro, lavoro, lavoro”. Susanna Camusso sale sul palco alle 13.30 in punto. Una mezz’ora di ritardo sulla tabella di marcia. La straordinarietà della giornata lo consente, però. Almeno 500mila persone hanno gremito piazza San Giovanni e le vie laterali. Il suo intervento è tutto sulla stessa chiave: diritto al lavoro, lavoro con diritti. Non c’è dichiarazione esplicita di guerra. Per adesso si rimane in trincea. “Certo, continueremo anche con lo sciopero generale”, dice Camusso subito l’apertura del suo intervento infiammando la piazza. Insomma, sbaglia chi pensa a “una fiammata”; e non basta nemmeno esercitarsi sui numeri “oppure che è una protesta e non una protesta”. Camusso attacca la legge di stabilità sottolineando che “non cambia verso”. “Troppo facile dividere il mondo del lavoro e non guardare alla corruzione e alla criminalità”, incalza Camusso. “Non va bene che il presidente del Consiglio dica cose che poi non fa in Italia”, aggiunge. Camusso, in sostanza, accusa Renzi di essere troppo sottomesso ai poteri economici:dalla Thyssenkrupp ai call center. “Stiamo organizzando la festa delle imprese o portiamo il paese fuori dalla crisi?”, chiede polemicamente Camusso. “La funzione di un governo è stare dalla parte di chi è debole”.
L’art. 18 secondo Camusso va esteso a chi non ce l’ha. E quindi con Renzi si prepara al muro contro muro, “estendendo le tutele a partire dallo Statuto dei lavoratori”.

Più chiaro è l’intervento di un lavoratore della metropolitana di Napoli. “Noi saremo sempre presenti, anche per lo sciopero generale”. Il suo intervento è un uragano di emozioni e arrabbiatura. Peppe ricorda il suo comapagno di lavoro, e fa zittire la piazza in un interminabile minuto di silenzio.
Sicuramente verso lo sciopero generale ci va la Fiom. “Una persona intelligente dovrebbe capire – dice il segretario della Fiom Maurizio Landini – che il consenso di quelli che lavorano e di quelli che cercano un lavoro oggi il governo non ce l’ha. Se davvero vuole cambiare il Paese occorre fare delle cose non contro chi è in piazza”. “Il corteo è strariuscito, per quello che ci riguarda non ci fermiamo qui”, aggiunge. Il 27, subito dopo l’incontro a palazzo Chigi Camusso vedrà i segretari generali . E da lì dovrebbe arrivare la dichiarazione dello sciopero generale.

“Ho votato Pd per cambiare le cose – dice Pasquale, un lavoratore che arriva da Milano – ma in questo modo non andremo da nessuna parte. Penso che a questo punto serva una pausa di riflessione. Fare carriera sulla pelle dei lavoratori non serve a niente.Semplicemente. Già mi ha fregato la Fornero e adesso arriva qusto. Fate un po’ voi”.

Intanto a Firenze la LEOPOLDA si anagramma con ODO PALLE

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