Le buste paga? È game over di Antonio Sciotto

Lavoro. Istat: aumenti dell’1,2%, il dato più basso dal 1982. Il 60% dei dipendenti senza contratto. Il caso del pubblico impiego: niente rinnovo dal 2009

Ormai non passa giorno senza che venga dif­fuso un dato nega­tivo per chi lavora: ieri è toc­cato alle retri­bu­zioni, che in giu­gno hanno visto il loro aumento più basso negli ultimi 30 anni. Sono cre­sciute dell’1,2% (che è comun­que quat­tro volte l’inflazione, pari allo 0,3%), secondo quanto cer­ti­fi­cato dall’Istat. Certo poco per dire che saranno le buste paga dei nostri con­cit­ta­dini – per quanto raf­for­zate dagli 80 euro ren­ziani – a farci uscire dalla crisi.

Poco soprat­tutto se si pensa che tan­tis­simi lavo­ra­tori il rin­novo lo vedono con il can­noc­chiale, ben lon­tano nel pas­sato: gli unici ad aver fir­mato un con­tratto, tra quelli moni­to­rati dall’Istat, sono stati i gior­na­li­sti. E con un impianto, peral­tro, cri­ti­ca­tis­simo da parte dei precari.

Insomma, ver­rebbe quasi da dire che è un bene che que­sti numeri siano arri­vati alla vigi­lia dell’ultimo wee­kend di luglio: molti sce­glie­ranno di distrarsi, in mon­ta­gna o al mare, per non pen­sare alle pro­prie buste paga.

Sicu­ra­mente dovranno distrarsi i lavo­ra­tori del pub­blico impiego, la cate­go­ria per cui la firma sotto un accordo è ormai un docu­mento pre­i­sto­rico: i loro sti­pendi sono fermi dal 2009, quindi ci avviamo ormai verso i 6 anni senza incre­mento. Come bloc­cati sono gli inte­gra­tivi e isti­tuti come il sala­rio accessorio.

Pub­blici che in qual­che modo fanno trend, indi­cano anche al pri­vato una dire­zione: le imprese sono infatti parec­chio restie a rin­no­vare i con­tratti – a meno che poche decine di euro non si barat­tino con forti aper­ture sulla “fles­si­bi­lità”. Esem­pio prin­cipe, il rin­novo alla Fiat, cri­ti­ca­tis­simo per l’ormai mito­lo­gica offerta di 15 euro mensili.

L’Istat dun­que ci informa che, alla fine di giu­gno, i dipen­denti in attesa di un rin­novo erano il 61,4% dell’intera eco­no­mia, e il 50,1% nel solo pri­vato. L’attesa media è di 30,3 mesi per l’insieme dei dipen­denti e di 16,5 mesi per quelli del set­tore pri­vato (come si vede, il lavoro pub­blico alza parec­chio la media, fino a raddoppiarla).

Facile, in que­sto con­te­sto, com­pren­dere il suc­cesso – almeno sul piano comu­ni­ca­tivo – del bonus fiscale ren­ziano: 80 euro è meglio di niente in qual­siasi situa­zione, ovvio, ma se si pensa alla par­ti­co­lare debo­lezza dei salari ita­liani, e al fatto che Cgil, Cisl e Uil fati­cano a otte­nere una firma delle imprese sotto un accordo, quell’“aumento” ero­gato dal governo prende tutto un altro sapore. E, soprat­tutto, sostiene la cam­pa­gna anti-sindacati ani­mata dallo stesso premier.

Così Marianna Madia, la mini­stra della Pub­blica ammi­ni­stra­zione, ha avuto buon gioco, con l’approvazione degli 80 euro, nel pre­sen­tarli come una sorta di con­tratto già fir­mato. Come dire: evi­tiamo i soliti rituali, i tavoli, le not­tate, tanto un bell’aumento lo avete già avuto. Ragio­na­mento respinto dai sin­da­cati, e subito deru­bri­cato dalla stessa Madia, ma che comun­que ha aperto una brec­cia nella sto­ria delle rela­zioni sin­da­cali ita­liane. Il “nuovo” ren­ziano, in qual­che modo, si vede anche qui.

I sin­da­cati con­ti­nuano a invi­tare l’esecutivo gui­dato da Renzi a sedersi a un tavolo per rin­no­vare final­mente i lavo­ra­tori del pub­blico impiego: il che farebbe forse da traino anche per gli altri. «Il datore di lavoro è il governo, che fa finta di niente e pensa che ancora si possa reg­gere – dice Anto­nio Foc­cillo, segre­ta­rio con­fe­de­rale Uil – Chie­diamo per l’ennesima volta di rin­no­vare i con­tratti. Non si può con­ti­nuare a chie­dere sem­pre più pre­sta­zioni e attuare con­ti­nue pena­liz­za­zioni nei con­fronti di que­sti lavoratori».

Vanno citati però anche gli esempi con­tro­cor­rente, di aziende che vanno bene e che inol­tre fir­mano ottimi rin­novi (azien­dali) con i sin­da­cati: è noti­zia di ieri che la Fer­rero (il gruppo delle meren­dine e della Nutella) ha siglato un inte­gra­tivo di 6 mila euro con Flai, Fai e Uila. L’intesa, più pre­ci­sa­mente, pre­vede un pre­mio varia­bile di 6.075 euro sui pros­simi tre anni che, a regime, por­terà a un aumento di oltre il 13% rispetto a quanto pre­vi­sto dall’ultimo integrativo.

Intanto ieri sono arri­vati nuovi dati sul piano Garan­zia gio­vani, pre­sen­tato dal mini­stero del Lavoro come una sorta di volano che dovrebbe rilan­ciare l’occupazione under 30: gli iscritti sono 138.083, in corsa per 8.733 posti di lavoro. Sono già stati con­vo­cati per un incon­tro 21.136 ragazzi, e 9.164 hanno già rice­vuto il primo col­lo­quio di orientamento.

Il mini­stro del Lavoro Giu­liano Poletti ha riba­dito che la set­ti­mana ven­tura por­terà il nodo della cassa in deroga – per cui man­cano 1,2 miliardi – in con­si­glio dei mini­stri. I fondi – ha aggiunto – potranno venire da risorse desti­nate ad atti­vità «che poi non si sono realizzate».

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