Ucraina: Poroshenko giura da ‘duro’, nuovi bombardamenti sull’est

In un paese diviso dalla guerra civile, l’oligarca Petro Poroshenko ha giurato come nuovo presidente dell’Ucraina davanti al parlamento di Kiev, ribadendo che l’immagine di moderato e di riconciliatore che gli è valsa anche il voto di molti cittadini ucraini poco inclini a sostenere gli ultranazionalisti che si sono impossessati del potere attraverso il colpo di stato filoccidentale di febbraio era soltanto una trovata propagandistica abbandonata subito dopo la vittoria del 25 maggio.

ukraina fascista

L’intervento di investitura del ‘re del cioccolato’ non è stato affatto distensivo, anzi. Nessuna inclinazione federalista nei confronti delle popolazioni russofone del sud-est, al massimo qualche vaga promessa sul ‘decentramento’ sul modello polacco e sulla possibilità dell’uso della lingua russa insieme all’ucraino in alcune regioni. Ma poi Poroshenko ha attaccato i ribelli delle repubbliche popolari di essere ‘armati dai russi’ ed ha annunciato di volere un nuovo trattato internazionale che porti Kiev nel sistema difensivo della Nato e dell’Unione Europea in funzione antirussa. Il nuovo presidente ha anche specificato che non intende ritardare in alcun modo l’ingresso dell’Ucraina nella sfera d’influenza europea, e che il 27 giugno firmerà il trattato di associazione con l’Ue. Soprattutto, ha usato toni durissimi e bellicisti sulla Crimea affermando che la penisola di fatto annessasi alla Russia “è stata e resterà ucraina” e che farà tutto ciò che è in suo potere per riprendersela.
Il Berlusconi ucraino ha anche promesso di lottare contro la corruzione e contro lo strapotere dei suoi colleghi oligarchi, ma contrariamente a quanto aveva affermato in precedenza Poroshenko non ha nessuna intenzione di abbandonare la proprietà della sua stazione televisiva, “5° Canale” (il che gli è valso alcune critiche di circostanza da parte di alcuni rappresentanti dell’Osce).
Al giuramento parlamentare hanno assistito numerosi esponenti dell’establishment europeo e statunitense, che hanno prontamente assicurato il proprio aiuto e sostegno al nuovo regime ucraino. «Desidero ribadire il continuo appoggio ed impegno dell’Unione Europea nei confronti dell’Ucraina» ha dichiarato ad esempio il presidente del Consiglio dell’Ue, Herman Van Rompuy. «La netta maggioranza garantitagli alle elezioni ha messo in luce il desiderio di riportare la stabilità nel paese e superare le sfide che è stato chiamato ad affrontare». «Ho fiducia nel fatto che la leadership di Poroshenko contribuirà alla stabilizzazione del paese – ha invece affermato il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen – (…) Gli alleati della Nato restano impegnati a sostenere la sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale dell’Ucraina». Soddisfazione è stata espressa da Benedetto Della Vedova, sottosegretario agli Esteri inviato a Kiev dal governo Renzi, per la volontà di Poroshenko di chiudere l’accordo con l’Ue. Presenti alla Rada Suprema anche il vicepresidente statunitense Joe Biden e i presidenti di Polonia e Germania, Bronislaw Komorowski e Joachim Gauck.
Il nuovo presidente – votato da appena un quarto della popolazione del paese – non sembra voler chiudere le operazioni militari contro l’est, che pure si sono rivelate inconcludenti, come riconosciuto dal capo dell’amministrazione regionale di Donetsk Sergïy Taruta, nominato da Kiev, secondo il quale l’operazione “antiterrorismo” nell’est “non ha raggiunto i suoi obiettivi”. “I militari ucraini oggi si confrontano con professionisti arrivati da varie regioni, tra cui la Cecenia e l’Ossezia del Sud” ha detto Taruta, che si è pronunciato contro un’operazione di vasta portata con “l’utilizzo di tutto il suo potenziale militare”. “Ogni nuova vittima è una tragedia per il Donbass e fa dieci nuovi partigiani dei filorussi” ha aggiunto.

Ma continuano  gli attacchi aerei e i bombardamenti contro le città orientali – colpito e distrutto anche un orfanotrofio – mentre in molti paesi del mondo a centinaia i membri della comunità ucraina all’estero hanno manifestato contro la guerra e contro il fascismo.

Di ieri la notizia di nuove numerose vittime nei raid sulle Repubbliche popolari insorte. «Tredici morti, di cui dieci civili» è il bilancio fornito da Valeri Botolov, uno leader dei ribelli, a proposito dei bombardamenti governativi su Lugansk. Tra le vittime anche un deputato della Repubblica popolare di Donetsk, Maxim Petrukhin, assistente del leader dei ribelli Denis Pushilin, ucciso a colpi di arma da fuoco in centro città nel corso di un attacco contro la delegazione governativa locale.
Il giorno precedente un poliziotto era stato ucciso nel corso di un blitz degli insorti a Slaviansk e da ieri il centro abitato è sotto il fuoco dell’artiglieria ucraina: oggi sarebbero cinque le vittime dei bombardamenti nella città assediata tra civili e membri delle autodifese. Un proiettile ha colpito una chiesa ortodossa provocando un incendio, mentre un altro ha centrato un’antica casa del XIX secolo provocando la morte di una bambina. Ieri nuovi combattimenti sono stati segnalati anche nella città di Mariupol.

Il presidente russo Vladimir Putin ha ordinato nelle ultime ore di rafforzare i controlli alla frontiera con l’Ucraina. Il leader del Cremlino ha dato l’ordine di prendere tutte le misure necessarie per prevenire ogni attraversamento illegale ai posti di frontiera dopo che Kiev ha ammesso che tre suoi posti di controllo frontaliero sono stati occupati dai guerriglieri antigolpisti.

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