Venezuela, presentate le intercettazioni sul tentato golpe di Geraldina Colotti

“Bisogna eliminare questa porcheria, cominciando dalla testa, approfittando del clima mondiale con l’Ucraina e ora con la Thailandia. Prima si fa, meglio è”. Parole di Maria Corina Machado, ex deputata venezuelana di estrema destra. Le avrebbe scritte all’ex ambasciatore all’Onu Diego Arria, esponente del cartello di opposizione Mesa de la unidad democratica (Mud).

Ancora più espliciti i messaggi rivolti da Machado ai nazisti del gruppo Juventud Activa Venezuela Unida (Javu), finanziati da Henrique Salas Romer, economista e fondatore del partito Proyecto Vene­zuela, ex governatore dello stato Carabobo: “La lobby internazionale è nel suo miglior momento”, avrebbe scritto Machado aizzando gli oltranzisti. Il governo venezuelano ha presentato le intercettazioni nel corso di una conferenza stampa coordinata ieri sera dal sindaco del municipio Libertador, Jorge Rodriguez. Un’occasione per denunciare “il colpo di stato” delle destre durante la quale è emersa una rete di complicità che include, tra gli altri, il banchiere Eligio Cedeno, l’avvocato costituzionalista Gustavo Tarre Bir­ceño (della locale Democrazia cristiana) e diplomatici Usa (in particolare l’ambasciatore in Colombia, Kevin Whitaker).

Intanto, negli Stati Uniti, 14 deputati democratici hanno espresso il loro disaccordo al progetto di legge per imporre sanzioni al Vene­zuela. Lo hanno fatto con una lettera aperta al presidente Barack Obama prima che si aprisse la discussione sul tema alla Camera dei rappresentanti. Il testo che prevede di bloccare i visti e i beni ai funzionari del governo venezuelano “che hanno violato i diritti umani” è già stato approvato dalla Commissione esteri della camera e del Senato. I 14, guidati dal rappresentante per il Michigan John Conyers, chiedono invece a Obama di ripristinare le relazioni bilaterali fra i due paesi, congelate da quattro anni. Come gesto di distensione, il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, si è detto pronto a inviare un nuovo ambasciatore, già nominato. Nessuna risposta, però, da Washington, anche se John Kerry ha recentemente usato toni distensivi.

Le destre venezuelane premono per l’intervento esterno attraverso i loro fidi a Miami e tuonano contro “il castro-madurismo”. Nella lettera a Obama, i deputati democratici esprimono invece il loro sostegno all’azione intrapresa dall’Unione delle nazioni sudameri­cane (Unasur), che sta mediando nel conflitto in corso da febbraio tra governo e opposizione (42 morti e oltre 800 feriti). Un con­flitto che registra il rifiuto della Mud di proseguire senza prima aver ottenuto “l’amnistia” per gli arrestati. Fra questi, il commissario Ivan Simonovis, coinvolto nel colpo di stato contro Hugo Chavez del 2002, che ha iniziato uno sciopero della fame.

Il ministro degli Esteri, Elias Jaua, ha denunciato l’ingerenza degli Stati uniti davanti ai rappresentanti del Movimento dei paesi non allineati (Mnoal), nel vertice che si conclude oggi in Algeria: “Il popolo venezuelano merita di vivere in democrazia”, ha detto davanti agli 80 delegati dei 120 paesi che formano l’organismo internazionale. L’anno prossimo, il summit si terrà a Caracas e il Vene­zuela assumerà la presidenza del Mnoal fino al 2018. Jaua ha presentato una denuncia analoga nella riunione straordinaria della Unasur, che si è tenuta in Ecuador lo scorso 22 e 23 maggio.

Stessa cosa intende fare davanti ad altri organismi internazionali, molti dei quali sono già in possesso di un corposo fascicolo che documenta “il colpo di stato strisciante” ad opera della destra venezuelana. Il 14 e il 14 giugno parlerà al G77 + Cina in programma a Santa Cruz, in Bolivia e davanti alla Comunità degli stati latinoamericani e caraibili (Celac) che riunisce 33 paesi latinocaraibili. Oggi, Jaua va a Mosca per incontrare il suo omologo Sergei Lavrov, per consolidare i meccanismi di cooperazione e le relazioni politiche con la Russia.

Dal vertice del Mnoal, il presidente boliviano Evo Morales ha protestato contro “i tentativi invasori degli imperi” e ha difeso il Vene­zuela socialista. “Il cammino delle sanzioni è un fallimento come lo è stato il bloqueo e la persecuzione degli Stati uniti contro Cuba – ha detto Maduro durante il suo programma televisivo settimanale — speriamo che Obama ascolti il clamore dei popoli e instauri nuove relazioni di rispetto, perché qualunque sanzione si esporrebbe al ripudio internazionale”.

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