Io, studente, vi racconto cosa sono le prove Invalsi e perché siamo contrari

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Un giovane allievo di scuola secondaria di primo grado racconta in una lettera a Fanpage.it il suo stato d’animo nei giorni della prova Invalsi 2014. E spiega perché è contrario a questo tipo di test.

Cosa succede quando uno studente si prepara ad affrontare le prove Invalsi, ovvero i test scritti che hanno l’obiettivo di misurare i livelli di apprendimento degli studenti al terzo anno della scuola secondaria di primo grado? Antonio, studente, spiega come ci si sente ad affrontare la prova Invalsi. E perché è contrario a test di questo tipo.


Oggi, 13 maggio, si sono svolte in tutte le scuole d’Italia delle prove che animano il dibattito sia scolastico che politico da anni: le invalsi. Questo strumento, considerato da molti professori “anti-educativo”, serve per monitorare il Sistema nazionale d’Istruzione e confrontarlo con altre realtà comunitarie ed europee. Ma com’è vissuto dagli studenti e dai professori? È davvero un semplice monitoraggio al fine di un paragone? Ecco cosa sono realmente le prove invalsi. Con l’inizio di Maggio in tutte le aule degli istituti superiori si respira l’odore delle invalsi, odore che si fan ben sentire dato che i professori, vogliosi di far bella figura cosicché possano dichiarare di avere una classe modello, interrompono il regolare svolgimento delle discipline per dare spazio alla preparazione verso le invalsi, insomma, il ritmo scolastico del mese più importante per gli studenti viene bruscamente fermato per settimane e settimane; questo ritmo scolastico assumerà una pressione ancora più enorme dopo i test invalsi dato che, alla fine di questi, bisogna recuperare tutte le settimane perse a fare “preparazione”. La classe, in questo periodo, prende pian piano le sembianze di una squadra di calcio dilettantistica arrivata per puro caso alla finale di una coppa prestigiosa, infatti alcuni docenti sfornano consigli preziosi come: copiare tutto dal ragazzo più studioso della classe, proprio come un allenatore alle prime armi che nel momento di difficoltà invita i compagni a dare la palla solo al giocatore più forte. Tutto questo è ovviamente anti-educativo, ma i retroscena delle invalsi non finiscono qui. Le invalsi servono anche per stilare una classifica delle scuole, successivamente, verranno assegnati agli istituti che hanno ottenuto un maggior risultato dei finanziamenti, ovvero le briciole. Ecco il nucleo della situazione.

Le scuole vedono come un miraggio questi soldi, dato che dei veri finanziamenti mancano da un bel po’, ma qualcuno potrebbe dire che l’ex governo Letta ha stanziato 400 milioni all’istruzione pubblica, in effetti è vero, il vero problema è che questi sono ovviamente insufficienti considerando i 10 miliardi di tagli effettuati alla scuola pubblica dal 2008 ad oggi. Questi test, creano una selezione di classe tra le varie scuole e tutto questo si ripercuote su noi studenti, perché alla fine si finisce col premiare chi ha già e col togliere a chi ne avrebbe bisogno e non solo, mentre si parla tanto dell’integrazione nelle scuole, le invalsi vengono escluse per i disabili. I professori nel frattempo osservano tutto ciò con rassegnazione, alcuni spirano al successo della propria classe come se fosse un modo per farli sentire realizzati, altri provano a parlare e a condannare questo metodo che butta giù tutto il lavoro e l’educazione da loro insegnata in un anno di scuola, ci provano, ma sono coperti dall’onda delle invalsi. Buona Gara.

Antonio C.

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