Congresso Cgil, Gli interventi di Landini e Cremaschi: “I lavoratori ci chiedono un sindacato indipendente” di fabio sebastiani

Al congresso della Cgil non è stato solo il giorno della spaccatura della maggioranza con la presentazione della “lista 3%” da parte di Landini, che si è andata ad affiancare all’opposizione di Cremaschi, che è riuscito anche lui, leader del documento “Il sindacato è un’altra cosa”, ad ottenere il numero di firme necessario. Oggi è stato il giorno dei loro interventi.
Entrambi hanno centrato con nettezza e precisione i temi all’ordine del giorno. E, va sottolineato, anche con una certa enfasi. Anzi, si è trattato di due interventi accorati il cui obiettivo è stato quello di parlare proprio alla platea senza risparmiare verità scomode e analisi crude della realtà.

Landini: “Non c’è più tempo. Dobbiamo metterci in gioco”
Verità messe in fila una per una dal segretario della Fiom che ha ricordato aprendo il suo intervento l’origine unitaria del congresso, via via consumata da una serie di passaggi affrontati da Camusso “a colpi di maggioranza”, a cominciare dall’accordo del 10 gennaio. Non è così che si costruisce il sindacato del futuro. Anche perché, ed è stato questo uno dei punti in comune con l’intervento di Cremaschi, non si è forse ragionato sul disastro del presente. Secondo Landini il sindacato del futuro si costruisce nell’unità dei lavoratori e il primo strumento è la democrazia. Facile no? Certo, se ci fosse una Cgil meno legata a schemi predeterminati, come nella vicenda della Fiat, per esempio, rispetto alla quale Landini non fa mistero di non aver tollerato l’assordante silenzio della leader della Cgil. Oppure sul nodo dei rapporti con il Governo, rispetto al quale, come sembra sottolineare Landini, forse ci si è presentati troppo deboli e remissivi, sicuramente non avendo fatto tutto quello che c’era da fare sul piano delle mobilitazioni. Insomma, va bene riproporre l’obiettivo delle pensioni, come ha detto Camusso, ma non ci si può scordare che i lavoratori hanno presente ciò che la Cgil “non ha fatto” quando a legiferare era Monti. Alla desindacalizzazione imposta da Renzi va risposto con il consenso dei lavoratori al sindacato. Ovvero, il tema dell’indipendenza. “Non c’è più tempo”, dice Landini in chiusura del suo intervento. Non c’è più tempo di affrontare i nodi con la solita liturgia sindacale. Occorre “mettersi in gioco”. Per il leader della Fiom l’aver rinviato alla conferenza di organizzazione del 2015 la discussione sul rinnovamento interno e’ un errore: “Questi tempi non ci sono piu’, non abbiamo quel tempo. Gli operai- aggiunge- rischiano la vita: la domanda e’ se ognuno di noi e’ pronto a mettere la nostra vita in gioco per loro”.

Cremaschi: “Un sindacato veramente indipendente”
Anche per Cremaschi il tema principale in Cgil è quello dell’indipendenza. Altrimenti si rischia di raccontare un paese che non esiste. Non esiste un paese, dice Cremaschi che prende 80 euro e poi non si vede tagliare i servizi all’interno di una “redistribuzione che paghiamo con le nostre tasche”. Non esiste un paese che crede davvero che l’accordo del 10 gennaio metta davvero in discussione qualcosa. “Non ci sarà nessuna estensione dei diritti ma solo l’ennesimo isolamento delle Rsu che non sono d’accordo”, dice. Per Cremaschi la Cgil deve affrontare il tema del suo ruolo rispetto agli altri sindacati (“con Bonanni e Angeletti non si va da nessuna parte”), al Governo, a Confindustria e arrivare a una vera unità interna. C’è il rischio vero che la gestione interna del dissenso arrivi a una balcanizzazione. Cremaschi ricorda le “alterazioni, falsificazioni e problemi rispetto ai dati delle assemblee di base” e la “soglia di sbarramento” per entrare a far parte del Comitato direttivo nazionale della Cgil. Un’ultima frecciata Cremaschi se la riserva per la brutta vicenda dell’ospitalità concessa a Moretti, ex amministratore delegato di Trenitalia. Al congresso della Cgil è stato fatto parlare ma è stata negata la parola ai famigliari delel vittime della strage di Viareggio, che vede Moretti sul banco degli imputati. Un vero e proprio sgarbo doppiamente grave perché Moretti ha licenziato un delegato Cgil che aveva prestato la sua assistenza ai famigliari.

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