Il sindaco di Pisa Filippeschi contro Rodotà, pericoloso conservatore

Con una nota pubblicata lo scorso 4 aprile sul sito pisainformaflash è stato possibile apprendere che il sindaco di Pisa, Marco Filippeschi, si è ufficialmente arruolato nelle file degli “innovatori”: è stato insomma folgorato sulla via di Firenze, ed ha adottato in tutto e per tutto il nuovo Vangelo renziano: e così, ad esempio, non esistono più destra e sinistra, ma solo conservatori ed innovatori [Renzi nella prefazione a Destra e Sinistra di Bobbio].

Possiamo qui prescindere dalla debolezza enorme – dilettantismo o furbizia? – della divisione del mondo in conservatori ed innovatori: ma ci si chiede, quale sarebbe la direzione delle innovazioni?, quella fatta di austerità, privatizzazioni e sindaci-sceriffi o un’altra?

Non si può invece restare in silenzio, se il sindaco Filippeschi, liquidando la delicatissima questione costituzionale del bicameralismo perfetto come una “palla al piede”, arriva perfino a chiamare a “fare una battaglia anche dal basso, perché ci sono tanti conservatori che si stanno mobilitando per intralciare” un progetto così profondo di revisione della Carta come quello paventato dal Governo. Filippeschi continua individuando in Stefano Rodotà il capo di questi pericolosi conservatori.

Ebbene, mai come in questi casi bisognerebbe ricordare al sindaco Filippeschi che occorre contare sempre fino a dieci prima di dare fiato alle trombe. Parlare nei termini da lui impiegati di un gigante del diritto e della cultura italiana come Rodotà denota non solo mancanza di rispetto, ma fa sospettare una certa ignoranza di quella che è stata, sempre, l’enorme portata di innovazione che le riflessioni di Rodotà hanno regalato all’Italia.

Ciò è tanto più vero, se si pensa che i pericolosi conservatori contro i quali Filippeschi chiama alla battaglia hanno segnalato semplicemente il grave pericolo di derive autoritarie, che questa fase politica ha reso palese. Ma non è forse autoritario cambiare la struttura della Costituzione senza promuovere un grande processo di informazione e dibattito pubblico? Non è forse da veri berlusconiani mentire sapendo di mentire, affermando (in un Paese con una legislazione a dir poco ipertrofica) che il problema dell’Italia, oggi, è l’impossibilità di decidere?

Stefano Rodotà non ha certo bisogno di difensori: egli stesso ha chiarito che le reazioni scomposte delle file renziane, nei confronti di chi vorrebbe come minimo discutere del futuro costituzionale del Paese, dimostrano solo insicurezza.

Certo che, però, è notevole vedere come un neofita del renzismo, quale Marco Filippeschi, abbia in così breve tempo appreso i contenuti ed i metodi del “nuovo corso”. Addirittura impressionante leggere di chiamate alla mobilitazione, da parte di un sindaco che nel proprio territorio ha spesso considerato anomalie da sopprimere le richieste di partecipazione dal basso che vengono dal tessuto cittadino: ultime in ordine di tempo quelle degli attivisti del Distretto 42 e di tanti abitanti del quartiere San Martino.

Ci si aspetterebbe di più e di meglio dal primo cittadino di una città così vivace come Pisa. Sarebbe ad esempio un bel segnale se il sindaco Filippeschi promuovesse nella propria città un dibattito pubblico su Costituzione, partecipazione, democrazia.

E invece oggi Pisa pare lontana anni luce dalle vere innovazioni, come il recente lancio da parte della Giunta Accorinti a Messina di un laboratorio per i beni comuni e la partecipazione.

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