“Non c’è gusto in Italia a a essere intelligenti (seguirà il dibattito)”

La fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo.
Il sesso è peccato… farlo male.
Si dice che una volta toccato il fondo non puoi che risalire. A me capita di cominciare a scavare.
Toccatevi, perché l’amore è cieco.
A volte il fumo è molto meglio dell’arrosto.
Dio c’è ma ci odia!
Se uno si impegna, può stare male ovunque.
Fai bene a lasciarmi, anch’io fossi in me mi lascerei.
Nella vita è importante che gli altri ti vengano incontro, così sai da che parte spostarti.
Se sei muto ridi con gli occhi, se sei cieco ridi con la bocca. Se sei muto e cieco c’è ben poco da ridere.
Mangiate merda: miliardi di mosche non possono avere torto!
Se c’è una cosa che non sopporto è la presunzione di chi crede di essere
migliore di me.

Il ribelle se n’è andato. È arrivata questa mattina la notizia della scomparsa di Roberto ‘Freak’ Antoni, leader e storico fondatore degli Skiantos, il leggendario gruppo demenziale che fu l’interprete musicale del ’77 bolognese, che ne incarnò più di ogni altra cosa lo spirito irriverente, iconoclasta e punk. Era ricoverato nell’ospedale di Bentivoglio, in provincia di Bologna. L’ultima volta che si è esibito in concerto è stato il 29 dicembre scorso all’American Soul di Offida, in provincia di Ascoli Piceno.

La notizia lascia sgomento ed amaro in bocca, nonostante da tempo si fosse a conoscenza della sua malattia: il suo amore così tenace per la vita lo aveva spinto a continuare a salire sul palco a dispetto dei numerosi interventi che lo avevano fiaccato. Nel corpo, ma non nell’anima. Tanto che tutti attendevano con ansia una futura reunion del gruppo, dopo le dichiarazioni del chitarrista degli Skiantos, Fabio Dandy Bestia Testoni, rilasciate qualche settimana fa al Fatto. Era pace fatta ormai tra Roberto e i suoi compagni di sempre, dopo la separazione il 12 aprile 2012 e la nuova strada musicale che Freak aveva intrapreso come solista e a fianco della compagna, la pianista Alessandra Mostacci.

I messaggi di cordoglio affollano in queste ore il web. Roberto Antoni avrebbe compiuto 60 anni il prossimo 16 aprile: con lui Bologna perde un pezzo della sua storia, quella più bella, più viva e insieme tragica, quella del ’77, della contestazione studentesca, delle radio libere e della fantasia al potere. I concerti degli Skiantos ne diventarono fin da subito il rituale dionisiaco e liberatorio, tra lanci di verdura e spaghetti cucinati sul palco. Il loro stile ironico e surreale li fece immediatamente diventare un gruppo di culto: la sottile intelligenza di Freak e la sua ironia sempre sul filo della malinconia lo avevano portato a diventare amico di altri grandi bolognesi dell’epoca, da Gianni Celati col quale si era laureato al Dams nel 1978 con una tesi sui Beatles, ad Andrea Pazienza.

Nel 2001 aveva partecipato a Paz!, il film di De Maria dedicato al grande fumettista. Nel 2012 dopo 35 anni lo scioglimento burrascoso all’apparenza, con il gruppo, anche se il legame con i suoi compagni di avventura non si era mai realmente spezzato. Nel 2013 aveva partecipato alla festa del Fatto Quotidiano: con la consueta ironia aveva rivendicato il suo orgoglio per i 35 anni di ininterrotto insuccesso degli Skiantos, “per preparare i ragazzi” aveva detto “al fatto che la vita è una grande fregatura”.

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