BRUCE SPRINGSTEEN PER PETE SEEGER

Nel 2009, in occasione del novantesimo compleanno di Pete Seeger, un concerto all-star di festeggiamento e omaggio alla sua persona fu organizzato al Madison Square Garden di New York. Ne seguirà un altro sicuramente ora che è scomparsa questa figura monumentale per la canzone di protesta, non solo a stelle e strisce, ma da quello show arriva l’intervento di Bruce Springsteen che potete vedere qui in alto. Lo stesso Springsteen l’ha pubblicato ieri sul proprio sito ufficiale, piuttosto che scrivere un nuovo ricordo del musicista morto ieri a 94 anni: il Boss è fra i protagonisti della scena che più furono influenzati dalla vita e dal lavoro di Seeger. Non ci sembra esista un migliore omaggio – e insieme, una migliore spiegazione dell’importanza di Seeger, di questo:

Mentre io e Pete andavamo a Washington per la festa di inaugurazione del presidente Obama, mi ha raccontato la storia di We Shall Overcome. Come si è trasformata da canzone del movimento dei lavoratori e, con l’ispirazione di Pete, è stata fatta propria dal movimento per i diritti civili. Più avanti in giornata abbiamo cantato insieme This Land Is Your Land, e io ho guardato Pete e il primo presidente afro-americano seduto alla sua destra, e ho pensato al viaggio unico che ha condotto Pete fino a qui. Io stesso sono cresciuto durante gli anni Sessanta durante il periodo delle rivolte razziali e quel momento già a me sembrava incredibile, ma Pete aveva altri trent’anni di lotta e di vero attivismo sulle spalle. Era così felice quel giorno. Tutti gli dicevano “Pete, sei durato più a lungo di tanti bastardi!”. È stata una bella giornata. Alle prove, il giorno prima, si ghiacciava, eravamo a dieci gradi sotto zero, e Pete c’era. Aveva su una camicia di flanella. E io gli ho detto, “Amico, meglio che tu abbia altro addosso oltre quella camicia, e lui mi ha detto ‘Come no, ho anche i miei longjohns’ (i mutandoni a tutta gamba visti in decine di film western, ndri)”.

Poi gli ho chiesto come voleva approcciare This Land Is Your Land. Sarebbe stata suonata verso la fine della giornata, e mi disse solo, “Beh, so che vorrei cantare tutti i versi, tutti quelli scritti da Woody, specialmente quelli che vengono sempre tagliati: quelli sulla proprietà privata e il relief office (la struttura che durante la Depressione del 1929 aiutava le persone più in difficoltàndri)”. E lì ho pensato, Ma certo, del resto questo è quanto Pete ha fatto per tutta la sua vita. Lui canta tutti i versi, tutto il tempo, specialmente quelli che ci piacerebbe lasciare fuori dalla nostra storia come popolo. A un certo punto della sua vita, Pete Seeger ha deciso che sarebbe stato il reminder vivente di tutta la storia degli Stati Uniti. Che sarebbe stato un archivio umano della coscienza e della musica americana, la prova del potere delle canzoni e della cultura nel muovere in avanti la storia, nello spingere gli eventi americani verso una risoluzione più umana e giusta. Ha deciso che avrebbe avuto il coraggio e l’audacia di cantare a nome del popolo, e nonostante il suo aspetto benevolo, un po’ da nonno, Pete è una creatura di un ottimismo ostinato, provocatorio e anche un po’… cattivo. Dentro se stesso porta una durezza d’acciaio che fa a cazzotti proprio con quell’aspetto da patriarca e che gli consente di non arretrare mai davanti alle cose nelle quali crede. A 90 anni, rimane quella lama infilata all’improvviso nel cuore delle illusioni che questa nazione si fa su se stessa. Pete Seeger canta ancora oggi tutti i versi tutte le volte che deve, e ci ricorda dei nostri immensi fallimenti oltre a illuminare la via verso i nostri migliori angeli, verso l’orizzonte dove il paese che abbiamo immaginato e che amiamo speriamo ci aspetti.

E per di più Pete non esibisce queste qualità. Questo ruolo immenso è solo una cosa che gli è capitata. È una persona divertente, una persona eccentrica. Ora chiamerò Tommy, e la canzone che io e Tommy Morello stiamo per cantare l’ho scritta a metà degli anni Novanta, come inizio di una conversazione con me stesso. Stavo cercando di ritrovare i miei punti saldi. La sua ultima strofa è il bellissimo discorso di Tom Joad a sua madre alla fine di Furore. Dice: “Dovunque un poliziotto picchia un uomo/ Dovunque c’è un bambino affamato che piange/ Dove c’è una lotta contro l’odio e il sangue che riempiono l’aria/ Cercami mamma, io sarò lì”.

Beh, Pete è sempre stato “lì”.

Per me quel discorso è sempre stato di ispirazione. Per Pete, è semplicemente un modo di vivere. La voce narrante nella mia canzone cerca il fantasma di Tom Joad. Lo spirito che ha le palle e la forza per andare avanti, per combattere e vivere i propri ideali. Sono felice di dire che il vero spirito di Tom Joad è in carne e ossa con noi stasera. Fra poco sarà su questo palco, assomiglierà tanto a quel vostro nonno che indossa cappelli buffi e camicione di flanella. Assomiglia a quel vostro nonno che ancora può prendervi a calci nel culo. Questa canzone è per Pete.

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