Cucchi, Aldrovandi, Uva e tutti gli altri, morti nelle mani delle forze dell’ordine

Il 6 gennaio Riccardo Iacona su Rai Tre ha dedicato una puntata di Presadiretta ai Morti di stato: cittadini morti mentre erano in custodia delle forze dell’ordine. Stefano Cucchi e Federico Aldrovrandi sono solo i casi più famosi. Iacona ha raccontato anche le storie di Gabriele Sandri, Giuseppe Uva, Michele Ferrulli, Stefano Brunetti e Riccardo Rasman.

“Quando per esempio una madre deve piangere il figlio ucciso a colpi di manganello e a calci da quattro poliziotti, come è successo a Patrizia Moretti, la mamma di Federico Aldrovandi. Quando per arrivare alla verità, come vi faremo vedere stasera la mamma di Federico ha dovuto bucare un muro fatto di omertà, bugie, tentativi di depistaggio, messi in atto da uomini dello stato, che dovrebbero, al posto di coprire gli abusi , contribuire all’accertamento della verità. Quando, una volta condannati gli uomini delle forze dell’ordine per abuso e violenza e anche omicidio colposo ricevono pene basse e spesso tornano in servizio. Quando infine i casi come quelli di Federico Aldrovandi si moltiplicano in tutti questi casi non sono solo in gioco solo le tragedie di singole famiglie, qui si tratta della democrazia, non è più solo un fatto privato”, ha detto Iacona all’inizio della trasmissione realizzata in collaborazione con Giulia Bosetti.

Federico Aldrovandi è morto all’alba del 25 settembre 2005 a Ferrara. “Deceduto durante un controllo di polizia”: era questa la versione ufficiale. Il caso sarebbe andato verso la sicura archiviazione se non ci fosse stata la madre di Federico, Patrizia Moretti, che per anni si è battuta per fare emergere la verità. La verità della violenza contro un ragazzo che è stato percosso fino alla morte. Se non fosse stato per la battaglia della madre il caso sarebbe rimasto ignorato da tutti.

Il caso di Federico Aldrovrandi è già stato raccontato da un documentario del 2010 di Filippo Vendemmiati È stato morto un ragazzo.

Tra i casi raccontati da Iacona c’è poi quello dell’omicidio di Riccardo Rasman, un disabile psichico di Trieste, picchiato e asfissiato da tre poliziotti che il 27 settembre 2006 fecero irruzione nel suo appartamento perché i vicini lo avevano accusato di tirare petardi dalla finestra. I tre agenti sono stati condannati in via definitiva nel dicembre del 2011 a sei mesi per omicidio colposo.

Come i processi per mafia. “Quando tu queste storie le vedi dalla fine ti rendi conto che è difficilissimo stabilire le responsabilità personali. Scatta un meccanismo di copertura che coinvolge l’intera scala gerarchica. È comprensibile che gli agenti imputati si difendano, quello che invece è meno comprensibile, e qui c’è un elemento di patologia del sistema, è che queste relazioni di servizio, che poi si scoprono false, vengano subito avallate nella scala gerarchica. Per cui c’è subito una conferenza stampa del questore. Scatta questo meccanismo di copertura che va avanti fino alla fase processuale”, afferma Riccardo Iacona intervistato da Silvia D’Onghia del Fatto quotidiano. “L’avvocato che noi abbiamo intervistato in diretta, che si chiama Fabio Anselmo, uno di quegli avvocati che se li sta facendo tutti questi processi. Ha fatto Cucchi, ha fatto Aldrovrandi, ne ha fatti tanti altri. Dice che questi processi sono processi difficili tanto quanto quelli di mafia. Allora la parola è questa: è omertà”, ha detto Iacona.

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