#500 SCHIAVI ECCO COME IL GOVERNO LETTA NAPOLITANO VUOLE I GIOVANI LAUREATI

Il decreto Valore Cultura del governo TANO NAPOLI E LETTA con la partecipazione del ministero per i Beni culturali e del turismo ha bandito posti per 500 giovani stagisti.

Il bando prevede di selezionare 500 under 35 per inventariare e digitalizzare il patrimonio culturale, a titolo di formazione, per un anno e per un totale 5mila euro lordi . Mi raccomando non chiamatelo stipendio, ma indennità casomai questi potessero abituarsi all’idea di un salario-stipendio anche da fame.

E’ un vero e proprio insulto alla dignità del lavoro. Dal bando pubblicato dal Ministro dello schiavismo per accedere a questi 5000 euro lordi devi avere massimo 35 anni, un diploma di laurea conseguito con 110/110, certificazione internazionale delle competenze linguistiche di livello b2 di lingua inglese, esperienza professionale.

Nel bando viene spiegato che il programma formativo non costituisce e non dà luogo alla « costituzione in alcun modo di un rapporto di lavoro subordinato», specifica che «l’impegno orario settimanale del giovane da formare dovrà essere definito in modo coerente con l’orario adottato presso l’istituto e il luogo della cultura individuato» e «non potrà essere inferiore alle 30 ore settimanali e superiore alle 35 ore settimanali».

Se facciamo una media di 140 ore mensili, il conto è: 3 euro all’ora. Una cifra  ridicola questi 416 euro mensili.

Ecco la lettera che è stata indirizzata all’esponente del PD ma sarebbe stato più opportuno indirizzarla a TANO – NAPOLI, LETTA ENRICO e SACCOMANNI FABRIZIO.

Onorevole Ministro Bray,

Le scriviamo dopo aver letto il bando riguardante i 500 “giovani” stagisti che il Mibact, da Lei guidato, si appresta ad accogliere nel prossimo anno: sì, “giovani” è scritto tra virgolette, perché ritenere tali, uomini e donne di 35 anni è tipico di un paese arretrato e ottuagenario come l’Italia.

Nel resto d’Europa e del mondo a 35 anni si è già direttori di banca, professori universitari, presidenti del consiglio; abbiamo mutui (quando ce li concedono), famiglie e figli, una formazione con cui se solo avessimo un po’ di coraggio, sfonderemmo in qualunque altro paese.

Eppure restiamo qui, illusi di poter essere rispettati semplicemente svolgendo la nostra professione, in un Paese che potremmo rendere migliore con le nostre capacità. Invece oggi siamo ancora una volta offesi ed umiliati da un sistema politico che ci vorrebbe rendere suoi clienti con una elemosina come quella contenuta in questo bando: 5000 euro per lavorare un anno intero, 30-35 ore a settimana! E poi, vista la grave crisi che affligge il nostro settore, tra un anno quei 500 “giovani” saranno di nuovo a bussare alle porte di qualcuno per chiedere di estendere il contratto ancora per qualche mese o essere assunti ope legis, novelli miracolati di un paese che non ha intenzione di cambiare passo.

Eppure quei 2.500.000 di euro potevano essere investiti in modo serio e lungimirante per finanziamenti alle startup, per borse di studio, corsi di aggiornamento, nuove assunzioni (assunzioni, non stage) nei ruoli tecnici del Ministero, sostegni alle imprese sane, strangolate dalla mancanza di un mercato stabile e dall’inutilità di investire in innovazione e personale, tanto gli appalti li vincono, rigorosamente al massimo ribasso, i soliti noti.

Dai dati che stiamo raccogliendo col progetto europeo Discovering the Archaeologists of Europe, risulta che il 60% degli archeologi ha dichiarato meno di 10000 euro nell’ultimo anno: a Luglio denunciavamo le condizioni di sfruttamento di alcune società private che pagano 40-50 euro lordi al giorno un archeologo specializzato e ora scopriamo che il Ministero ha in programma di pagarli circa 20 euro lordi al giorno…

L’Italia, che fieramente e ipocritamente citiamo come il paese del 60% dei Beni Culturali mondiali, non ha bisogno di spendere 2.500.000 di euro per il Portale Nazionale della Cultura Alimentare: la Cultura ha bisogno di regole precise e valide per tutti, di competizione sana tra aziende sulla base della qualità di ciò che offrono, di un patto serio tra pubblico e privato per il rilancio di un settore che attende da 20 anni la ratifica della Convenzione di Malta e da ancora di più il riconoscimento delle professioni dei Beni Culturali.

Siamo lieti che come ministro sia riuscito a reperire dei fondi per il MiBACT, ma per decidere dove investirli non parli solo con alti dirigenti o professori universitari: ascolti i professionisti che lavorano senza alcuna tutela ogni giorno su scavi, musei o magazzini; ascolti i funzionari delle soprintendenze periferiche, che spesso a proprie spese controllano e proteggono il nostro patrimonio e il territorio dagli scempi e dal cemento; ascolti i ricercatori precari che, spesso allontanati dal mediocre barone di turno, continuano a studiare nonostante si vedano passare davanti amici di amici. Se questa doveva essere l’iniziativa di spicco per la Cultura, non possiamo che trarre un bilancio deludente del primo anno di Governo: avremmo preferito che si facessero pochi passi se il budget non lo permetteva, o che si riconoscesse con onestà che in questa fase non era possibile prendere nessun provvedimento; sarebbe stato comunque meglio che umiliare in questo modo professionisti che, nonostante i tagli e le ristrettezze economiche, hanno consentito fino ad oggi a questo paese di difendere e conoscere il proprio patrimonio.

Alessandro Pintucci
Presidente Confederazione Italiana Archeologi

iNTANTO SU TWITTER SI RACCOLGONO FIRME #500SCHIAVI

sfsfsf

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...