PRONTO? SONO ANNA MARIA

a cura di COLIN WARD (Special Guest: Pippo il Patriota)

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LE TARANTELLE DI NONNA PINA
Si oscura la vallata, c’è Matt Renzie in picchiata. Jo Condor Letta ha solo più poche ore a disposizione per convincere Nonna Pina Cancellieri a farsi da parte ed evitare che un voto congiunto grillini-renziani gli spedisca a casa il guardasigilli, umiliando il governo tutto. Il Rottam’attore ieri sera ha travolto Fabio Fazio sostanzialmente autointervistandosi a “Che tempo che fa” e sulla ministra “a disposizione” dei Ligrestos è stato secco: se ne deve andare senza tante storie o cavilli. Adesso vediamo che farà quel sughero democristiano di Lettanipote, che con la Giuseppa Idem fu tanto inflessibile.
Qui però ha indugiato parecchio perché c’è di mezzo Re Giorgio, grande sponsor di Nonna Pina. E ora rischia di pagare un prezzo politico e di immagine altissimo al suo competitor Renzie.
La Repubblica dei renziani rifila all’inquilino di Palazzo Chigi un titolone a tutta prima: “Renzi: ‘Cancellieri si dimetta’. Il Guardasigilli in bilico. Mozione di sfiducia anche da Civati. Cresce tra i democratici il numero di chi vuole che il ministro lasci. Fassina: ‘Il rapporto si è incrinato’. Domani l’assemblea del gruppo” (p. 1).
Sul Messaggero, retroscena di Palazzo: “La linea Letta: se indagata passo indietro inevitabile. Palazzo Chigi cauto su Cancellieri, un avviso di garanzia sarebbe però dirimente. Massima prudenza anche sul Colle ma per il dopo già si parla di Vietti. ‘In caso di novità qualunque decisione verrà comunque presa d’intesa con il Quirinale”. Resta l’obiettivo di scongiurare un rimpasto che potrebbe aprire scenari non controllabili” (p. 5).
Butta giustamente la palla in campo nemico il Giornale di Sallustioni: “Il caso Cancellieri. Pd, agguato a Letta. Il partito sostiene la Guardasigilli. Ma Renzi e Civati sono pronti a sfiduciarla. Per andare al voto” (p. 1). E “l’asse Letta-Colle è già in moto. Vietti il favorito per la Giustizia. Spunta pure Amato. Ma non si esclude il ricorso al tecnico ‘jolly'” (p. 2).
VELINE & VELENI
Ieri la Stampa l’ha combinata grossa, con un incredibile articolo in cui si denunciavano “cinque scorrettezze” della procura di Torino a danno di Nonna Pina e dando voce ad anonime fonti di Via Arenula. Al di là della comprensibile reazione per i tanti buchi presi proprio in casa da Repubblica, il dato grave è che se ne ricavava la minaccia di un’ispezione ministeriale negli uffici diretti con disciplina militaresca dal duo Maddalena-Caselli.
Su Repubblica, Ottavia Giustetti e Paolo Griseri rispondono così: “Trentasei ore per decidere, tra le pressioni e qualche velata minaccia proveniente dalla capitale. C’è un’unica finestra temporale a disposizione della Procura di Torino per scegliere come trasmettere a Roma le carte dell’affaire Cancellieri: se con il ministro indagato oppure no. Il tempo scade domani” (p. 1). E Nonna Pinna affida a Liana Milella una prudente presa di distanza dal pezzo di ieri della Stampa: “Proteste sull’operato dei pm? Non è acqua del nostro mulino. Sciocchi sì…ma fino a un certo punto” (p. 3).
La Stampa dell’americano Mariopio Calabresi si cosparge il capo di cenere pubblicando per esteso a pagina 3 una lettera del procuratore generale Maddalena (“Noi corretti fino in fondo”), ma soprattutto ospitando una lunga articolessa di Carlo Federico Grosso che inizia così in prima pagina: “La notizia, pubblicata ieri da La Stampa, secondo cui ambienti del ministero della Giustizia riterrebbero che la Procura della Repubblica di Torino abbia commesso irregolarità nella gestione della vicenda Cancellieri mi ha lasciato interdetto”. Caspiterina, che difesa d’ufficio! E per chi non lo sapesse, oltre che professore, Grosso è anche il più famoso penalista della città (tra l’altro è il difensore di Repubblica). Così vanno le cose a Torino, città di incroci magici.
Forse ha ragione il Corriere della Sera, che in una ricostruzione molto attenta della vicenda scrive: “Il verbale della Cancellieri si chiude così. Non ci sono domande. Il magistrato non chiede, il ministro non precisa come e in che modo ha risposto (ad Antonino Ligresti, ndr). Quella indeterminatezza potrebbe mettere al riparo il ministro dalle accuse di false dichiarazioni davanti all’autorità giudiziaria, e oggi viene considerata dagli stessi pm come uno scoglio difficilmente aggirabile (…) L’ipotesi delle false dichiarazioni, rese in un blando interrogatorio del quale non esiste traccia vocale, non sembra reggere” (p. 3).
Ecco, “blando interrogatorio” è una micidiale voce dal sen fuggita. E dice molto. Perché a Torino Nonna Pina non è certo stata trattata come un No Tav e perché il possibile reato di cui non si parla più, la concussione per induzione modello Berluska, semmai è stato commesso a Roma. Dove la giustizia notoriamente ha i suoi tempi.

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Un pensiero su “PRONTO? SONO ANNA MARIA

  1. “E’ tutto sotto controllo. Il ginocchio è sotto controllo. Il dolore è sotto controllo. Tranne altri, ma io sono sotto controllo. Gli altri perdono il controllo molto facilmente”.

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