FINTE BONIFICHE E INCHIESTE FASULLE Un articolo di A. Cinquegrani di settembre scorso

Il copione, tragicamente, rischia di ripetersi ancora una volta. Chi ha distrutto non solo non paga, non viene sbattuto in galera, non risarcisce per morti e danni incalcolabili. Ma finisce per farla franca, godersi il bottino e, caso mai, dare una mano per ricominciare. In Campania – e non solo – è ormai la regola che vige da un trentennio, da quel maledetto terremoto dell’80 che ha rappresentato il vero “bingo” per il decollo della Camorra spa, con ovvio contorno di politici, imprenditori di comodo, colletti bianchi.

Oggi, si rischia la stessa fine con la bonifica dei territori avvelenati dai Casalesi, il massacro scientifico e indisturbato di terre e acque a partire proprio da quegli anni grassi dove i clan hanno subito pensato bene di diversificare le loro attività, puntando le enormi liquidità acquisite col business post sisma in un settore facile facile: quello dei rifiuti, con tanto di trasporto, smaltimento illegale e la chicca dei pregiatissimi super tossici. Oggi Carmine Schiavone, cugino di Francesco Schiavone – alias Sandokan – ricostruisce quei mega business cresciuti e pasciuti non più – come s’è cominciato a ipotizzare già anni fa – nell’indifferenza delle istituzioni e dello Stato: ma con la sua complicità, grazie alla collusione (per far soldi sulla pelle della gente) di amministratori pubblici e “controllori”. Perchè qui è il nodo: come mai quelle prime verbalizzazioni di Schiavone, risalenti addirittura a quasi vent’anni fa e durate svariate anni, sono finite in ovattati cassetti? Come mai chi sapeva ha taciuto? Perchè forze dell’ordine e inquirenti si sono “assonnati”? Se dai “controllori” amministrativi (la super clientelare Arpac, per la quale anche oggi “tutto è sotto controllo”) e politici (sindaci, assessori e consiglieri comunali collusi sono la “regola”, visto anche l’alto numero di consigli municipali sciolti per mafia, in fase di scioglimento o sotto monitoraggio) niente ci si poteva aspettare, come mai solo poche mosche bianche – e a questo punto isolate – in toga hanno fatto qualcosa e per il resto il silenzio più assordante? Ancora: come è possibile che ora, oggi, a disastro avvenuto, i traffici continuino indisturbati, come denuncia l’oncologo Antonio Marfella, nell’ordine di quintali e quintali di rifiuti altamente tossici a zonzo senza controllo per la Campania e non solo?

Qualche esempio dal passato potrà tornare utile, oggi. Con i fondi per il dopo terremoto ’80, una delle opere più foraggiate con danari pubblici – sfiorando la stratosferica cifra di mille miliardi di vecchie lire – ha riguardato la bonifica dei “Regi Lagni”. Venne denunciato già allora: ma cosa c’entrava la bonifica di un territorio con i lavori per dar casa e infrastrutture ai terremotati? Nessuna spiegazione. Nella logica pomiciniana della spesa pubblica “allargata” – il dominus di lavori & appalti, allora, era ‘O ministro Paolo Cirino Pomicino, poi diventato titolare del Bilancio – anche quei lavori “rientravano” nel conto. Ma il bello (anzi il tragico) doveva ancora venire: perchè quei soldi, quelle palate di miliardi, vennero inghiottiti in lavori del tutto inutili, mal progettati e ancor peggio eseguiti, tali da deteriorare enormemente la già non brillante situazione preesistente. Ma quei lavori furono il vero colpo di grazia: cementificazione spinta, impermeabilizzazione forzata, una sfilza di macroscopici (e voluti) errori tecnici, tali da poter “creare” un successivo disastro alla prima consistente pioggia. Tra i progettisti spiccava la firma di un rampante ingegnere idraulico, Vincenzo Maria Greco, l’uomo ombra di Pomicino su tutto il fronte degli appalti pubblici (e oggi padre di Ludovico e Maria Grazia Greco, al timone della nuova corazzata del mattone, Impresa spa, partner gli storici amici del mattone, i Raiola). Già nel 1987 scriveva la Voce in un’inchiesta dal titolo “I miliardi nel fango”: “Cosa c’è dietro i Regi Lagni? Una storia di miliardi facili, facilissimi, di protezioni molto alte, di subappalti concessi dalle maggiori imprese napoletane ad un gruppo d’imprese anche in odore di camorra”. E, su quest’ultimo fronte caldo, fornivamo l’identikit di qualche subappaltatore eccellente, “come ad esempio Mario Natale, che tramite le sue ditte reinveste il danaro del clan Bardellino. Natale e Cristoforo Coppola sono inseparabili amici”.

La dinasty dei Coppola è passata alla cronache per un altro maxi scempio, quello di Pinetamare. Edifici monstre a ridosso del mare, del tutto fuorilegge: milioni di metri cubi di cemento abusivi, senza lo straccio di una licenza. E’ successo qualcosa? Qualcuno ha pagato il fio? Macchè: premiati con la “bonifica” – anche stavolta – i Coppola: e giù altri danari pubblici per un lifting allo scempio. Se non bastavano, poi, crediti facili – senza alcuna garanzia – dalle banche, la modica cifra di 25 milioni e passa, su cui da un anno ha acceso i riflettori la magistratura.

A proposito: sapete che fine hanno fatto tutti i processi per mega affari & scempi? Un colossale flop. Abortita addirittura in istruttoria l’inchiesta sull’affare Monteruscello, la Pozzuoli bis del dopo bradisisma nel 1983, la bomba pre tangentopoli che rischiava di compromettere l’escalation di tanta prima repubblica partenopea, i dc Pomicino, Scotti e Gava in pole position. Gran regista dell’affaire il già citato Vincenzo Maria Greco, spalleggiato dal portaborse scottiano Aldo Boffa, poi premiato con la poltrona di assessore alle acque e lavori pubblici. I pm di allora Luigi Gay (oggi a Santa Maria Capua Vetere), Paolo Mancuso (a Nola) e Franco Roberto (a capo della Direzione Nazionale Antimafia) vennero letteralmente stoppati dall’allora procuratore capo di Napoli Alfredo Sant’Elia, su espressa sollecitazione di Scotti. Non va meglio con l’inchiesta sui Regi Lagni, che avrebbe potuto facilmente portare alla decapitazione del sistema di portappalti riconducibili ai mattonari capaci di calamitare lavori pubblici grazie al politico di riferimento, lucrare e smistare subito al subappaltatore di camorra: dopo anni di indagini, faldoni al vento, solo piccole condanne per qualche trasportare di inerti. E i colossali danni ambientali prodotti? Pura fantasia, caso mai inventati da qualche giornalista ficcanaso. Stessa sorte subirà – tanto per cambiare – alla procura di Roma un’altra maxi inchiesta su appalti da Napoli in su e una sfilza di inquisiti eccellenti (tra cui i vertici dell’Icla, il primo amore mattonaro di Pomicino): montagne di carte e documenti al calor bianco (pm Pietro Saviotti, gip Otello Lupacchini) e soprattutto le connection di politici e imprese con mafia e camorra, finiscono in una bolla di sapone. Ma il crac più clamoroso è quello per il dopo sisma in Campania dell’80, con anni di indagini e 4 pm quasi a tempo pieno, coordinati da Arcibaldo Miller (che poi passerà a dirigere il pool di ispettori al ministero della Giustizia). Un continuo zig zag fra corruzione e concussione, perdendo di vista il capo d’imputazione più clamoroso: l’associazione a delinquere, perchè politici e imprenditori (come dagli stessi ammesso) erano “d’accordo” per spartirsi la torta degli appalti. Quindi un 416 grande come una casa; con l’aggiunta di un bis, vista la massiccia (e calcolabile nel 30 per cento circa dei colossali importi, il totale ha superato i 60 mila miliardi di vecchie lire, aggiunte successive escluse) e super attiva presenza della camorra, ignota solo ai pm che non dedicano 1 pagina 1 a 1 solo camorrista! Da guinness. Scontato l’esito: processo morto di prescrizione, cosa che il 416 bis avrebbe abbondantemente evitato. Ne volete un altro, di processo flop? Quello per la tragica frana di Sarno, quindici anni fa esatti, maggio ’98: una piccola condanna per il sindaco, frattaglie e via.

Ma chi aveva progettato la rete idrica di Sarno, costata la vita a decine di morti nel fango? In prima fila un colletto bianco del clan Galasso, l’ingegner Marco Cordasco, passato poi alle cronache per altri business, come i lavori per realizzare case popolari a Torino e l’acquisto del Kursaal di Montecatini, con la partecipazione straordinaria di Licio Gelli (già “attenzionato” dai Casalesi, via Francesco Bidognetti, alias cicciotto ‘e mezzanotte, per il business rifiuti). Cordasco si era fatto le ossa, come progettista, alla Imec di Castellammare, una sigla sulla quale aveva acceso i riflettori (sempre a proposito di dopo terremoto e rapporti politici-imprese) Giancarlo Siani, il cronista del Mattino trucidato dalla camorra (ma sui “mandanti a volto coperto” non s’è mai fatta luce). E per la realizzazione dei lavori “Canale Conte di Sarno” si era rimboccato le maniche un altro colletto bianco, l’architetto Alessandro Nocerino, riciclatore numero uno del clan Alfieri, e in ottimi rapporti con Vincenzo Maria Greco. Il quale – è il caso di dirlo? – a sua volta s’è poi tuffato nel business per la “nuova Sarno”, ossia per voltar pagina dopo il disastro, il salvatore dopo la tempesta.

Sarà lo stesso copione per la futura bonifica nella terra dei fuochi? Una torta gigantesca, ben superiore a quei 26 mila miliardi di lire che sarebbero appena bastati una ventina d’anni fa, secondo il racconto di Schiavone (che ritiene addirittura inutile la bonifica, per il tragico passar degli anni). Visti i precedenti c’è poco da stare allegri. E poi un dato. Si troveranno imprese attrezzate per i lavori e, soprattutto, “sane”? Le poche sane – a quanto pare – sono morte, trucidate stavolta non da colpi di lupara ma dalla crisi ammazza imprese. Chi è riuscito a sopravvivere, e caso mai a ingrandirsi, fagocitando le altre? Ovviamente chi ha liquidità. Chi può contare su ingenti capitali facili. Che non derivano dal profitto d’impresa, ma da altro. Capitali che – fino ad ora – non prevedono alcuna “bonifica”.

striscione2

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...