RE GIORGIO II NAPOLITANO LA RAGION DI STATO PERCHE’ I COSO LIGRESI CANCELLIERI DEVE ESSERE ARCHIVIATO

a cura di COLIN WARD (Special Guest: Pippo il Patriota)

1. L’OMBRELLO DI RE GIORGIO
Ragion di Stato batte eguaglianza e decenza due a zero. Come per la grazia agli agenti Cia implicati nel rapimento Abu Omar, o per il salvataggio del ministro kazako Angelino Alfanayev, il caso Cancellieri viene archiviato d’imperio con la decisiva regìa del Quirinale. Come in certi film muti, una serie di pupazzi ministeriali si sono mossi in maniera goffa e disarticolata, con le boccucce strette a culo di gallina, passando dal dramma alla farsa nel giro di poche scene.

Ma a tirare i fili della tragicommedia, sono stati coloro che preferiscono rimanere nell’ombra. Ovvero le manine misteriose che hanno fatto uscire le telefonate dei Ligrestos con Nonna Pina e quel Re Giorgio che ne ha azzerato d’imperio qualsiasi valore. Il fragile governino di Aspenio Letta, per ora, si salva ancora una volta e Renzie il Rottam’attore è costretto ad aspettare. Ma solo fino alla prossima puntata della guerra tra il partito dell’amnistia e dell’indulto, rappresentato dal Colle e dalla Protetta di via Arenula, e il partito delle procure della Repubblica fondata sulla libertà di manetta e di intercettazione.

Le impronte digitali del Colle sul salvataggio della Ministra d’Ingiustizia sono riportate in modo più o meno incidentale su vari giornali. Repubblica titola a tutta prima: “Il Pd salva la Cancellieri”, ma poi nel pezzo di Francesco Bei si legge: “Una giornata difficile, che sarebbe potuta finire diversamente se anche il Quirinale non fosse intervenuto riservatamente per aprire uno scudo a difesa del governo” (p. 3)

Più che uno scudo, un ombrello (vista la pochezza degli avversari in campo). Anzi, di fronte al pappaciccismo di Piddielle e Piddimenoelle, è bastato un semplice gesto dell’ombrello ai grillini.

Sul Corriere, padre Massimo Franco confessa: “Il problema è che le dimissioni della Cancellieri avrebbero avuto conseguenze che molti, per ragioni diverse, temono; e che il Quirinale vuole scongiurare. Anche perché dopo la Cancellieri sarebbe finito nel mirino politico il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni” (p. 2).

Poi passa la notista politica di Nonna Pina, Fiorenza Sarzanini, e ci racconta i sentimenti del Guardasigilli: “E’ andata bene, ma su di me tanto fango”. Con un finalino davvero toccante: “Questa mattina il ministro sarà ricoverata in ospedale per un’operazione alla spalla. La degenza durerà qualche giorno. Sa bene che fino alla votazione parlamentare sulla sfiducia individuale il caso non può definirsi chiuso. Ieri sera, lasciando il dicastero di via Arenula, la sensazione era che fosse davvero più serena. Ma nessuno ancora può dire se sia finita davvero” (p. 3).

Sì, forse non è finita davvero. Almeno a giudicare da quanto scrivono quelli del Cetriolo Quotidiano: “Ligresti: ‘Raccomandai la Cancellieri a Silvio’. Come previsto la maggioranza non soltanto salva la ministra dello scandalo ma le tributa pure una standing ovation. Critiche solo da 5 Stelle e Sel. Intanto gli interrogatori dell’inchiesta confermano il rapporto non soltanto ‘umano’ tra il finanziere pregiudicato e la Guardasigilli” (p. 1).
fabrizio saccomanni direttore big x

E infine ecco a voi il prode Giancarlo Caselli, che tra un’intercettazione telefonica e un’assoluzione a mezzo comunicato stampa, restituisce la tessera di Magistratura Democratica perché sull’agenda delle toghe rosse è stato pubblicato uno scritto di Erri De Luca “sui detenuti politici” (Repubblica, p. 11). Nessuna obiezione, invece, sui detenuti figli di amici o latitanti all’estero. In compenso, mano durissima con i No Tav. A fine anno dovrebbe lasciare la magistratura e chissà quale nuova, prestigiosa poltrona attende il nostro amato Bellicapelli.

2. NANO DECADENCE
Dopo aver spacciato il caso Cancellieri per un secondo caso Ruby, all’insegna del “che male c’è?” di regime, il Pdl si prepara alla prossima battaglia per l’incolumità del suo padrone. “Decadenza, si vota il 27 novembre. Il Pdl insorge, Berlusconi rilancia. ‘Napolitano è in tempo per la grazia’. Gelo al Quirinale: i paletti restano quelli del 13 agosto. Il Pd chiede di decidere la data e viene fissata dopo il voto dell’aula sulla manovra”. “Il Cavaliere pronto a spaccare tutto. ‘A queste condizioni non ci sto più'” (Repubblica, pp. 6-7).

Ci pensa il corazziere Marzio Breda, con la sua prosa moralista, a smistare il predicozzo di giornata in arrivo dal Colle: “E’ da tre mesi che il presidente della Repubblica cerca di ricondurre alla ragione la rincorsa politico-giudiziaria (e di sterilizzare le conseguenti febbri polemiche) sulla grazia a Silvio Berlusconi. Eppure i suoi sforzi per chiarire come stanno le cose, sgombrando attese improprie e interpretazioni interessate, non sembrano serviti a nulla” (Corriere, p. 6).

Sulla Stampa, il retroscena di Ugo Magri da Palazzo Pascale: “Alfano aveva appena rassicurato Berlusconi: ‘Non si vota la decadenza prima di gennaio, è sicuro’. Ma il Cavaliere frena i falchi. I lealisti attaccano Angelino per non aver saputo difendere le sorti del capo” (p. 10).

3. SIAMO UNO STATO DI NECESSITA’
La C.I. Merkel ordina: si paghi la seconda rata Imu. E noi siamo pronti a eseguire perché il governino di Lettanipote ha il culetto sporco sulle stime del Pil su cui si regge la legge di Stabilità. Come del resto ha prontamente notato l’Istat nei giorni scorsi, facendo venire uno sturbo a Saccomanno Saccomanni. Preoccupato il Corriere delle banche: “L’Europa gela Roma: meno crescita. ‘E attenti al taglio delle tasse sulla casa’.

La replica di Palazzo Chigi: previsioni in linea con quelle del governo. Ma il Btp Italia fa il record, chiusura anticipata. Draghi cauto sulla ripresa. Le stime divergenti derivano da una diversa lettura contabile dei pagamenti alle imprese” (p. 12). “Diversa lettura contabile” è meraviglioso. Ci intravedi tutta un’Italietta di ragionieri-acrobati e collegi sindacali con gli occhi iniettati di atropina.

L’analisi di Federico Fubini su Repubblica è impietosa: “Quel sì condizionato di Bruxelles e l’invito a riscuotere le tasse previste. La stagione delle verifiche europee è solo all’inizio: la prossima settimana finisce sotto esame la legge di stabilità. Ancora una volta la Commissione europea torna a esprimere dubbi sul mancato pagamento della seconda rata Imu. Con le nuove regole la Ue può obbligare l’Italia a rivedere in più di un punto la legge di stabilità. Rehn ha già espresso riserve” (pp. 12-13).

Sul Messaggero, tutta la pochezza di Via XX Settembre: “Imu, Saccomanni: ‘Non è facile trovare le risorse per la seconda rata’. Il ministro precisa in serata che la cancellazione si può fare. ‘Serve il consenso politico, più tempo passa e più sarà difficile” (p. 2). Già sulle barricate il Giornale di Paolino Berluschino: “Letta nel pallone. Tasse, cose da matti. Saccomanni choc: l’Imu può tornare a fine anno. E’ l’ennesimo inchino alla Ue che boccia la manovra. Ma in tre anni le imposte sulla casa sono già aumentate di 20 miliardi. Berlusconi: al governo solo alle nostre condizioni” (p. 1).

4. BORDELLO DEMOCRATICO
Per la serie “Avviciniamo la gente alla politica”, prosegue nel migliore dei modi il suicidio mediatico di massa del Piddimenoelle. Sul Corriere delle larghe intese, focus sulla periferia romana: “Nella sezione rossa tra urla, minacce e insulti omofobi. La faida al circolo pd di Casalbertone”. Mentre tra “Cuperlo e Renzi un nuovo fronte. Sospetti sui cartelloni per le primarie. L’obiezione: la campagna non spiega che si vota il segretario e non il premier” (Corriere, pp. 8-9).

In imbarazzo la Repubblica dei renziani: “Pd, allarme per il caos congressi. Sette segretari a rischio revoca. Epifani: così gli elettori scappano. E Bersani gela Letta: non ce la fa a rilanciare il Paese. Cuperlo insiste sullo stop alle nuove adesioni, Renzi invece è contrario”. Segue intervista all’ex para-guru di Uòlter Veltroni, Goffredo Bettini, per il quale “Questo tesseramento è una follia, ma adesso non lo si può bloccare. Iscritti quadruplicati in un giorno. Alla fine c’è stato un votificio e il partito si trasforma in un comitato elettorale” (p. 10).

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Un pensiero su “RE GIORGIO II NAPOLITANO LA RAGION DI STATO PERCHE’ I COSO LIGRESI CANCELLIERI DEVE ESSERE ARCHIVIATO

  1. «Art. 549. – (Contestata dichiarazione del terzo). — Se sulla dichiarazione sorgono contestazioni, il giudice dell’esecuzione le risolve, compiuti i necessari accertamenti, con ordinanza. L’ordinanza produce effetti ai fini del procedimento in corso e dell’esecuzione fondata sul provvedimento di assegnazione ed è impugnabile nelle forme e nei termini di cui all’articolo 617.».

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