UN’ALTRA DI DON VICIENZO DE LUCA “QUESTI DOVREBBERO FUCILARLI ALLA SCHIENA”

Le ultime 24 ore non devono essere state semplici per il sindaco-viceministro Vincenzo De Luca che ha incassato una sonora bocciatura dal governo – «deve dimettersi» è stata la risposta alle insistenti richieste di deleghe – mentre la Prefettura ha inviato al Viminale sul dossier sui ritardi di Palazzo di Città e sulla strategia adottata dal consiglio comunale per dilatare i tempi di decadenza del primo cittadino. E il nervosismo, ieri sera, era davvero salito alle stelle. Tant’è che De Luca, nel corso di un convegno sull’urbanistica, ha pronunciato una frase choc (riportata oggi dal Mattino). Il riferimento è a un programma del governo per le città. «Ho chiesto a un dirigente del ministero dove peraltro io sono impegnato personalmente (al dicastero alle Infrastrutture) quali siano le reali coperture economiche di questo fantomatico piano città per l’Italia – ha detto De Luca – mi è stato risposto che ci sono appena 32 milioni di euro. Ma questi dovrebbero fucilarli tutti quanti alla schiena. E’ impossibile lavorare in queste condizioni».
Recuperata la tranquillità, poca in verità, Vincenzo De Luca ha riproposto commenti meno esasperati ma sempre pungenti sul governo. «Ho sentito e letto molti gossip sulla vicenda che mi riguarda – ha detto – tra le ragioni vere del conflitto che io ho in atto c’è la ripartizione delle risorse. Centinaia e centinaia di milioni che devono essere stanziati per il Sud». Poi, dalla tribuna televisiva di Lira Tv, ha aggiunto sulla vicenda delle sue deleghe: «Come noto, la competenza è del presidente del Consiglio, che ha già accumulato 5 mesi di ritardo rispetto alle sue responsabilità. Aspetto di parlargli, ma senza angosce particolari: decida, trovi il tempo; per la verità avremmo dovuto incontrarci in settimana, ma poi non è stato possibile per diversi reciproci impegni, vedremo la prossima settimana. Le questioni restano di sostanza e riguardano gli orientamenti che ha l’azione di governo in relazione alla tutela delle fasce deboli e alla necessità di dare una spinta molto più convinta alla sburocratizzazione e agli investimenti. Su questo non ci siamo».

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