DENUNCIANDO ERRI DE LUCA è iniziata la campagna mediatica di criminalizzazione

Erri De Luca, scrittore e alpinista, sostiene che la resistenza civile della valle di Susa alla fine la spunterà contro tutti: poteri forti, economia, politica e grandi media che monopolizzano l’informazione. La montagna, dice l’autore, è una grande risorsa cui guardare per il futuro, da difendere come fa la valle di Susa, che combatte contro “stupidissimi e meschinissimi interessi economici”. di Giorgio Cattaneo

«L’epoca dei feudatari è finita, i sudditi non esistono più: qui ci sono cittadini». Parola di Erri De Luca, scrittore e alpinista, il 7 marzo ospite del Valsusa Filmfest e, nel pomeriggio, in visita al “presidio” No-Tav di Sant’Antonino, nel cuore della valle di Susa che si oppone da anni con grande tenacia al progetto di alta velocità ferroviaria fra Torino e Lione. «Questo è il motivo che mi fa dire che, qui, non passeranno. Non ce la faranno, a passare». De Luca ne è sicuro. La resistenza civile della valle di Susa alla fine la spunterà contro tutti: poteri forti, economia, politica e grandi media che monopolizzano l’informazione. «Qui c’è una popolazione che non vuol essere invasa da queste opere gigantesche e inutili». Opere che «non si possono imporre, quando c’è questa volontà popolare». La comunità valsusina dunque resisterà, anche se «la politica è diventata una branca minore dell’economia, un comitato d’affari», e i media «sono anch’essi asserviti, fanno parte anche loro della catena di comando che l’economia ha sottomesso: politica, informazione». Non tutto è perduto, però: «Esiste la possibilità di fare informazione indipendente, il monopolio dell’informazione non è così minaccioso: può essere sempre scalzato». Proprio l’informazione indipendente, dice De Luca, potrà costringere i grandi media a raccontare meglio la realtà di lotte sociali come quella in corso in valle di Susa. Alla fine, grandi giornali e televisioni «dovranno abbassarsi a informare», se saranno “incalzati” da un esercito di reporter indipendenti, armati di telecamere. De Luca condanna la violenza delle cariche della polizia che il 17 febbraio hanno causato due feriti a Coldimosso. «Mi spiace molto – sottolinea lo scrittore – che in quest’ultima macelleria sommaria che è stata fatta, con due persone – non ferite: massacrate, deliberatamente – non ci sia stata la possibilità di ricavare qualche piccolo filmato, qualche informazione». Lo scrittore cita il G8 di Genova: «Ci furono torture, ma in Italia non esiste il reato di tortura. I poliziotti colpevoli sono stati condannati per lesioni». Almeno, aggiunge De Luca, se c’è informazione può scattare la denuncia immediata, quindi «una messa sotto accusa di quelle prepotenze». Da Genova alla valle di Susa: «Quello che deve avere una lotta come questa è una moltiplicazione di fonti di informazione. E di riprese: dai telefonini alle telecamere, niente deve passare liscio, al buio. Il danno maggiore di quel massacro – dice, riferendosi alle violenze di Coldimosso – è che non sono circolate le immagini. Non deve più succedere». Intervistato da “Libre” per il format televisivo italo-francese “Alp Channel” (programmazione su web e satellite a partire da aprile), Erri De Luca – vicino al movimento No-Tav già dalla rivolta popolare del 2005, che fermò il primo progetto Torino-Lione – insiste sul valore della resistenza democratica delle popolazioni alpine, decise a difendere il proprio territorio dall’invadenza delle grandi opere. «Una popolazione alpina ha un rapporto molto più stretto con il suo territorio, con l’ambiente, con la montagna, con l’acqua, con l’aria, con il suolo sul quale lavora. E dunque ha un diritto maggiore di intervento. E merita più ascolto». La montagna, dice l’autore de “Il peso della farfalla” (capolavoro poetico, storia di un camoscio e di un cacciatore) è una grande risorsa cui guardare per il futuro, da difendere come fa la valle di Susa, che combatte contro «stupidissimi e meschinissimi interessi economici», da quando è l’economia a «dettare le leggi», che poi «la politica esegue», intascando «grandi affari», a beneficio di «quelli che ne approfitteranno». Secondo De Luca «bisogna riportare la politica al comando», come è avvenuto negli Usa: «Hanno eletto un presidente nero, uno che ha portato alla presidenza degli Stati Uniti delle idee e delle cattive intenzioni nei confronti dei profittatori economici. Da noi non è ancora successo, ma dovrà succedere».

Intanto il PDL e il PDmenoelle per interposta persona vogliono denunciare

Aveva detto che per fermare il Tav vanno bene anche le cesoie e i sabotaggi. Si era preso del «cattivo maestro». E adesso lo scrittore Erri De Luca verrà denunciato. Da Ltf, la società che sta preparando il passaggio del supertreno in Valle di Susa. Erri De Luca, romanziere, poeta, ex militante di Lotta Continua, è uno degli intellettuali e dei protagonisti della vita culturale italiana schierati a favore del movimento No Tav. Quelli di cui il procuratore Gian Carlo Caselli, nei giorni scorsi, aveva denunciato «il silenzio» rispetto alla «crescente violenza» degli attivisti. De Luca non si rimangia nulla: «Resto convinto che il Tav sia un’opera inutile e continuo a pensare che sabotarla sia giusto». E annuncia che il 5 ottobre tornerà in Valle, come tante altre volte, perché «la lotta deve continuare». Il cantiere di Chiomonte viene periodicamente investito da dimostrazioni No Tav. Iniziative che a volte debordano nella guerriglia, con sassaiole, bengala, fumogeni e petardi. De Luca aveva dichiarato che, a differenza di quanto pensano poliziotti e magistrati, «tagliare le recinzioni non è terrorismo» ma un’azione necessaria per farsi ascoltare. Parole che non sono piaciute ai vertici di Ltf, il cui staff legale sta preparando una querela per istigazione a delinquere, e nemmeno a politici come Osvaldo Napoli (Pdl) o Giuseppe Esposito (Pdl), vicepresidente del Copasir. Mentre a favore di De Luca intervengono Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione («Siamo tornati ai reati di opinione come sotto il fascismo»), i deputati del M5S, il sindacalista Giorgio Cremaschi. Il movimento No Tav difende lo scrittore ma nello stesso tempo si ritrova spaccato sulle iniziative dell’ala dura. L’occasione è l’ultimo degli attentati, quello del 30 agosto, alle ditte impegnate nel cantiere. Il sito Notav.info, la voce più ascoltata dai simpatizzanti, aveva preso nettamente le distanze ma è stato attaccato da un articolo (apparso sui network di area autonoma e anarchica) che si presenta come una vera e propria rivendicazione: «Negli anni, purtroppo, è spesso successo che atti individuali e di piccoli gruppi in appoggio alla lotta contro il Tav venissero stigmatizzati, anche attraverso notav.info, come provocazioni o, peggio ancora, come gesti di chi `non è della valle ne´ del movimento Notav». Frasi che confermano un sospetto germogliato da tempo fra gli investigatori: qualcuno, fra i No Tav, ha deciso di sganciarsi, lavorando al di fuori dei canali «ufficiali» per tentare un salto di qualità.

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