LE STRANE AMICIZIE DEI SOCIALDEMOCRATICI CON IL DITTATORE KAZAKO

Problemi di diritti umani? Quali problemi? i politici europei che fanno da spalla all’autocrate kazako

di Walter Mayr (da Spiegel On line International, 13 marzo 2013)

Gerhard Schröder nazarbayev

Ci sono socialdemocratici europei che si lasciano usare dall’autocratico leader del Kazakistan. Non solo patrocinano la causa del regime all’estero, ma lo sostengono in una disputa di famiglia con il suo genero. E cospicue somme di denaro stanno a quanto pare passando di mano.

Per gli attivisti dei diritti umani, il presidente kazako Nursultan Nazarbayev è un despota fatto e finito. Egli ha costruito una “dittatura postmoderna”, dice la Human Right Foundation con base a New York, “svaligiando le casse del paese di decine di miliardi di dollari per arricchirsi personalmente”. E secondo l’ultimo bollettino annuale di Amnesty International, egli controlla un sistema nel quale la tortura è ancora impiegata.

Per essere un tiranno, tuttavia, il signore del Kazakistan ha a sua disposizione alcuni insoliti avvocati: gli ex cancellieri tedesco e austriaco Gerhard Schröder e Alfred Gusenbauer, gli ex primi ministri britannico e italiano Tony Blair e Romano Prodi, così come l’ex presidente polacco Aleksander Kwaniewski e l’ex ministro degli interni tedesco Otto Schily. Tutti costoro sono membri nei loro paesi di partiti socialdemocratici.

prodi nazarbayev

Gusenbauer, Kwaniewski e Prodi sono ufficialmente membri dell’Intenarnational Advisory Board di Nazarbayev. S’incontrano spesso ogni anno – nella più recente occasione due settimane fa nella capitale kazaka Astana – e ciascuno di loro percepisce onorari annuali che raggiungono le sette cifre. Secondo la stampa britannica, l’ex primo ministro britannico Blair, pure lui advisor, riceve ogni anno compensi che possono arrivare a 9 milioni di euro (11,7 milioni di dollari). Schröder, per quanto lo riguarda, nega di essere membro dell’Advisory Board. Ciononostante, egli s’incontra di quando in quando faccia a faccia con l’autocrate venuto dalle steppe asiatiche, ed elogia il Kazakistan come un “paese internazionalmente riconosciuto e aperto”. Nel novembre del 2012, Schröder si congratulò col Kazakistan in quanto paese scelto per ospitare l’Expo 2017, che egli descrisse come il “prossimo passo verso la modernizzazione”.

Nazarbayev, ex capo del Partito Comunista in Kazakistan, aveva già governato la repubblica durante l’era sovietica. Nel 2010, egli fece passare una legge che lo nominava “Leader della nazione”, che lo rendeva immune da qualsiasi procedimento giudiziario e dal sequestro dei suoi beni per il resto della sua vita. Ciononostante, l’Occidente continua a corteggiare Nazarbayev. “I partners internazionali più importanti del Kazakistan non hanno saputo reagire a serie violazioni dei diritti umani”, dice Human Rights Watch. Il paese ha enormi risorse minerarie, inclusi petrolio, gas naturale, oro ed uranio, che lo rendono un assai appetito fornitore d’energia e il suo presidente un attore importante nel teatro internazionale.

UNA FAIDA FAMIGLIARE – IL 18 febbraio il nome di Otto Schily venne alla ribalta in un caso concernente il Kazakistan. Nella sua qualità di procuratore, egli chiese l’emissione di un mandato d’arresto per l’autoproclamatosi nemico pubblico N° 1 del paese, Rakhat Aliyev, l’ex genero del presidente, che era scomparso scappando a Malta. Nel suo nuovo libro “Tatort Österreich”, o “Luogo del crimine: Austria”, Aliyev critica il tentativo, attuato con l’aiuto di Schily, di montare il suo caso issandolo sul palcoscenico europeo.

Per anni Aliyev e Nazarbayev sono stati coinvolti in una faida nella quale è arduo tracciare una linea netta tra bene e male, anche se i lobbisti della causa kazaka provenienti dagli ex alti ranghi dei partiti socialdemocratici europei potrebbero permettersi di non essere d’accordo.

Aliyev è stato un intimo consigliere del presidente kazako. Ha servito come vicecapo dei servizi segreti, alto funzionario del fisco e ambasciatore in Austria. Ma soprattutto è stato il genero di Nazarbayev. Nel 2007 è caduto in disgrazia ed è stato condannato in contumacia a 40 anni di prigione per sequestro di persona e per tentativo di colpo di stato. E’ anche accusato di omicidio, tortura e riciclaggio. E’ al momento sotto inchiesta a Vienna e nella città di Krefeld, nella Germania settentrionale.

Aliyev non solo nega ogni accusa, ma di fatto accusa a sua volta il presidente di crimini gravissimi. Secondo Aliyev, Nazarbayev è colpevole dell’assassinio e della tortura di membri dell’opposizione, del furto di miliardi di dollari e del trasferimento di fondi in conti segreti all’estero. Fonti russe stimano gli asset della famiglia al potere sui 7 miliardi di dollari (5,4 miliardi di euro).

Ambedue le parti della faida famigliare stanno cercando di manipolare l’opinione pubblica. Da una parte il presidente, coi suoi illustri avvocati occidentali; dall’altra Aliyev, che segue il procedimento istruito contro di lui in Austria dal suo nascondiglio maltese. Dice allo SPIEGEL che egli è disponibile a presentarsi nei tribunali austriaci. Ma dice anche e prima di tutto della sua paura di essere oggetto di un sequestro. Ogni volta che ha la sensazione di essere seguito da qualcuno, egli lo fotografa e scarica le immagini su un dispositivo rigido.

In una conferenza stampa a Vienna in febbraio, l’ex ministro dell’interno tedesco Otto Schily disse che il fatto che Aliyev “potesse girare liberamente in Europa” era qualcosa di “macabro”, prima di fare una severa ramanzina, con uno stile tedesco assai imperiale, a quelle cui implicitamente si riferì come le deboli autorità austriache. Seduto accanto a Schily era Gabriel Lansky, visibilmente compiaciuto.

IN GINOCCHIO DAI KAZAKI – L’avvocato viennese è un mediatore politico in un gioco miliardario di Monopoli che ora si sta manifestando sulla scena europea. Sta facendo tutto quello che è in suo potere tutto per portare in tribunale Aliyev. Con le sue eccellente entrature nei partiti socialdemocratici e non solo, egli contribuì a garantire che il caso Aliyev fosse assegnato a Schily, in modo tale che esso fosse pure al centro dell’attenzione in Germania. Ma ciò che fu forse ancora più d’aiuto è il fatto che l’ex cancelliere austriaco Gusenbauer, un membro dell’Advisory Board di Nazarbayev, fu testimone di nozze al matrimonio di Lansky.

alfano kazzago

In risposta alle accuse di essere pagato per i suoi servizi direttamente col denaro dei forzieri dell’autocrate kazako, Lansky chiama a testimoniare i suoi onorevoli alleati. Per esempio, c’è un direttore in pensione della Europol law enforcement agency che gli fornisce a pagamento preziose relazioni.

Ha perfettamente senso che sia proprio Gabriel Lansky ad opporglisi con ogni trucco legale a suo disposizione, dice Aliyev ironicamente da Malta, spiegando che all’inizio degli anni novanta lo studio legale di Lansky rappresentava parecchie compagnie registrate in Austria strumentali nel gettare le fondamenta della fortuna di Nazarbayev.

Il complesso della disputa dinastica è difficile da sbrogliare, per i tedeschi non meno che per gli altri. Non desta sorpresa che il governo della cancelliera Angela Merkel stia tenendo un profilo basso sul caso, specialmente dopo la firma apposta, durante la visita di Nazarbayev a Berlino lo scorso anno, su contratti del valore di qualcosa come 3 miliardi di euro. Le relazioni tra i due paesi sono “così buone che difficilmente io le posso migliorare”, disse l’ambasciatore tedesco a Astana in novembre. Il Kazakistan, aggiunse, rifulge in conseguenza della sua “saggia guida politica” e della sua determinazione a non essere suggestionato dal “problema artificiale” dei diritti umani.

Il fatto che un diplomatico tedesco si pieghi davanti ai kazaki fino a tale punto è già abbastanza brutto, dice la deputata dei Verdi Viola von Cramon. Ma peggio ancora, sottolinea, è il fatto che politici come Schröder, Schily, Prodi e Blair si lascino coinvolgere nei giochetti di Nazarbayev. “Specialmente perché ora il suo regime è impegnato in un giro di vite. Ma grazie all’influenza dei lobbisti occidentali, poco di quello che succede oltrepassa i confini”, dice.

blair_nazarbayev

http://www.spiegel.de/international/europe/european-social-democrats-lobby-for-kazakhstan-autocrat-a-888428.html

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